Imola. Diamo conto, in queste righe, di una interessante conversazione con Domenico Olivieri, neo presidente di Legacoop Imola, ma ci piace partire da un concetto che, come i lettori potranno verificare, ha in parte dominato il colloquio.

Si tratta della crisi e della necessità, che per il nostro interlocutore in alcuni casi è inevitabile, di intervenire sul personale; subito dopo ha però aggiunto che: “le cooperative fanno fatica a ridurre il numero dei dipendenti”.

Ci sembra che qui ci sia anche l'essenza, pur in una fase difficile della qualità dell'essere cooperativa: si fa fatica a mettere a casa le persone che lavorano con e per te.

Abbiamo, dunque, cominciato a raccontare l'intervista dalla sottolineatura di questo concetto, perché spesso viene dimenticato e sarebbe oltremodo interessante comparare, ad esempio, i licenziamenti avvenuti nelle strutture cooperative in crisi con quelli messi in atto dalle altre aziende nelle stesse condizioni . E si scoprirebbe che è forse vero che, come dice Olivieri, “la cooperazione non sa presentarsi bene nel mondo dei media”.

La chiacchierata era iniziata, comunque, in altro modo ed eravamo partiti dai problemi connessi all'essere presidente Legacoop.

“Diciamo che sono favorevolissimo all'Alleanza, che già come vicepresidente avevo seguito tutto il percorso che ha portato al lavoro comune con Confcooperative ed ora si tratta di aumentare le occasioni per operare verso un obbiettivo ben definito, anche a livello nazionale.

Io ho cominciato a lavorare nel movimento cooperativo nel 2001, quando sono diventato presidente della Sacmi, e ho rapidamente verificato che il nostro mondo ottiene i risultati migliori quando era coeso e compatto. Non mi sento orfano di qualche famiglia storica”.

 

E il voto ha forse accelerato questo rinnovamento.

“Il voto ha sancito che non governerà più chi era al governo prima, anche in termini anagrafici. Ci sarà rinnovamento nei ruoli e nei posti di governo perché i cittadini hanno premiato chi ha proposto un modo diverso di stare al governo e di fare politica.

Anche il mondo cooperativo deve affrontare il tema del ricambio, a Imola siamo partiti e anche la composizione di Legacoop tiene conto di questa spinta. Il rinnovamento deve essere profondo, anche se l'elemento anagrafico non può essere l'unico elemento di distinzione”.

 

Adesso arriviamo al tema più difficile, la crsi di grandi aziende cooperative legate alla filiera dell'edilizia.

“E' ovvio che siamo concentrati su questi casi e sappiamo che il comparto delle costruzioni, con quel che succede a monte e a valle, è la parte della cooperazione che soffre maggiormente. I cali di fatturato ci sono e sono ormai insostenibili per le imprese.

Forse qualche numero aiuta a capire la dimensione della crisi.

Se prima della crisi c'erano, ad esempio, 150 grandi imprese, adesso il quadro è molto diverso. 50 non esistono più, altre 30/40 sono interessate a qualche forma di procedura di gestione delle difficoltà e solo 50/60 sono fuori dal cono d'ombra.

Molte imprese (soprattutto le nostre) cercano di resistere alla crisi, e con ritardo si interessano al tema dei costi, compreso quello del personale. So bene che per noi è molto difficile pensare a queste cose, ma non credo che il problema sia più rinviabile.

Quindi vediamo una Cesi in forti difficoltà, e a ruota abbiamo la 3elle. Nel settore dei serramenti fra Reggio Emilia e Cesena abbiamo cinque aziende e i fatturati sono diminuiti ovunque da un minimo del 30% ad un massimo del 50%.

Sono numeri che non lasciano margini, sarà difficile non prendere provvedimenti che non intaccano il personale e la ragione è semplice: non c'è più lavoro.

Aggiungo che a Imola abbiamo anche imprese cooperative che vanno bene, ma è naturale che la nostra attenzione sia focalizzata sulle aree di crisi.

Il rilancio del settore edile ha bisogno di forti investimenti, soprattutto pubblici, e se anche arrivassero nei prossimi mesi dobbiamo sempre calcolare che ci vorrà del tempo per rivedere il comparto a regime.

Anche le nostre aziende devono prendere atto che diventeranno più piccole: il problema è come arrivare al ridimensionamento inevitabile.

E' chiaro poi che c'è molta attese per le mosse del governo, sia per il rilancio delle grandi e piccole opere che per alcuni impegni , come ad esempio il costo dell'energia per le imprese, che ci aiuterebbe subito ad essere competitivi nel mondo.

Fra Piacenza e Rimini c'è ancora una grande vivacità imprenditoriale, ma servono investimenti e chiare strategie governative”.

(m.z.)