Lugo (Ra). In piazza, con Ranalli e davanti alla sede del comitato elettorale, un folto gruppo di persone festeggia con gioia la vittoria netta del giovane candidato, con il 59,72%.
Dall'altra parte, nel comitato dell'avversario, pur in assenza di un successo, l'orgoglio di aver partecipato ad una competizione senza esclusione di colpi, ma anche la malinconia che colpisce quando si corre per vincere e non accade, infatti Verlicchi ha perso con il 40,28% dei voti.
Il primo ballottaggio a Lugo, da quando la legge elettorale lo prevede, ha fatto discutere molto in città e nelle frazioni, nei bar e nei luoghi sociali, ancor di più fra gli addetti ai lavori, anche se la ridotta partecipazione al voto nel secondo turno, il 52,42% contro il 74,46% del primo turno, sembra aver stimolato meno una parte dei cittadini lughesi, complice una domenica afosa che forse ha rallentato la corsa ai seggi, ma forse anche la convinzione che la partita della prima votazione, con un distacco netto di Verlicchi, con il 21,87%, da Ranalli, con il 48,39%, fosse già vinta da quest'ultimo anche al secondo turno, valutazione che ha prevalso un tutte le sedi, seppure con la giusta prudenza.
Non esiste una verità assoluta nelle analisi del voto, si esaminano i flussi, gli spostamenti da una lista ad un'altra, l'incidenza dell'astensionismo (nel secondo turno hanno votato poco più di cinque cittadini su dieci, contro i circa sette e mezzo del primo turno), i nuovi consensi legati al duello finale, perché come si dice da tempo: nel primo si vota con il cuore, nel secondo con la ragione, ammesso che sia ancora così.
Si possono avanzare delle ipotesi sul voto di Lugo – nell'opera di Pirandello si sostiene l'inconoscibilità del reale, per cui ognuno dà una propria interpretazione – ma forse dopo una prima riflessione, vale la pena di enuclearne qualcuna.
Conta l'età dei contendenti? A Lugo ha avuto certamente un peso e infatti parlare di rinnovamento (e poi di cambiamento) fra due candidati, con rispettive età di 29 e 66 anni, è apparso difficile da assimilare, se non altro per il loro vissuto, ma soprattutto, per i diversi orizzonti temporali che stanno davanti alla città: con una o due legislature i tempi vanno dai cinque ai dieci anni e fate un po' voi i conti che effetti avrebbero sui due possibili sindaci.
Ancora, è più importante un partito o una lista civica, sia pure trasversale, nel rapporto con gli elettori? Salvo le variabili di casi clamorosi, sembra che il partito abbia un vantaggio di credibilità nel rapporto con gli elettori, pur con cento difetti, dalla autoreferenzialità e dalla scarsa rappresentanza, alle malefatte che circolano per l'Italia, per cui la sicurezza di un'organizzazione e di un presidio democratico strutturato nel tempo, con un'identità riconoscibile come il Pd – da noi più evidente – tende a rassicurare i cittadini, che pertanto preferiscono la scelta meno rischiosa: potremmo dire, con un termine borsistico, che non lasciano il certo per l'incerto.
Per concludere questa prima riflessione sul voto, ci sta che ci chiediamo se il messaggio politico che si comunica possa influire sui consensi e sulla sensibilità dei cittadini? La risposta che viene tende a confermare che le differenze si leggono e si sentono, se si prova a pensare a due slogan del tipo: “Farsi carico delle ambizioni della comunità e non delle mie” (Ranalli) e “L'uomo giusto al posto giusto” (Verlicchi) e concluderete che il sentimento che si prova è più attento alla passione del primo che alla promessa del secondo. O no?

(Maurizio Montanari)