Questo sillogismo popolare (e non solo) è sempre stato molto in auge durante le dispute e le disquisizioni finanziarie tenute ai tavoli dei salotti e dei bar alimentato, ad ondate intermedie, da movimenti inflattivi che ne determinavano ora i picchi ora le momentanee cadute.
Il possedere mattoni ordinatamente impilati allo scopo di assumere la forma di abitazione, più o meno lussuosa, è sempre stato sinonimo di benessere quando non di ricchezza. In modo particolare, nell'immediato periodo post bellico che aveva ovviamente determinato l'impellente necessità di ricostruzione e di riflesso un flusso di ricchezza senza precedenti, la movimentazione del mattone (nuovo o usato) rappresentava un volano di ricchezza, di lavoro e di scambi molto attivi. In questa breve analisi del binomio mattone/ricchezza ho utilizzato termini ora decisamente in disuso o, quanto meno rarefatti, come lavoro, ricchezza e scambio (quest'ultimo termine dovrebbe contenere ricchezza in arrivo per chi cede e ricerca di ricchezza in chi acquista). E' del tutto evidente che, nella situazione attuale, la ricchezza sia in fase di recesso (quando non ben protetta in fasce molto ristrette della popolazione), il lavoro, bene supremo, sia molto ricercato ma poco disponibile e lo scambio (di mattoni) praticamente inesistente.

Le leve del potere economico e politico (Pubblica amministrazione) devono, loro principale obiettivo, tendere contemporaneamente allo sviluppo e all'equilibrio di questi tre valori: l'eccessivo sviluppo o la scarsità di uno di questi determinano crisi di diversa natura destinate comunque a determinare disagi quando non povertà o emarginazione. In questa fase di stagnazione e di recessione economica non tener conto di queste leggi elementari determina, immancabilmente, ulteriore disagio, creazione di povertà e recessione.

Vediamo perché, nella realtà imolese (che è al momento quella che maggiormente ci interessa), tutto ciò sta accadendo e accadrà ulteriormente, nell'immediato futuro, in assenza di modifiche o variazioni della direzione economica, imprenditoriale e amministrativa. Come noto, la massa di invenduto relativa ad appartamenti abitativi, rappresenta un dato già di per sé preoccupante: la stima quantifica in 2400 gli appartamenti di varie tipologie in attesa di vendita nell'area urbana della città e in 4000 il numero degli stessi nel circondario. Questo dato dovrebbe suggerire prudenza e determinare un'accurata analisi delle cause e delle conseguenze: causa principale è, senza dubbio alcuno, la carenza della domanda in presenza di offerta debordante ed eccessiva mentre la conseguenza principale deve essere individuata nella stagnazione del comparto (con tutto l'indotto) e l'inevitabile crisi di avvitamento al proprio interno. Altro elemento da considerare è la quantità di denaro immobilizzato all'interno del sistema economico-finanziario locale del cui potrebbe essere solo la punta di un iceberg il recente dato di esposizione bancaria di quella che è una delle maggiori imprese del settore della nostra città: si parla di 400.000.000 di euro di esposizione bancaria presente in un'unica impresa.

Non è difficile immaginare che la situazione possa essere pressochè analoga all'interno di altre strutture produttive (ovviamente con le dovute proporzioni), quindi i “numeri” divengono decisamente importanti. Altro aspetto dell'immobilismo, non di secondaria importanza, deve essere rinvenuto all'interno dei singoli nuclei famigliari che vedono non realizzabile la vendita di beni immobili in loro possesso , per finire, la crisi dei mutui in presenza di recessione economica: non si deve dimenticare che proprio quest'ultima, negli States, è risultata essere causa scatenante dell'attuale situazione economica/finanziaria mondiale. La super offerta determina invenduto, l'invenduto l'abbassamento del prezzo, quest'ultimo la diminuzione di ricchezza e la diminuzione di ricchezza impossibilità di pagamenti e di riciclo di beni e denaro. Ben nascosto in tutto questo processo, ma altrettanto inevitabile, occorre riscontrate il fenomeno della svalutazione delle garanzie offerte in contropartita all'acquisto degli immobili (ipoteche) e quindi crediti inesigibili o quasi. Il termine anglosassone che ha fatto tremare le colonne della finanza mondiale: i sub-prime!

Ritornando alla nostra ben più piccola realtà, ma non per questo esente dall'applicazione e dal sottostare alle linee economico/politiche generali, l'attuale politica dell'Amministrazione pubblica imolese, sta andando in senso nettamente contrario a questi dettami elementari: pur in senso manifestamente contrario al parere di gran parte della popolazione, si insiste nel proporre nuove urbanizzazioni dettate dalla necessità impellente di coprire buchi di bilancio che potrebbero determinare discredito alla stessa Amministrazione nel lungo periodo e creare momentanee risoluzioni occupazionali. Lo stato attuale della crisi (è parere di molti se non tutti gli economisti) deve indirizzare verso scelte di lungo periodo, innovative e rinnovabili, in modo da poter determinare sostanziali cambiamenti in un assetto che risente da troppo tempo di immobilismo e di precarietà: quest'insistere nella vecchia linea, un tempo fruttuosa, di gettare cemento in presenza di stagnazione della domanda equivale a somministrare aspirina ad un malato terminale.

Stupisce il persistere di tale linea, anche senza prendere in considerazione l'aspetto ecologico e di conservazione dell'ambiente, aspetti non di certo secondari oltre all'aperta diversità esistente tra i proclami pre-elettorali e le attuazioni post-risultato. L'obbiezione risiede nel metodo giustificativo dell'affermare che il “nuovo costruito” risulta essere ancora appetibile al mercato immobiliare e questo, con tutte le riserve del caso, può essere accettato, ma l'attenzione del buon amministratore deve andare oltre, ben oltre! Infatti, siamo in presenza dell'esatta ripetizione di quanto precedentemente affermato: l'offerta in presenza di scarsa o parziale e settoriale domanda è deleteria nelle conseguenze e se da un lato potrebbe determinare momentanea e localizzata ricchezza, dall'altro, inevitabilmente, determina ristagno e povertà nelle economie famigliari in possesso di beni “non nuovi” che vedono diminuire il valore della loro proprietà e quindi della loro possibilità di accesso al credito, della loro disponibilità. Bene che vada, ma non è detto, saremo in presenza di “trasferimento” di ricchezza, cioè di ulteriore accumulo localizzato e aumento della diffusa povertà. Lo stesso dicasi, in analisi antitetica, per quanto riguarda la necessità della Pubblica amministrazione di far cassa: altro dettame economico elementare risiede nell'incontestabile aspetto negativo di far fronte a spese correnti utilizzando fonti non stabilizzate e ripetibili: il termine esatto sarebbe “palliativi momentanei” e non cure stabili e capaci di ripristinare equilibrio e salute.

Se poi viene sbandierata l'impellente necessità di far fronte a bisogni immediati ed irrinunciabili della parte di società ora sofferente in modo particolare, occorre far presente che tale linea, come sopra descritto, produce ulteriori sacche di povertà e quindi di bisogni che dovranno essere soddisfatti, in quanto irrinunciabili, con ulteriori palliativi (in assenza di modificazioni strutturali consistenti): la famosa strada in discesa sulla bicicletta senza freni!
Tali leggi economiche/finanziarie (insite irrimediabilmente all'interno di questo sviluppo economico che appare come irrinunciabile per quanto criticabile) suggeriscono: maggiore attenzione agli equilibri, rispetto degli aspetti ecologici ed ambientali (non rinnovabili), lungimiranza nell'attuazione dei progetti ed attenzione oltre che ascolto al sentimento molto diffuso tra la popolazione. Sembra si stia andando in direzione diametralmente opposta, forse in attesa di una sollevazione popolare che potrebbe andare bel oltre la raccolta di firme sotto petizioni troppo spesso disattese o cadute nel silenzio. Non è cosa augurabile.

(Mauro Magnani)