Spett. redazione,
una strana città Imola e di questo non possiamo dubitarne. Pensiamo, per esempio al fatto, che proprio in coincidenza con la seduta della tanto decantata commissione consigliare per le antenne, si è registrato quasi un quasi black out sulle linee dei normali telefonini: quasi impossibile le chiamate sul mio gestore Postemobili che è  appoggiato notoriamente agli impianti Vodafone. Strano, ma, lasciatemi dire, un po’ sospetto, che proprio in questi giorni ci siano ripetitori spenti o fortemente depotenziati, perchè non vorremmo magari poi leggere sui giornali che i dati portati in commissione dagli ” esperti” sull'elettrosmog sono tendenti al minino o addirittura bassissimi.

Certo  se fosse, sarebbe veramente un assist fatto alla amministrazione comunale. Ma scusate quante anomalie abbiamo riscontrato in questa storia!?. Una riguarda due antenne autorizzate: via Andreini e l'altra quella di viale Marconi 60, già montata a forza con la scorta delle forze dell'ordine. Citando Antonio Lubrano ci viene da dire: “La domanda viene spontanea”: quali parole ha sussurrato il Comune di Imola alle orecchie della Telecom per farla desistere dalla installazione e “congelare” un impianto già autorizzato e peraltro già con i tecnici nei paraggi e avvistati dai residenti e allenatori Uisp? Forse le elezioni europee e le prossime regionali? Forse si!. Solo che così facendo si è andati a “minchionare” i residenti di viale Marconi, che si sono visti piazzare un ripetitore” sfrattato” da via di Villa Clelia “perchè considerato sgradito e nocivo dagli stessi residenti”. Insomma “cornuti e mazziati”.

Come ancora non si spiega l'iperattivismo dell'assessore Tronconi, che si è presentato mesi fa, in modo alquanto singolare e con tanto di codazzo a un presidio organizzato dalla Lega Nord per un altrettanto  stranissimo confronto con il segretario Daniele Marchetti. Strana città Imola… prevedo, comunque, che questa vicenda non finirà cosi comoda e, magari, in attesa delle regionali del prossimo anno qualcosa potrebbe ancora succedere.
(Francesco Grandi)