E', come sempre, interessante ed istruttivo andare a rileggere brani di autori, letti tanto tempo fa, che avevano previsto tutto e anche di più quanto sarebbe potuto accadere in futuro, un futuro lontano, molto lontano, nel tempo nel quale loro vivevano.
Le ultime vicende economico-politiche di questi giorni mi hanno indirizzato verso la rilettura di alcuni brani del “Principe”: non certo l'ennesima scoperta di ruberie, fondi neri, corruttele ed interessi privati che oramai non fanno più neanche notizia, ma le reazioni che le stesse hanno scatenato. Reazioni che alcuni reputano tanto stupefacenti quanto da lungo attese, ma che, a ben guardare, non hanno alternativa alcuna.
Che possa piacere o meno, le dichiarazioni del novello segretario del Partito democratico e presidente del Consiglio sono derivate dai morsi pur scalcagnati e a volte ridicoli di quel movimento che ha fatto irruzione a gamba tesa nel teatro politico italiano: un movimento che ha fatto della correttezza, del risparmio sulla spesa della politica e della necessità di “svecchiamento” del sistema la sua bandiera. E si tratta di una bandiera vincente in questi tempi nei quali il morso della fame si fa sentire in molte (troppe) famiglie e in tante altre si è costretti a scelte fortemente riduttive rispetto al tenore di vita che solo pochi anni fa era da loro stessi ritenuto normale. Se poi avessero potuto giovarsi di una guida un po' meno comica e un po' più costruttiva ed attenta, chissà…

Ma sentite cosa scriveva il Nicola nel famosissimo passo del capitolo XVIII: “… Et hassi ad intendere questo, che uno principe, e massime uno principe nuovo, non può osservare tutte quelle cose per le quali gli uomini sono tenuti buoni, sendo spesso necessitato, per mantenere  lo stato, operare contro la fede, contro alla carità, contro alla umanità, contro alla religione. E però abbisogna che elli abbi uno animo disposto a volgersi secondo che venti della fortuna e le variazioni delle cose che li comandano, e…  non partirsi dal bene, potendo, ma sapere intrare nel male, necessitato”.

E così, a distanza di tanto tempo (un po' più di cinque secoli) la storia si ripete e il nostro novello principe dovrà studiare con attenzione i venti della fortuna e operare “contro” tutte quelle istituzioni che fino ad ora si sono “ingrassate” un po' troppo a discapito dei più. Si continua a leggere del problema della corruzione e si è provveduto a nominare un valente magistrato alla guida di un ufficio che promette fuoco e fiamme, ed è bene, ma la battaglia vera e la più grossa resta quella contro l'evasione fiscale: senza evasione spariscono i fondi neri e senza fondi neri niente “mazzette”: in assenza di “mazzette” niente corruzione. Si tratta di un assioma tanto semplice che perfino un bambino non può aver dubbi.

Ben oltre ogni tipo di dichiarazione riguardo la necessità di pulizia, di correttezza e di onestà si deve augurare al novello direttore delle entrate, Rossella Orlandi, la capacità e la forza di incidere su questo cancro che da troppo tempo affligge la nostra società: dovrà vedersela con generali coperti di stellette usi a chiudere tutti e due gli occhi in cambio di un po' di denaro, amministratori pubblici che hanno scalato i gradi della politica unicamente per arricchirsi e capitani di industria che conoscono meglio le vie della truffa fiscale che i loro prodotti. Lei afferma che sarà dura ma che ce la metterà tutta e che “sarà al servizio della parte sana del paese”: staremo a vedere.

Se posso azzardare un suggerimento, da profano, riterrei maturo il tempo della cessazione della somministrazione dell'aspirina per passare a qualche farmaco un po' più forte: ai tempi del Nicola ti appendevano per le mani legate dietro la schiena e ti lasciavano ricadere sul pavimento senza tanti complimenti o come accadde al conte Ugolino (reo di essersi intascato le gabelle di transito nei porti della Sardegna) che fu murato in una stanza con tutta la famiglia in attesa che morte sopraggiungesse. Non si vuole tanto, ma la fame di tante persone senza lavoro e senza colpe risveglia un sano fervore ed allontana il desiderio di porgere l'altra guancia (quest'ultima non è di Nicola ma di qualcuno circolato qualche tempo prima…)

(Mauro Magnani)