Solitamente ci si indigna per concorsi o bandi che, a ben guardare, hanno già delineato fra le righe dei vari requisiti menzionati il profilo di chi sarà il vincitore. Perché non è giusto, perché in questo modo sono le amicizie ad avere più peso delle capacità, perché è opportuno offrire delle chance anche ad altri e, di tanto in tanto, nuove sedute alle solite poltrone. Il caso dell’affidamento del servizio associato di Ufficio Stampa attraverso il concorso indetto dall’Unione dei Comuni della Bassa Romagna, rappresenta una eccezione.

Chi si sente leso in questa partita, leggendo gli estremi della battaglia che si è innescata a suon di ricorsi, è proprio lo studio associato che già sentiva la vittoria in tasca provvedendo, in anticipo anche sui tempi della pubblicazione del concorso, ad assumere i connotati del vincitore dettati dai requisiti richiesti. Il colpo di scena finale ha lasciato stupiti tutti i concorrenti, decisi a partecipare pur nella convinzione che l’incarico avrebbe favorito i privilegiati, come ormai l’Italian style ci ha abituato, e nonostante ciò spronati dal classico “non si sa mai”.

Ma soprattutto ha lasciato di sasso lo studio associato che già sentiva l’assegnazione in tasca, tanto da definirla, in sbrigative confidenze rilasciate con leggerezza da uno dei componenti, una semplice formalità. Si, perché l’incarico è volato verso un altro concorrente che ha sfidato l’alea contando su un progetto sostenuto da un significativo ribasso d’asta, richiamo al quale i comuni dell’Unione non potevano restare sordi, anche per regolamento. E così, vistosi sottrarre l’osso da sotto al naso, dopo anni di manifestata fedeltà nei confronti degli ex datori di lavori, i membri dello studio associato hanno iniziato a dare battaglia per riottenere quello che considerano il loro, tramite ricorsi e l’appoggio alle ultime amministrative ad una lista civica di opposizione arrivata al ballottaggio.

Gli indignati in questo caso sono loro. E si legge chiaramente nello scambio recente di comunicati in cui mentre l’Unione dei Comuni sottolinea che  “Il Tribunale amministrativo dell’Emilia-Romagna conferma la correttezza del concorso indetto per l’affidamento del servizio associato di Ufficio stampa” e respinge il ricorso considerato infondato, lo studio associato risponde, piccato, che è già pronto l’inoltro dell’appello al Consiglio di Stato. Il secondo per l’esattezza. “Soltanto dopo la pronuncia del Consiglio di Stato, che già nel dicembre scorso aveva rinviato gli atti al Tar di Bologna definendo il ricorso non del tutto infondato –  scrivono i componenti – potrà definitivamente affermarsi «se risultino confermate o meno la correttezza e la regolarità della procedura seguita dall’Unione dei Comuni della Bassa Romagna nell’assegnazione del servizio di ufficio stampa».

Come dire: non è finita qui, quel posto è stato nostro e continuerà, presto o tardi, ad esserlo. Se avessero vinto loro probabilmente nessuno degli altri concorrenti si sarebbe mosso a tal punto, proteggendo di fatto lo status quo anche in virtù dei piccoli e grandi legami lavorativi che sul territorio comunque vanno protetti, a scapito di altro. Però loro no, loro non mollano. Di fronte alle precarietà lavorative del momento quel lavoro sembra aver assunto i tratti dell’usucapione che, in termini giuridici, si traduce nel “modo di acquisto della proprietà a titolo originario basato sul perdurare per un determinato periodo di tempo del possesso su una cosa”.

Pratica ancora utilizzata nei fatti nei più svariati settori e spesso responsabile di risultati poco gratificanti. Per questo il “caso” dell’ufficio stampa dell’Unione fa ancora più sorridere.

 

(Lettera firmata)