Non è la festa di una strada storica, come accade in Broccaindosso e in altre zone del centro storico: feste volute dagli abitanti che chiudono la via e organizzano la loro grande bandiga comunitaria.
Non è nemmeno legata a una ricorrenza storica importante come capita al Pratello per il 25 Aprile in quello che è diventato il vero appuntamento popolare della celebrazione della Liberazione.

E’ la festa di strada di via Andrea Costa: il 25 giugno quest’arteria che collega il centro allo Stadio si trasforma in una enorme “nonsense parade”. Un carnevale senza eccessi e liberazione dei sensi, una festa popolare a suo modo anarchica ma sempre contenuta, che sembra lasciata a sé stessa e all’improvvisazione di chi la anima: come se si aprisse un magazzino di strumenti musicali e chiunque passi di li si mettesse a provare a suonarne uno senza il minimo coordinamento o idea d’orchestra.

Erano migliaia e migliaia l’altra sera a camminare faticosamente da porta Sant'Isaia fino alla rotonda Fulvio Bernardini, avanti e indietro. Giovani, anziani, uomini e donne, adolescenti intruppati, mamme e babbi con passeggini, bolognesi e fuorisede, italiani e stranieri: un popolo che si ritrova ogni anno sempre più numeroso, tanto che in alcuni tratti la calca diventa asfissiante e fendere la folla per proseguire il cammino quasi impossibile.

Ci si chiederà cosa offre di così straordinario la notte bianca di via Andrea Costa, e questo è il bello: nulla di speciale o di imperdibile. E’ una macedonia di eventi ad ogni angolo, gruppetti rock e folk raccogliticci, chitarristi di cover che riciclano i classici e scuole di ballo di ogni sorta e natura: dalle brasiliane-petroniane seminude e agghindate da carnevale di Rio alle più classiche danzatrici orientali, fino agli amanti del salsa e merengue che ballano tutti assieme in mezzo alla strada con la loro maglietta d’ordinanza. Ma c’è anche l’angolo della Drag Queen e i chioschi delle radio con gli speaker, il tutto molto pompato e amplificato.

Ai lati tanti locali con tavolini e gente che mangia e beve, la vendita delle chincaglierie, borse e tostapani, vestiti e cinture, oggettistica improbabile e la concessionaria che piazza in strada le auto d’occasione assieme a moto e biciclette. E poi i palloni gonfiabili per far scivolare i “cinni”: tutto buttato lì, tutto messo insieme.
L’effetto finale è uno strano mix tra una festa dell’Unità senza sala dibattiti e la sagra di paese senza il paese. Il trionfo del kitsch che fa” arricciare il naso al pubblico un po” più snob (che però è tutto lì a camminare come gli altri), mentre quelli meno snob se la passano senza porsi tanti patemi.

A suggellare il patto non scritto tra tutti i partecipanti c’è comunque la sensazione liberatoria e sempre meravigliosa di essersi appropriati, almeno per una sera, di una lunga arteria semicentrale dedicata per gli altri 364 giorni dell’anno allo scorrere del traffico cittadino, giorno e notte, ringhioso e ammorbante.
Forse alla fine l’unico vero senso della festa di via Andrea Costa è questo: aver rinunciato ad averne uno.

(Paolo Soglia)