Non si può certo parlare di buona notizia nell'apprendere che il patron della formula 1 sia intenzionato ad abbandonare il circuito di Monza alla scadenza del contratto (ultimo anno 2016): un altro pezzo di storia dello sport motoristico che finisce e che lascerà un vuoto, inutile e da stupidi il negarlo. La ragione? Il denaro, sempre lo sporco e vile denaro che sembra ormai il solo padrone di questa nostra malandata società. Da un lato Bernie che, ottantaquattrenne, sembra ancora non sazio dei denari fin qui guadagnati e lamenta gli scarsi successi economici degli ultimi anni e dall'altro il costo enorme di manutenzione di questi stadi per le quattro ruote: a quanto riportato dai giornali il livello di manutenzione della struttura non è dei migliori e la magistratura sta lavorando attorno alle solite squallide storie di false fatturazioni, illeciti finanziari e lavori eseguiti male. Un altro pezzo della Milano da bere che se ne va se non verranno trovati i denari mancanti per soddisfare Bernie, che se ne vuole andare verso lidi nuovi e freschi, colmi di entusiasmo e di denaro, in attesa dell'evolversi del tempo a loro favore: rimane sempre una drammatica verità il constatare che l'esperienza altrui non insegna.

Tornando ai nostri lidi, la storia è quella di sempre: molti cittadini lamentano l'eccessivo numero di giornate di utilizzo della pista, i genitori dei ragazzi di Montebello cominciano a capire che le cose per i loro figli non sono le ideali, delle altre scuole nessuno parla nel timore di scoprire che poi non sono messe tanto meglio, il bilancio di Formula Imola dopo tanti anni ritorna in utile, ma, dopo opportuna denuncia pubblica, l'Amministrazione comunale deve ammettere che l'utile è stato possibile solo perchè tutti i costi di ammortamento e ammodernamento dell'impianto sono stati girati a carico di Con. Ami, il novello museo aprirà a singhiozzo e solo quando non pioverà (una cosina da un paio di milioni di euro) e nonostante l'indotto determinato dalle strabordanti folle richiamate dagli eventi motoristici i negozi chiudono e sono scomparse pure quelle variopinte edicole ambulanti che accompagnavano le manifestazioni. Un grosso vantaggio qui da noi: non ci saranno false fatturazioni e giri finanziari fasulli: il bancomat Con. Ami è bello gonfio di tutti i denari da noi pagati nelle varie bollette e sempre pronto all'esborso!

Qualcosa di nuovo e di triste tuttavia è accaduto: durante l'ultimo incontro tra le pubbliche autorità e i cittadini avente per tema l'autodromo, in seguito alle forti lamentele dei molti imolesi presenti l'assessore Tronconi è uscito con una frase che più infelice non si può, parole che la dicono lunga sulla qualità politica e sociale dell'uomo e che suggeriscono attenzione e prudenza. Forse incalzato dalle molte proteste per il rumore e lui stesso impossibilitato nel rinvenire un possibile equilibrio tra l'autodromo e la città che gli è cresciuta attorno ha dichiarato di poter destinare tutto lo spazio ora destinato alla pista ad una bella e massiccia cementificazione, un migliaio di appartamenti che sono in attesa di essere realizzati sulle prime colline a ridosso della città.

Tralasciando il non piccolo particolare della stagnazione immobiliare che non è di poco conto, il conseguente ed inevitabile appesantimento finanziario che da esso deriverebbe e la scomparsa del grande indotto (tante volte sbandierato) che verrebbe a mancare distruggendo la pista c'è veramente da chiedersi se il fondo della qualità politica locale si è toccato! Paventare, se la protesta continua a montare, la cementificazione della zona autodromo come una sorta di punizione a quanti lamentano la non buona qualità della vita della città causata dal rumore che invade le case di tanti è un'idea tanto bassa, cattiva e degradante che si spera sia sfuggita in un momento di rabbia incontrollata. Purtroppo, ed è idea di molti, non è così e questa è solo l'ultima “uscita” inevitabile di un giovane rappresentante della scuola politica imolese che appare sempre più attenta al risultato personale e sempre meno alla qualità politica delle proprie scelte. Affermando che “una volta non era così…” o “una volta si stava meglio” si finisce per affermare che l'uomo primitivo era un raffinato ma non ci resta altro da dire.

(Mauro Magnani)