La mala educazione

 

Come la stoltezza,

anche se ha conseguito ciò che desiderava,

tuttavia non si riterrà soddisfatta,

così la saggezza è sempre contenta

di ciò che è presente, né mai è insoddisfatta di sé.

Cicerone

 

 Astolfo, uno dei personaggi dell’Orlando furioso, arriva sulla luna su un carro di fuoco. La luna è la copia della terra, con montagne, fiumi, città, ma mentre sulla terra c’è la pazzia, sulla luna c’è il senno. Astolfo vi recupera il senno perduto di Orlando ed il suo, e quando ritorna sulla terra è diventato più saggio.

Il suo è stato un viaggio di conoscenza.

 

Che faremmo bene ad intraprendere anche noi, per ritrovare il senno di un Paese nel quale le persone sembrano aver smarrito il senso di sé e il valore delle cose della vita. Renzi dice che vuole cambiare l’Italia, non gli italiani. L’uomo nuovo, si diceva una volta, con autorevolissimo referente culturale.

 

Il malaffare, la corruttela diffusa, ma poi la violenza, negli stadi, sulle strade, nelle case, l’incuria per ciò che dovrebbe starci a cuore, la terra, l’aria, l’acqua, il parco vicino a casa dove giocano i nostri bambini e assolvono funzioni biologiche i nostri cani, suggeriscono che cambiare l’Italia e cambiare gli italiani sono una sola, indissolubile impresa.

 

La giovane guardia del Pd che, forse per una selezione improvvisata, non brilla sempre per acume e sensibilità, prendendo cinicamente le distanze da quella vecchia, quasi ad identificarla con le pratiche illegali dell’Expo e del Mose, non ha reso un servizio alla chiarezza.

Il sindaco e i consiglieri regionali indagati non sono funzionari di partito, vengono dalla società, come società sono gli imprenditori, i magistrati contabili, gli alti gradi della finanza coinvolti.

 

Anche il riferimento alla burocrazia è fuorviante perchè in quella realtà operava un regime semplificato.

Le leggi sugli appalti sono cambiate infinite volte, talora con l’intento di allentare i controlli, più spesso per rafforzarli, come nel caso dell’antimafia.

Il male non si annida nelle pagine dei capitolati ma nella coscienza degli uomini. Aggiudicare i lavori al massimo ribasso è un criterio valido, fino a chè non viene corrotto dalla pratica disonesta del rigonfiamento dei prezzi. Cambiate pure le leggi, rafforzate i controlli, ma quel che conta è l’etica dei comportamenti.

 

Non c’è norma che tenga se la guardia diventa il ladro.

Mettere telecamere ai passaggi pedonali servirà a poco se non abbiamo coscienza che vi transitano degli esseri umani.

 

Lo Stato deve prevenire, reprimere, ma poi, in mezzo, fra dissuasione e punizione ci siamo noi.

Il problema è culturale prima che politico, anche se si tende ad invertire l’ordine.

Cerchiamo sempre la responsabilità di altri prima di riconoscere le nostre. Che hanno radici profonde.

La trasformazione dei costumi del passato è stata spesso considerata un corrompimento.

“O tempora o mores” lamentava Cicerone 2000 anni fa.

Non è il caso di costruirci sopra una retorica del degrado morale.

Quel che accade ha cause molteplici, strutturali e sovrastrutturali, se un approccio gramsciano conserva ancora un valore. Per trovare rimedi dobbiamo indagarle a fondo.

“E’ più facile capire che tipo di persona abbia una malattia che non che tipo di malattia abbia una persona” diceva Ippocrate. E noi, che tipo di persona siamo? Quali sono i valori su cui fondiamo le nostre scelte di vita?

 

Quelli che regolano il nostro rapporto con gli altri, oltre la cinta che delimita la famiglia, oltre l’appartenenza alla tribù.

In quale considerazione teniamo ciò che dovrebbe essere di tutti ma finisce per essere di nessuno?

Abbiamo visto, ogni giorno di più, uomini raggruppati in solitudine allentare i legami di solidarietà per lasciare spazio all’affermazione dei bisogni individuali.

 

Lo sguardo da fuori si è volto dentro, deformando entrambe le prospettive.

La straordinaria stagione di conquiste dei diritti della persona non ci ha reso migliori, non ha avviato un percorso di acculturamento civile.

Avvertiamo tutti la dismisura, nelle parole e nelle azioni, nelle vacuità gridate e nelle verità taciute, nella pretenziosità ignorante, nella brama di protagonismo, nella bulimia di possedere cose e persone.

 

Siamo andati oltre quel sano, ambizioso desiderio di autorealizzazione che alimenta il progresso, che commisura le aspirazioni ai meriti, conosce il significato della fatica e riconosce i principi che tengono assieme la comunità.

Ognuno si sente in credito, con lo Stato, con la sorte, con tutti. I nostri sentimenti sempre traditi.

I nostri talenti sistematicamente ignorati. Uomini senza qualità coltivano non già la coscienza della propria inadeguatezza ma la presunzione di ricoprire incarichi sempre più alti, sempre più in fretta.

 

Dov’è finita la virtù della prudenza, il pudore che ti fa sentire inadeguato al compito anche quando potresti pensare di esserne degno, perché avverti il dovere di restituire il meglio a chi ti ha fatto credito della sua fiducia.

Le parole usate dal premier per stigmatizzare gli scandali “il problema sono i ladri, non le regole” sembrano espressione di una acquisita consapevolezza.

 

L’accento posto sull’educazione scolastica ci dice che forse stiamo imboccando la strada giusta.

Poi bisognerà tornare ad occuparsi della famiglia.

Senza spaventarsi.

Quel che vedremo allo specchio potrebbe non piacerci.

 

 

(Guido Tampieri)