Imola. Il pessimismo trionfa davanti ai cancelli della Cesi in un caldo 11 luglio, ovvero il giorno dopo aver scoperto che la coop è in liquidazione amministrativa coatta, il parallelo del fallimento per un'impresa normale. “I dirigenti dell'azienda non ce l'avevano detto negli incontri che abbiamo avuto con loro – spiega Sonia Bracone segretaria della Fillea-Cgil -. Lo abbiamo appreso noi da una visura camerale”. “Tutto ciò è ridicolo – va avanti Riccardo Galasso della Seneal-Uil – siamo stati noi a informare i vertici della cooperativa edilizia che hanno detto di non saperne nulla. Almeno ora ci confronteremo con il commissario liquidatore Antonio Gaiani che dovrebbe essere una persona seria ed è stato nominato nominato l'8 luglio”. “Come faceva il presidente Marco Lama a non saperlo – incalza Giuseppe Rago della Uil – Lo hanno nominato a sua insaputa come per l'ex ministro Claudio Scajola?”.

Le speranze residue a cui aggrapparsi, per i soci che rappresentano la maggioranza dei dipendenti (300 su 405), sono almeno quelle di potersi riprendere le quote sociali che avevano versato alla coop, circa 38mila euro a testa. Per tale motivo, Francesca Cocco della Fimca-Cisl, accenna una proposta: “Una delegazione di soci mi ha chiesto se ci sia un legale che li possa tutelare, ho fatto la proposta anche a Cgil e Uil per unire le forze con i nostri avvocati per capire se ci sia un falso in bilancio. Vogliamo comprendere come mai fino a due anni fa il bilancio si chiudeva in utile e ora c'è un buco che supera i 300 milioni abbondantemente di euro”. Responsabilità forse dei vecchi vertici come l'ex presidente Rino Baroncini e dell'ex direttore generale Vanes Galanti che se ne sono andati prima del disastro, pare, con ottime liquidazioni. Qualcosa di grave, oltre alla crisi dell'edilizia, è accaduto di sicuro ma è difficile scoprirlo. Qualcuno azzarda che non si trovino nemmeno i verbali delle assemblee. Altri invocano un'assunzione di responsabilità da parte di Legacoop regionale per tentare di traghettare tutti i dipendenti in un soggetto nuovo, ma pochi ci sperano. E i prepensionamenti sono lontani, solamente pochi potrebbero usufruirne a breve. Per molti, a settembre partiranno corsi di formazione con Obiettivo Lavoro.

Un altro problema è legato alle diverse situazioni dei lavoratori. “Io sto ancora lavorando in un cantiere a Ozzano Emilia – sottolinea Mario Impallara -. Non posso continuare a fare il presidio. Il 15 anni non ho fatto un giorno di malattia”. A Milano alcuni stanno lavorando. Altri come Bartolomeo Santoro e Luigi Lentini sono in cassa integrazione dall'inizio dello scorso settembre “e da allora non abbiamo più fatto un giorno di lavoro. Non c'è stata rotazione. Qualcuno ci ha messo nella lista nera?”. Intanto il presidio è stato tolto. Un gruppo di cronisti chiede di parlare con il presidente Marco Lama che si trova all'interno della sede, ma lui al cellulare dice che non intende fare alcuna dichiarazione. Aggiungendo benzina all'incendio.

(m.m.)