Imola.Proviamo a cominciare dalla buona notizia. Durante la presentazione dei numeri delle cooperative imolesi, il presidente dell’Alleanza, Sergio Prati, dopo una lista che vedeva prevalente il segno meno, ha cominciato a parlare dell’anno in corso e qui ha usato la frase “la crisi rallenta”.

Parole che, in quel contesto, sono parse un raggio di sole.

Subito coperto dalla questione Cesi. E qui entriamo nel momento più significativo della conferenza stampa.

Le domande sono diventate più insistenti, e più di un quesito faceva riferimento alla vicenda della cooperativa edile per chiedere, in sostanza, “cosa fa la cooperazione”.

E Domenico Olivieri, a nome di Legacoop, ha risposto puntualmente. Ha ricordati i milioni di Euro (circa 40) che sono entrati nelle casse della Cesi, grazie al sostegno concreto del movimento cooperativo emiliano romagnolo (e di questi 10 arrivano da Imola), il costante impegno nella ricerca di una soluzione positiva per l’azienda e per i lavoratori, ma ha anche detto che la coop non può sostituirsi al gruppo dirigente della Cesi. Può suggerire, magari consiliare, ma oltre non può andare.

Ha poi voluto sottolineare che le coop non fuggono dai territori, che la difesa del posto di lavoro di soci e dipendenti è davvero al primo posto e si è chiesto, un po’ retoricamente, quante collette ha fatto Confindustria per le aziende in crisi e ha voluto rammentare che mentre la coop Ceramica ha affrontato la crisi qui, con i suoi soci e i dipendenti, le grandi aziende italiane del settore hanno preferito cercare all’estero (dal Brasile alla Russia e all’Oriente) le condizioni per tornare a guadagnare in fretta (senza i dipendenti italiani).

Nel frattempo ci sono decine di esperienze di aziende rinate perché i lavoratori (o parte di loro) ha deciso di puntare il proprio futuro sull’azienda cooperativa.

A questo punto era stato detto tutto e la conferenza stampa è finita.

 

(m.z.)