Imola. Tutto ciò che accade, che sta accadendo, rende sempre più evidente la distanza tra la Pubblica amministrazione di Imola ed il pensiero dei cittadini, il loro modo di intendere la forma e la sostanza di ciò che li circonda, la loro personale qualità della vita. Un distacco che dovrebbe far riflettere, intravvedere nuove linee di aggregazione, ricerca del dialogo. Esattamente tutto il contrario: le linee decisionali vengono assunte all'interno di stanze non accessibili accompagnate da una sorta di disinteresse voluto per le regole che il sistema stesso ha fissato.

Nel preciso momento in cui la drammaticità degli eventi legati a quella che per anni è stata l'eccellenza tra le aziende costruttrici del nostro territorio, all'interno di una crisi dell'edilizia che non trova riscontri, in presenza di una stagnazione della domanda che produce dati di invenduto davvero impressionanti, la Pubblica amministrazione di Imola insiste nella linea dell'edificazione di nuove strutture, nella distruzione del verde cittadino e nel non tener conto del parere contrario dei residenti e non solo.

Sembra non rendersi conto minimamente che il produrre nuove strutture abitative altro non fa che aumentare l'invenduto ed il deprezzamento di altre precedenti, quindi nuove pozze di stagnazione, nuove sacche di difficoltà dovute all'ulteriore deprezzamento di beni immobili acquistati a volte con grande sacrificio, una volta esempi di agiatezza e ricchezza, ora di difficoltà e tristezza.

Qualche mese fa si è molto discusso del progetto di edificazione in via Kolbe: un lembo di terra verde a ridosso dell'incompiuto asse attrezzato che in un futuro, speriamo non troppo lontano, dovrebbe tracciare una veloce linea di transito tra il sud e il nord della nostra città: una delle tante varianti, un'altra parte del verde destinata al cemento, i cittadini del quartiere in rivolta, un'assemblea dai toni caldi accompagnati da non troppo velate minacce, raccolta di numerose firme e un saggio dietro front da parte dell'assessore Tronconi, della Giunta comunale, del sindaco Manca (mai presente, forse con la mente già lontana, verso nuovi orizzonti e nuovi prestigiosi incarichi ).

Ora è la volta di un altro lembo di verde in fondo a via Zara e la storia si ripete: variante, sistemazione dell'area, un po' di denaro e un altro pezzo di verde che se ne va. Esattamente sopra quel lembo di erba la sera del venerdì 11 i cittadini della zona si sono incontrati per manifestare il loro disappunto, il loro parere contrario, la loro indignazione verso un'Amministrazione che continua a decidere senza minimamente cercare una linea di confronto, di attenzione, di rispetto. Sono state raccolte firme per richiedere un'assemblea pubblica a termine di legge e nessuna risposta risulta pervenuta. Solleciti ripetuti e unicamente silenzi dall'altra parte. Non è bello ascoltare frasi del tipo “tanto fanno sempre così” o “sono sulla via dell'ascolto solo quando gli conviene”: non è bello e piacevole anche per chi pensa che in fondo i cittadini abbiano ragione, che ritengano doveroso essere ascoltati, interpellati, sentiti al riguardo di aspetti che li toccano da molto vicino. Speriamo non sia vero quando si sente affermare che una volta erano i costruttori edili a speculare e ora è il Comune. Speriamo non sia vero. Anche un gruppo di ragazzi ha scritto una lettera, parole piene di desiderio di giocare sull'erba, in libertà.

C'è una data fissata per un appuntamento con l'assessore, si forma un gruppo di persone intenzionato a partecipare all'incontro, altre firme di abitanti della zona, nuovi arrivati desiderano firmare: non eravamo informati, affermano, ma ora che sappiamo vogliamo firmare e partecipare, dobbiamo essere in tanti, capiscono solo con i numeri. Si sta facendo scuro e ancora qualcuno arriva esibendo fogli e documenti di anni passati, lontani, altri salutano e rientrano a casa. Si percepisce  un misto di delusione, di aspettativa, di rabbia in questa sera di metà luglio: qualcuno saprà recepirla?

(Mauro Magnani)