Imola. “Fuori la politica dalla Cesi”. I lavoratori lo avevano ribadito in assemblea il 16 luglio davanti ai rappresentanti del Pd capeggiati dal segretario Marco Raccagna e avevano scritto un comunicato nel quale “ritengono che la fase di liquidazione coatta amministrativa che sta investendo la cooperativa non debba essere oggetto di strumentalizzazioni aventi fini di diversa natura dalla tutela dei dipendenti e delle loro famiglie. L'assemblea, nel riconfermare il pieno mandato alle Organizzazioni sindacali Fillea-Cgil, Filca –Cisl, Feneal-Uil , ribadisce , con forza, la necessità di avere, in tempi rapidissimi, la convocazione di un tavolo di confronto da parte della Regione Emilia Romagna e dei Ministeri competenti”.

Ma la politica proprio sembra non farcela a star fuori dalla Cesi. “I lavoratori si sono rifiutati di incontrare la delegazione Pd, un segnale chiaro come a dire “non potevate non sapere”.
Come poteva il Pd non sapere quello che stava accadendo visto che tra i 22 dirigenti licenziati c'è anche Massimiliano Stagni, ex assessore all'Urbanistica, ex presidente del Circondario ed ex segretario Ds? E con quale coraggio oggi il Pd incarnato dal sindaco Daniele Manca fa lo scaricabarile, parlando di responsabilità delle dirigenze con le quali il partito ha avuto rapporti fino all'altro ieri? E' facile oggi ripudiare ex presidente ed ex direttore, rispettivamente Rino Baroncini e Vanes Galanti, lavandosi le mani come Ponzio Pilato, dicendo quasi “non è affar nostro”, e che il problema delle quote sociali è da risolversi internamente alla cooperativa – sottolinea il capogruppo di Forza Italia Simone Carapia -. Salvo poi chiedere a Poletti di intervenire alla Festa del Pd incontrando i lavoratori della Cesi. Ma allora, secondo questo Pd, la politica c'entra o non c'entra? O c'entra solo quando gli fa comodo, quando si tratta di farsi pubblicità sulla pelle delle famiglie? Troppo facile adesso gettare la colpa sul capro espiatorio di turno, quando fino a ieri si incensava la Cesi come esempio di cooperazione virtuosa, quando fino a ieri si consentiva a Cesi di continuare a costruire approvando varianti su varianti nonostante l'enormità di appartamenti vuoti, sfitti e invenduti. La realtà è che la politica è tra le principali responsabili di questo crack e adesso, come se niente fosse, si punta il dito su improbabili responsabili che proprio la politica ha voluto mettere a capo della Cesi. Per noi, con il fallimento della Cesi, è fallito un sistema. E' fallito il sistema delle cooperative rosse, della commistione tra lavoro, appalti, politica e mondo dell'edilizia, e sta vacillando un sistema di potere che non può più reggere di fronte alle sfide di mercato che non possono essere raccolte da manager inadeguati, messi lì solo perché in possesso della tessera di partito. Se non si ammette questo, è destinato a fallire anche il progetto del Consorzio di cooperative, se l'intento è quello di metterci ai vertici il solito “pattume di partito”, di cui ha parlato recentemente anche l'ex sindaco di Forlì (a targa Pd) Roberto Balzani”. 

Forse più chiaro e più in linea con il proponimento dei lavoratori il giudizio del Movimento 5 stelle: “Apprendiamo oggi che il ministro Giuliano Poletti avrebbe dato disponibilità ad incontrare i lavoratori della Cesi alla festa del Pd sul lungofiume. Desideriamo ricordare al ministro che nella sua veste attuale, egli non è più un rappresentante di partito. E' un Ministro della Repubblica e in quanto tale dovrebbe rappresentare tutti i cittadini, anche quelli che non lo hanno votato (gli italiani non hanno mai votato l'intero esecutivo Renzi). Cogliamo con favore la disponibilità di Poletti, ma riteniamo che la sede adatta per incontrare i lavoratori della Cesi, non possa essere una festa di partito. Invitiamo quindi il ministro a rispettare le istituzioni ed invitiamo il Comune di Imola, il cui sindaco è a capo del tavolo istituzionale per la crisi della Cesi, a predisporre per tale incontro la sala del Consiglio Comunale, alla presenza anche delle varie forze politiche che compongono il governo della città. Il Pd, seppure in maniera tardiva, pensiamo abbia finalmente capito la portata del disastro che anni di malaffare di propri rappresentanti politici ed istituzionali hanno prodotto per la Cesi, ma riteniamo, nel rispetto dei lavoratori e le loro famiglie, che questa volta i “panni sporchi” non siano da lavare in casa propria ma in piazza, davanti a tutti. La Cesi, come tutta la Cooperazione locale, sono un patrimonio di tutti i cittadini e tutti i soci delle cooperative, qualunque sia il loro credo politico, stanno assistendo ai nefasti effetti della contiguità tra politica e cooperazione. Per questo chiediamo che sia doveroso che un Ministro della Repubblica, se incontra dei cittadini, lo debba fare in una sede istituzionale e non in una festa di partito, anche nel rispetto per questi 403 lavoratori che da festeggiare hanno rimasto ben poco”.