Trento.Da tempo, dalle 3 alle 5 persone,ogni settimana si recano presso la Federazione Trentina della Cooperazione per avere qualche indicazione precisa sulle modalità per costituire una cooperativa.

Non facciamoci ingannare dal numero; non sono persone che vanno a chiedere l’accesso ad un tipo di servizio o di contributo; sono in larga parte persone giovani che hanno già qualche idea in testa, e vogliono capire come sia possibile passare ad una proposta concreta, magari dando vita ad una cooperativa.

Ne abbiamo parlato con Stefano Maines, che coordina il lavoro di questa esperienza (denominata Creaimpresacoop) che comincia la nostra chiacchierata con alcune puntualizzazioni.

“Noi, come struttura della Federazione, ci siamo sempre dedicati a dare informazioni.

E’ vero, comunque,  che in passato c’erano anche le domande del tipo “sappiamo che ci sono contributi” oppure “si pagano meno tasse”, e che il nostro supporto si limitava a informazioni di carattere giuridico (statuti, regolamenti,…).

Ora abbiamo deciso di fare un passo in avanti, perché la richiesta di informazioni si concentra più sul progetto, sulle sua reale possibilità di diventare azienda e sulla ricerca dei finanziamenti, da quelli provinciali, ai comunitari per finire con le esperienze, come quella della Cassa Rurale di Trento, che mettono a disposizione 50.000 Euro in cinque anni per gli start up d’impresa.”

Quindi il vero grande passo è accompagnare gli interessati nella fase di stesura del progetto.

“Precisamente, e il nostro approccio con le persone è davvero molto laico. Noi diciamo che esistono varie forme giuridiche societarie, e precisiamo anche che non c’è nulla che una cooperativa non possa fare.”

Se il primo passo è dare concretezza all’idea di partenza, quali quelli successivi.

“In un certo senso abbiamo riscoperto l’uovo di Colombo. Mettiamo in rete le persone ed i progetti. E quindi abbiamo la Federazione, la Cassa Rurale di Trento (di cui ho già parlato) e l’Hub di Rovereto (un luogo aggregante per dare il là ai contenuti per le nuove imprese). Ma vogliamo allargare il nostro orizzonte a Promocoop, a Trentino Sviluppo, a Trento Rise, ai soggetti, in sostanza, che possono sostenere con indicazioni concrete (anche per le fonti di finanziamento) quelle che sono, inizialmente, idee.

Visivamente, prima le persone venivano in Federazione e qui cercavano risposte, ora si passa attraverso vari sportelli (specifici per il progetto da esaminare) e si cercano da subito gli agganci nel territorio.

Stiamo operando per costruire questa rete. A qualunque sportello una persona si rivolga per avere informazioni sulla cooperazione, deve sentire sempre le stesse risposte. E c’è una ragione in più per agire in questo modo: è ben vero che noi viviamo in territorio ad alta densità cooperativa, ma dobbiamo anche prendere atto che le diffidenze nei nostri confronti ci sono.”

Quindi a che punto siete della vostra tabella di marcia?

“Noi abbiamo definito la rete, possiamo vedere chi fa e cosa fa e vogliamo costruire una griglia che permetta a chi viene per avere informazioni di sapere esattamente con quali soggetti di questa rete deve mettersi in relazione.”

E qual è la vera novità che emerge da questo percorso?

“La grande attenzione dei professionisti. Quei soggetti (dai dentisti ai geometri per fare un esempio) che avevano una tradizione di lavoro individuale o al massimo di piccoli studi, oggi guardano a noi con un occhio più attento ed interessato.

Anche per queste attività il modello cooperativo non è più un tabù.

Per noi significa entrare in mondi che avevano guardato alla cooperazione con un certo sussiego e che ora, invece, guardano a noi con un interesse vero, perché possiamo rappresentare una soluzione valida e credibile.”

(m.z.)