Imola. “Nella sua storia, la nostra città ha sempre affrontato problemi, anche pesanti, dandosi  reciprocamente una mano. Spero che avvenga pure per la Cesi e per le aziende dell'indotto, ma per onestà vi dico anche che non sono il ministro della Cesi pur conoscendola da vent'anni. La questione di domani è quella di trovare ammortizzatori sociali che saranno comunque per un periodo limitato, ma dopodomani bisogna riprendere a lavorare”. Così il ministro del Lavoro Giuliano Poletti ha parlato ai lavoratori della coop in crisi che lo hanno raggiunto, verso le 20 del 21 luglio, in una settantina con un corteo piuttosto rumoroso e con le bandiere colorate dei sindacati, dall'ex Cognetex all'hotel Molino Rosso. In teoria in campo neutro, come avevano chiesto i dipendenti, anche se nella saletta con il ministro, il sindaco Daniele Manca, le Rsu e i sindacati sono voluti entrare anche due ospiti non richiesti: il segretario del Pd Marco Raccagna e l'on. dello stesso partito Daniele Montroni.

Sonia Bracone, della Fillea-Cgil, ha riassunto i punti fondamentali votati all'unanimità dai dipedenti poco prima nel presidio davanti all'impresa: la richiesta della Cassa integrazione straordinaria per un anno, l'attesa delle proposte di Legacoop Emilia-Romagna che da mesi dichiara di stare lavorando a un processo di aggregazione fra coop edili che coinvolgerebbe pure la Cesi che devono cominciare a entrare nel merito, il tavolo di crisi istituito in Regione sulla cooperazione edile per affrontare complessivamente il riassetto della cooperazione in Emilia-Romagna e la necessità di nuovi strumenti di carattere nazionale per supportare il piano di riorganizzazione e ristrutturazione poiché gli ammortizzatori sociali in edilizia sono assolutamente inefficaci ad accompagnare una riorganizzazione del comparto.

Per i sindacati, Giuseppe Rago della Uil ha manifestato la preoccupazione che “qualcuno non prenda la palla al balzo per far sparire il settore edilizio a Imola, per la Cisl Danilo Francesconi ha chiesto “la tutela del capitale sociale che i lavoratori hanno messo nell'azienda” e ha ricordato “come il tavolo circondariale sia in questo momento fondamentale”. Paolo Stefani della Cgil ha detto che “sul caso Cesi ci sono colpe fuori dal comune e ora bisogna vedere se il modello cooperativo può essere ancora un fattore di sviluppo”. Da parte sua, il sindaco e presidente del Circondario Daniele Manca ha dichiarato: “Mai lasciare soli i lavoratori. Il tavolo circondariale potrà essere utile per anticipare la cassa integrazione attraverso le banche”.

“La situazione è di una crisi da coma, negli ultimi anni in edilizia hanno chiuso 13mila aziende e sono rimasti disoccupati 500mila lavoratori. Inoltre, non si vedono all'orizzzonte segnali di ripresa. – ha sottolineato Poletti -. Per gli ammortizzatori sociali, bisogna trovare la soluzione meno dolorosa possibile. Sull'impegno del mondo cooperativo, dovete rifletterci con i vertici regionali per vedere quali progetti esistono. La novità è che il 29 luglio, al ministero dello Sviluppo economico, si aprirà un tavolo di confronto chiesto dalla Regione dove sarà invitato anche il ministero del Lavoro, i sindacati e le coop in crisi come la Cesi che si trovano a Ravenna, Lugo e Reggio Emilia. Da ultimo il governo, per far ripartire l'edilizia, pensa alla messa in sicurezza di scuole e ambiente e sta valutando l'idea di permettere ai fondi pensione, invece di detenere solamente titoli di Stato, di investire anche in palazzi che possano dare affitti come rendite per rilanciare questo pezzo dell'economia”.

(Massimo Mongardi)