Trento.Questa mattina, presso la sede della Federazione Trentina della Cooperazione  si sono incontrati un gruppo di cooperatori Imolesi e Trentini. Per la parte Imolese Sergio Prati presidente della Alleanza delle Cooperative Italiane, Giovanni Bettini e Giuseppe Tubertini rispettivamente presidente e direttore di Confcooperative, Rita Lanzerini e Raffaele Mazzanti di Lega Coop e Matteo Manzoni di conf.

 

Per la parte trentina Diego Schelfi e Carlo Dellasega il primo presidente e il secondo direttore della Federazione Trentina della Cooperazione, Marina Castaldo vicepresidente insieme a Renzo Cescato e Graziano Baldessari, gli ultimi tre in rappresentanza della ex componente di Legacoop fusa nell’anno 2000 nella Federazione.

 

Trento è quindi e speriamo ancora per poco, l’unica realtà italiana nella quale le tre centrali cooperative vivono in una organizzazione. La ragione della riunione risiede nel fatto che si tratta di cooperatori/persone che hanno imparato, avendo fede nei principi fondativi della cooperazione, a stimarsi reciprocamente al di là delle storie di ognuno ma anche ad avere consapevolezza che è tempo (anzi il tempo sarebbe già scaduto) di costruire e percorrere una strada comune.

 

E’ sulla base di tale convinzioni che negli ultimi anni ci sono stati vari scambi di iniziative e vicendevoli presenze dentro manifestazioni ora di Trento ora di Imola. Oggi si è deciso di fare un ulteriore passo in avanti di reciprocità. Soprattutto attraverso due cose concrete: la prima è relativa all’ormai tradizionale progetto degli imolesi che organizzano un mese di manifestazioni legate ai temi della cooperazione e al ruolo che gioca o può giocare nella realtà economica e sociale a ogni livello.

Ad alcune di queste iniziative parteciperanno a partire da quest’anno, i cooperatori trentini sia per portare l’esperienza del loro percorso unitario sia per illustrare il loro modello cooperativo sia e soprattutto per ragionare insieme sui compiti futuri e circa il contributo da dare per un mutamento radicale della realtà socio-economica nei territori, in Italia e in Europa.

 

La seconda prevede la costruzione di uno strumento che dia il segno di una volontà e di una scelta, quella dell’unità del movimento cooperativo, considerata non più discutibile, sulla quale non si vuole e non si può tornare indietro. Strumento che insieme aiuti l’approfondimento sui temi ritenuti prioritari. Essi riguardano le questioni organizzative e le modalità per essere capaci di rispondere in modo sempre più professionale alle esigenze delle nostre imprese. Concernono soprattutto i grandi e ineludibili temi che vanno dal lavoro, ai sistemi di welfare, alla costruzione di prospettive di cooperazione e pace in Europa e nel mondo. Del resto sono queste le motivazioni che hanno determinato, all’inizio del secolo diciannovesimo, la nascita delle cooperative. Queste ragioni, seppure trasformate e qualche volta solo leggermente, sono ancora lì davanti ai nostri occhi immutate nella loro essenza e portata ideale.

 

(Paolo Tonelli)