Imola. La Cia, Confagricoltura e Copagri ancora una volta uniti in Alleanza per l'Agricoltura per affrontare un'altra grave difficoltà del mondo agricolo: il forte calo dei prezzi delle pesche nettarine.
“Purtroppo ancora una volta – ha spiegato il Vicepresidente regionale della Cia Cristiano Fini – i prezzi delle pesche nettarine sono in picchiata e questo è dovuto soprattutto al crollo dei consumi causati dalla crisi economica, dal fatto che i consumatori sprecano meno alimenti e dalla concomitanza delle produzioni spagnole sui mercati di tutto il continente con le nostre. Io credo che di fronte a questo tema debbano essere adottate tutte le misure che si possono mettere in campo per aiutare i produttori perché non possiamo continuare a pagare la frutta a chi produce un anno intero 15, 20 centesi al chilo a fronte di un costo di produzione di circa 40 centesimi e chiedere poi ai consumatori per le stesse pesche 2 euro o 2,40. La forbice è veramente troppo ampia. I passaggi che ci sono in mezzo portano via sicuramente delle risorse ma va detto che, comunque, non si riesce a capire perché il prezzo delle pesche ai produttori cala mentre rimane lo stesso sullo scaffale. E' una doppia beffa. Anche da questo punto di vista credo che chi fa parte del terminale della vendita deve riflettere su quello che si sta facendo e parlo della grande distribuzione organizzata ma parlo anche dei dettaglianti perché i prezzi sono i medesimi: troppo alti per il consumatore ma veramente troppo bassi per i produttori”

Ci sono paesi dove, però, si può produrre a minor costi. “Produrre a costi minori in Italia ne abbiamo parlato tanto – ha ricordato Gianni Tosi, Presidente provinciale della Confagricoltura – però è molto difficile perché i mezzi tecnici, i costi per la manodopera sono elevati e, di conseguenza, non è un problema di facile soluzione. Occorre veramente riuscire ad organizzare la produzione con i contratti che si fanno normalmente con la grande distribuzione”.

Ma c'è anche un altro problema. “Una cosa evidente in questa ennesima crisi della frutticoltura – ha sottolineato Marco Alberghini, Vicepresidente provinciale Copagri – è che non siamo uniti: da una parte c'è il gruppo Alleanza per l'Agricoltura, dall'altra c'è la Coldiretti che va nelle spiagge a regalare la frutta”. L'incontro di ieri è stata l'occasione per parlare direttamente con i produttori. “Siamo stati sollecitati dagli stessi agricoltori perché vogliono capire le cause di tutto questo – ha continuato Alberghini. – La crisi è strutturale e si trascina da diversi lustri anche perché manca un livello di progettazione nazionale dell'agricoltura e paradossalmente gli agricoltori dovrebbero ricevere contributi non dalla comunità europea ma dal consumatore a riconoscimento del proprio lavoro. Quindi spendere in pubblicità, in divulgazione circa il prodotto nazionale non sono soldi buttati via e dovremmo probabilmente ricominciare da zero nell'educare la gente a consumare frutta e a consumare prodotto italiano”.

Le conclusioni sono del Presidente della Cia di Imola, Giordano Zambrini. “Il documento sarà oggetto di approfondimento ed elaborazione – ha precisato Zambrini – e questi saranno i contenuti. Intanto occorre aprire un ragionamento sulla strutturazione commerciale presente, privata e cooperativa, finanziata con i soldi dell'Unione Europea e quindi da tutti i contribuenti europei. Poi occorre discutere la messa in applicazione di quanto contenuto nell'art.62 della Legge 24/3/2012 n°27 che regola la cessione dei prodotti agricoli e alimentari. Il produttore agricolo deve veder riconosciuto, quando vende il proprio prodotto, almeno i costi di produzione sostenuti. Non è più possibile che la filiera ortofrutticola scarichi il rischio di impresa solo sul produttore agricolo. Da qui la necessità di un approfondimento politico che noi riteniamo sia inizialmente Agrinsieme, il problema è, però, che Agrinsieme a Bologna non è stato ancora attivato”.