Spett. redazione,
dato che da tempo si sentono molte voci parlare della sottoscritta, come se si sapessero le reali dinamiche del mio rapporto di lavoro con la Federazione del PD di Imola, ritengo opportuno intervenire personalmente per chiarire la situazione e mettere, una volta per tutte, la parola fine alle tante affermazioni prive di fondamento che circolano sul mio conto. Intervengo personalmente in quanto le Associazioni politiche chiamate in causa e direttamente coinvolte probabilmente ritengono di non doversene occupare, o peggio, forse sperano che, disinteressandosene, la questione cada nel silenzio, senza danneggiare nessuno, se non unicamente la sottoscritta.

Mi riferisco in particolare all'articolo uscito in data 23 luglio scorso sulla vostra testata giornalistica, che mette in cattiva luce ed infanga me, la mia serietà e la mia integrità professionale e morale, insinuando che per alcuni il fare politica, specialmente nel circondano, possa creare le giuste condizioni per ottenere posizioni professionali di favore che altrimenti sarebbero più difficoltose da conquistare.

Non è così, nel modo più assoluto. Per questo, a differenza di molti, ho deciso di intervenire direttamente, ciò che fin da ora non avevo mai fatto se non per precise attività istituzionali, in quanto il tentativo di trovare “scorciatoie” o vie preferenziali per far emergere le mie qualità professionali e la mia esperienza non mi appartiene, anzi rifiuto di essere in qualunque modo associata a questo tipo di comportamento e a chi potrebbe aver agito in questo modo tanto diverso dai miei principi.

Espongo i fatti.
Sino ai primi giorni del mese di luglio 2014 ero lavoratrice dipendente della Federazione Imolese del PD, con un mandato da consigliere provinciale della Provincia di Bologna appena terminato. In quei primi giorni di luglio 2014, la Federazione territoriale di Imola, nella persona del segretario di federazione Marco Raccagna, mi convoca presso la sede di viale Zappi e mi consegna una lettera di licenziamento, senza peraltro nessun tipo di preavviso verbale (io apprendevo esattamente come chiunque altro, dai giornali, quale poteva essere il mio ipotetico futuro), non adducendo nessuna alternativa, quale ad esempio un part- time o altre tipologie di prosecuzione del rapporto lavorativo.

Il risultato è il seguente: dopo una lunga attività di funzionario e di dipendente del PD, che ha sempre ricoperto i propri incarichi con sobrietà ed onestà, acquisendo anche esperienze professionali, attualmente sono una laureata disoccupata, senza prospettive, causa anche la grave crisi che il mondo del lavoro sta subendo da tempo. Come chiunque in cerca di occupazione, invio curriculum e faccio code presso i centri per l'impiego. Ma nel mio caso, a differenza di altri, mi sono trovata ripetutamente costretta a difendermi dalle basse e false insinuazioni, sui giornali e di persona, che certamente non mi appartengono, ma che altrettanto certamente rendono ancora più difficile una situazione per me già molto impegnativa, mettendo a repentaglio qualsiasi mia prospettiva di lavoro.

E' evidente che, per quanto io possa essere capace e preparata, ben difficilmente una qualunque azienda mi accoglierà con leggerezza e serenità, dovendo sobbarcarsi una dose così alta di affermazioni diffamatorie e malevoli chiacchiere. Pertanto, chiarendo una volta per tutte che ritengo il mio licenziamento dovuto a questioni politiche, più che a ragioni di tipo economico, e senza nessuna preoccupazione per le conseguenze umane e professionali che potevano seguirne, ribadisco la mia completa estraneità a queste logiche “di partito”, rivendico con forza la mia professionalità acquisita in questi anni e chiedo di essere da ora in poi ignorata, sia dalla stampa sia dal PD, del quale riconosco comunque gli ideali e che ringrazio perché mi ha dato la possibilità di coniugare passione e lavoro; al contempo, ritengo che un partito sia un contenitore di idee e principi, essendo peraltro fatto di persone che a volte, con le loro azioni, non sempre si rendono degne di stima e di rispetto.

(Elena Costa)

Accogliamo la richiesta di Elena Costa di essere “ignorata” e le auguriamo nel contempo di potere trovare un'occupazione al di fuori da “queste logiche di partito” di cui rivendica la sua “completa estraneità”.
(Valerio Zanotti)