Chi può, sulla terra, giudicare senza timore? (Paul  Verlaine)

La prima volta che ho visto praticare l'ostruzionismo e' stato al cinema. Nel film di Frank Capra ” Mister Smith goes to Washington”, un giovanissimo James Stewart combatte fino allo stremo delle forze, irriso e calunniato, la sua solitaria battaglia in Parlamento, nell'innocente difesa dei valori in cui crede, minacciati da un pugno di avventurieri.

Non c'è nulla di male nel fare ostruzionismo. Se il cuore e' puro e la causa e' giusta. Se sposta in avanti la frontiera della coscienza civile. Se vuole risolvere i problemi e non impedire che altri lo facciano.

La battaglia ingaggiata in Senato con la presentazione di 8.000 emendamenti e il rifiuto del contingentamento dei tempi non sembra possedere quei requisiti che hanno nobilitato, in altre circostanze, una pratica che si presta ad un uso eticamente ambivalente.

Nessuno può sostenere in coscienza che la riforma costituzionale del Governo rappresenti una svolta autoritaria. O anche solo che le proposte degli oppositori siano migliori di quelle della maggioranza. La democrazia conosce una molteplicità di espressioni formali, e' strutturalmente incompiuta, e' esercizio di costruzione infinito.

Tutti i protagonisti dovrebbero tenere un profilo di confronto meno enfatico, più rispettoso della dignità degli avversari e più confacente al proprio modesto talento costituente. E' un bene che ogni parlamentare avverta il peso della responsabilità per decisioni che devono garantire il delicato funzionamento della democrazia.

Più misteriose sono le ragioni per le quali i nostri nipoti, in nome e per conto dei quali i protagonisti dello scontro sostengono di operare, dovrebbero sentirsi rassicurati da tutors come Verdini, Calderoli,Chiti, Taverna, De Petris.

Ai posteri l'ardua sentenza. Questa storia non è stata gestita al meglio. Troppa supponenza, in entrambi i campi. Se le posizioni restano incomunicanti, quella del Premier rischia di diventare impotenza, quella dei suoi nemici arbitrio eversivo. Renzi sembra voler sfidare, a volte, la legge dell'impenetrabilità dei corpi. Agisce come se non ci fossero, e certo sarebbe una gran semplificazione.Il fatto e' che ci sono, diversi da come li vorremmo. Altrimenti Prodi non sarebbe caduto.

Anche il Professore voleva fare le riforme. L'Ulivo ne aveva in cantiere di bellissime. Saltare le ferie, per vararle, non sarebbe stato un problema. Chi governa, in genere, crede nelle cose che fa.

Non sempre riesce a farle.

Delle volte ad ostruire il cammino basta un Vendola, c'è già riuscito al tempo di Bertinotti, per ragioni di principio, disse. Col risultato di riconsegnare l'Italia a Berlusconi. Altre volte basta il corpaccione venale di un DeGregorio. Stavolta chissà.

I mali dell'Italia hanno più di una causa. E certo il bicameralismo perfetto non è la prima.

Ma cambiarlo può essere utile. Con o senza elezione diretta dei Senatori non sembra così importante. C'è bisogno di tanto, ma per cominciare serve anche il poco, se l'alternativa è il niente.

Renzi ha diritto di provare a cambiare le cose. Il popolo italiano gli ha inequivocabilmente chiesto di farlo. Non ha invece conferito a nessuno il diritto di impedirglielo, come sembrano ritenere i Senatori che praticano l'ostruzionismo ad oltranza,ne' l'esclusiva dello spirito costituente.

Quelle di Renzi non sono le migliori delle riforme possibili ma non si capisce in nome di quale principio i dissidenti pretendano di vedere accolte le proprie. Come se il loro recepimento trasformasse il piombo in oro e la soverchieria che denunciano in democrazia.

La loro battaglia non è combattuta con la forza dei numeri, con l'inoppugnabilita' degli argomenti ma con la vecchia pratica dell'espediente, del cavillo, dell'impaludamento.

Non cercare un accordo più vasto, da parte di Renzi, e' una scelta politica, forse sbagliata, non un attentato alle Istituzioni.

La libertà invocata dal corteo salito al Colle e' quella di bloccare il percorso della democrazia.

Non è insolito che chi grida “io solo sono la democrazia”, abbia in se' il germe dell'autoritarismo che addebita ad altri.

(Guido Tampieri)