Imola. Un giro di prostituzione cinese organizzato in modo manageriale con tanto di call center e sito internet pieno di ragazze in abiti succinti che indicavano dove chiamare. Nel caso specifico, scoperto dalla polizia di Imola che poi ha lavorato insieme con le squadre mobili di Bologna e Reggio Emilia, gli agenti del commissariato di via Mazzini hanno notato donne cinese dai 30 ai 40-45 anni che arrivavano in treno in città e si facevano portare in taxi in un appartamento del centro storico dove venivano segregate e dal quale uscivano solamente dopo una decina di giorni.

Abbastanza per creare dei sospetti e cominciare lunghe indagini portate a termine con successo anche se non è facile scoprire la prostituzione cinese, molto ben organizzata, perché le donne erano prostitute di professione che si spartivano i guadagni con i loro “magnaccia” che guadagnavano il 60% della prestazione che poteva andare dai 30 ai 100 euro, mentre il restante 40% andava alle prostitute. Il call center di Reggio Emilia, gestito da donne cinesi che parlavano bene l'italiano, era il punto strategico per chiedere prestazioni sessuali anche senza preservativo che venivano poi smistate alle prostitute che non parlano italiano in appartamenti a Imola, Castel San Pietro, Bologna e Modena dove si trovavano almeno 4 prostitute insieme con una valanga di cellulari, preservativi e denaro contante. Gli appartamenti sono di proprietà di italiani che forse non sapevano cosa si nascondesse dietro chi li affittava.

Al termine delle indagini, sono stati arrestati per favoreggiamento e sfruttamento aggravato della prostituzione Giorgio Bonato di 57 anni convivente con Chen Liangmel di 38 anni, e Jin Jian e Ye Qing entrambi di 42 anni, uniti in matrimonio.