Bologna. Viene presentato come un sistema di protezione dei cittadini contro rotture accidentali delle condotte d’acqua che possono provocare alti consumi. Ma non tutti la pensano così.
Comunque sia dalle prossime bollette i cittadini troveranno una voce, “Fondo Fughe Acqua”, che costerà circa 15 euro all’anno. Si tratta, racconta Hera, “di un nuovo strumento messo a disposizione dei propri utenti per proteggerli dagli oneri dovuti ai maggiori consumi causati dalle perdite d’acqua accidentali e occulte sulla rete privata. Quelle perdite che si verificano cioè sulla rete di proprietà del cliente (ad esempio su aree verdi) e che possono provocare consumi anomali anche di notevole entità”.

“L’esperienza ci ha insegnato che le perdite occulte sulle reti interne alle proprietà dei clienti sono un fenomeno piuttosto diffuso, soprattutto in presenza di abitazioni singole e con aree verdi di pertinenza – spiega Franco Fogacci, direttore Acqua Gruppo Hera -. Si tratta di inconvenienti che purtroppo possono causare impennate sensibili dei consumi e, conseguentemente, delle bollette. Abbiamo quindi deciso di estendere il Fondo su tutti i territori Hera, con l’obiettivo di proteggere tutti i cittadini. E’ inoltre importante evidenziare come Hera non trarrà nessun vantaggio economico dalla gestione del Fondo: tutto l’importo accantonato sarà infatti a totale disposizione dei clienti. E se in un anno la cifra raccolta dovesse eccedere le effettive richieste, la parte restante verrà conservata per l’anno successivo. Tutte le entrate del fondo e i rimborsi accordati ai clienti verranno poi rendicontati, in un’ottica di totale trasparenza”.

Quindi, un “piccolo” contributo per evitare “importi considerevoli”. Tale sistema “è già stato sperimentato con successo nelle province di Rimini e Ravenna, dove è attivo da diversi anni. Il fenomeno, del resto, giustifica questa misura, che diventa ora realtà in tutti i territori in cui è Hera a gestire il servizio idrico: le perdite occulte sono almeno 10 mila all’anno sul territorio gestito da Hera e sono per lo più rotture di tubi e guasti agli impianti interni. Si tratta di perdite che si disperdono nel sottosuolo e non danno luogo a fenomeni evidenti: causano così il prolungarsi nel tempo della dispersione, che assume dimensioni economiche rilevanti senza che l’utente possa accorgersi del problema sul suo impianto. In base ai dati a disposizione di Hera, la bolletta media in caso di fughe, si aggira solitamente sui 1.600 euro. I picchi possono però arrivare fino a migliaia di metri cubi d’acqua consumata, con importi anche oltre i 10 mila euro”.

Sarebbe interessante capire meglio i numeri. I 15 euro li pagano potenzialmente tutti gli utenti Hera, quindi sono entrate certe, ma quali sono stati negli anni gli esborsi dovuti in caso di perdite? Hera parla di bollette da 1.600 euro fino 10.000 euro che preoccuperebbero ogni cittadino, ma in effetti quante di queste bollette sono arrivate?

E cosa succede se in effetti vi è una perdita consistente? “In caso di fuga, viene rimborsato l’intero importo riferito ai volumi che eccedono dell’80% la media consumi degli anni precedenti, con un limite di 10 mila euro in un biennio. Quindi, se un cittadino si vede arrivare una bolletta, ad esempio, con consumi di 2 mila metri cubi (la cui causa è una rottura accidentale) e ha aderito al fondo, non dovrà preoccuparsi: se il suo consumo medio annuale è di 100 metri cubi, pagherà solo l’80% in più del suo abituale consumo, cioè un importo equivalente a 180 metri cubi. La soglia dell’80% funziona da ‘franchigia’ ed è stata scelta perché è il limite entro il quale, statisticamente, consumi più alti della media non sono riconducibili a eventi straordinari. Per esempio, in una stagione particolarmente siccitosa è possibile che una famiglia si trovi a consumare molto di più di quanto fa di solito. La parte eccedente questa soglia verrà dunque rimborsata usufruendo del massimale previsto dal fondo (10 mila euro in un biennio). Si tratta, dunque, di un servizio ad esclusiva tutela dei clienti, in mancanza del quale sarebbero tenuti, nel caso di perdita idrica nel proprio impianto, a sostenere interamente il danno. Il cliente che vuole usufruire del fondo deve prima di tutto procedere autonomamente alla riparazione della rottura a proprie spese e comunicare poi a Hera, entro 30 giorni, l’avvenuta sistemazione allegando tutta la documentazione, tra cui una foto della rottura e della lettura finale del contatore”.

Hera comunica comunque che è possibile rinunciare al pagamento di questo fondo, chiaramente perdendo la copertura: “Aderire al fondo, comunque, non è obbligatorio: chi non volesse partecipare può comunicarlo in qualsiasi momento e senza nessun costo, anche nei mesi successivi all’avvio. Per la rinuncia si può compilare e consegnare in qualsiasi momento l’apposito modulo in distribuzione presso tutti gli sportelli clienti Hera e scaricabile sul sito (www.gruppohera.it/fondofugheacqua). Inoltre, è sempre possibile chiamare il Servizio Clienti Hera Famiglie (800.999.500) o quello Aziende (800.999.700): Hera provvederà a spedire via posta o e-mail ai cittadini interessati il modulo da compilare”.

Qui sorge un’altra questione, sollevata, ad esempio, da Sandro Mandini, consigliere regionale dell’Italia dei Valori e vicepresidente dell'assemblea regionale: “Mi domando se le modalità con cui Hera si appresta ad incassare un nuovo balzello sia del tutto regolare e normativamente ineccepibile. Non discutiamo sia chiaro l’idea di costituire il fondo, ma in maniera totale le modalità con cui sarà applicato tale prelievo ai contribuenti. Infatti l’addebito avverrà in maniera automatica e per ‘distaccarsi dal servizio’ la prassi non pare esser tra le più semplici. E se qualcuno non si accorge della cosa, come ad esempio una persona anziana con problemi di lettura? Ecco in questo caso il problema sarà tutto dell’utente, perché per quanto già versato non vi sarà la possibilità di ricevere nessun rimborso. Questo modus operandi, tenendo conto che stiamo parlando di una azienda municipalizzata, mi lascia esterrefatto. Ritengo che una procedura diversa, dove in prima battuta e prima di iniziare il ‘prelievo forzoso’ venisse richiesto ai consumatori se volessero aderire als ervizio o meno, sarebbe stata decisamente più trasparente nonché tutelante nei confronti degli utenti, sui quali come sempre avviene, vengono scaricate imposte di ogni tipo ed in casi come questo, quasi in maniera celata. Lancio quindi l’ennesimo appello ai sindaci perché in quanto titolari delle quote di maggioranza, si rendano garanti verso i cittadini della correttezza di tale procedura, che ricorda molto la modalità con cui vengono attivati servizi non richiesti dalle compagnie telefoniche”.