Ricordo ancora, dopo tanti anni, questa frase, in lingua francese che era riportata nella pagina di letteratura francese studiacchiata di malavoglia alle superiori. La parte riguardante le “Guerre di religione” l'avevo studiata per tutta l'estate per prepararmi all'esame di riparazione: l'aver giocato a pallacanestro in classe utilizzando il cestino della carta come canestro non era stato preso troppo bene, giustamente, dalla professoressa che aveva pensato bene di volermi rivedere, possibilmente pentito, nella sessione di esami di settembre. Ricordavo e conoscevo il pezzo quasi a memoria ma questa piccola frase non mi andava proprio giù e dopo aver letto Pavese, Boll (sulla “o” ci vorrebbe la dieresi) e Russell ero propenso a credere che o loro avevano torto o comunque qualcosa non tornava…

A migliaia, a decine e centinaia di migliaia stanno fuggendo dall'Iraq nord-est verso non si sa bene dove, verso terre che a loro non appartengono, in assenza di qualsiasi pur minima possibilità di accoglienza, di ricominciare una vita che forse non è mai iniziata in cerca di un futuro appena decente: le strade già insicure e malfide sono intasate da auto, carri e carrette stracolmi delle piccole cose che ci circondano ogni giorno, cose che ci fa piacere avere attorno a noi e con le quali condividiamo il quotidiano trascorrere delle ore.

La stampa internazionale ci rimanda immagini di una desolazione che per nostra fortuna (nostra di chi come me è nato circa alla metà del secolo scorso) non ci è mai appartenuta: anziani e vecchi che cercano riposo sdraiati su di una stuoia in mezzo alla polvere, genitori che scrutano l'orizzonte in cerca di capire cosa ci possa essere oltre la linea che chiude l'orizzonte laggiù lontano, oltre la nebbia polverosa e densa di incertezza, bimbi che con gli occhi dell'innocenza, così scuri e già seri, si interrogano circa la destinazione scelta dai loro genitori e adolescenti che si aggirano increduli interrogandosi circa il mondo nel quale sono costretti a vivere.

Noi guardiamo queste immagini che sembrano non appartenerci, forse, mentre sfogliamo distrattamente il giornale, o gustiamo l'ultimo frutto maturo di stagione, una bibita fresca, un cucchiaino di gelato. Da cosa fuggono? Fuggono da chi crede in un Dio diverso dal loro, ovviamente molto cattivo o, come minimo, mal interpretato da qualche malintenzionato di turno, un Dio con i capelli scuri e una lunga barba anch'essa scura, così diversa dalla chioma bianca, come del resto la barba, da sempre rappresentata da pittori di tutte le epoche su centinaia di tele e di affreschi, non da ultima la splendida immagine proprio al centro della volta della Cappella Sistina che vede il dito del Dio trasmettere all'uomo lo spirito della vita: immagino ci sia stato un  errore di trasmissione perchè tutto il buono dello spirito deve essere rimasto al mittente …

Noi siamo andati là, carichi di bontà e di carità a portar loro la nostra verità, il nostro modo di intendere la vita, l'educazione dei nostri figli, l'amore per le nostre donne e tutti gli altri simili a noi e loro, che la pensano diversamente da noi (cattivi e perfidi) ci stanno cacciando, con la violenza delle armi, con la stupida cecità che da sempre contraddistingue ogni forma di religione: non ci saremo per caso dimenticati delle crociate o delle cacce alle streghe o delle scomuniche e torture a scienziati e studiosi? Cose d'altri tempi dite? Ma se è di pochi anni fa il serio tentativo di confutare la teoria evoluzionistica di Darwin! Noi discendiamo da quel dito, quello dipinto dal grande Michelangelo là sulla volta altrochè da una scimmia.

A dire il vero, qualche giorno fa mi aggiravo lungo una spiaggia della nostra costa e mi dilettavo ad osservare il pubblico, numeroso, che affollava le lunghe file (quante!) di ombrelloni: sotto ogni ombrellone diversamente e vistosamente colorato, giovani e meno giovani, signore e signori, magri e panciuti, comodamente distesi su arcuate sedie a sdraio, tutti immancabilmente intenti ad osservare ed interagire con l'ultimo modello di smartphone appena acquistato, cercando di capire la via di soluzione dell'ultimo giochino scaricato o di uscire da quella maledetta videata che nessuno aveva chiesto ma che compare sempre indesiderata ed impertinente o a rispondere a lunghe file di sms tutti eguali (come stai? c'è Anna con te? qua fa caldo e lì? hai presente quel pezzo di … della tua vicina di casa – questo bisogna cancellarlo prima che l'Anna lo legga … -? mi telefoni questa sera?).
Tutti brevi messaggi stracolmi di significato e di urgenza e tutti impegnati ad individuare quel maledetto tasto che cancella quella riga o che, ma si, quello che mi aveva insegnato la Giorgia, dove si sarà cacciato!

Sovente il dito si solleva dal piccolo schermo e cerca di individuare il prurito tra le ciocche proprio al centro della testa, penetra nell'orecchio destro o coadiuvato dal pollice oppositore accarezza il mento e, non di rado, si introduce nella narice sinistra, subito seguito da una ispezione visiva a contottanta gradi: “Non mi avrà visto qualcuno …?” Non ho notato troppa differenza da quella scimmia anzi, nella furia dell'orango che esce dal fogliame dibattendosi il petto con le lunghe braccia pelose, in difesa della sua terra e della sua gente, noto un certo senso di nobiltà e sicurezza che raramente mi appartiene.

Comunque noi siamo andati là ad esportare tutto ciò, tutto ciò che ci appartiene e che fa parte della nostra cultura bi-millenaria, la nostra verità, il nostro credo, la forma e la sostanza della nostra società, quella società perbenista ed ordinata sempre in prima fila, giacca rigorosamente scura, nelle importanti assemblee religiose salvo essere arrestata all'uscita dalla chiesa per appropriazione indebita, mafia, aggiotaggio e quant'altro, quella stessa società che vede capitani di vascello che hanno abbandonato la nave nel momento del pericolo tenere lezioni all'università, la stessa che scende a patti con un pregiudicato per le modifiche alla nostra costituzione e che ci promette, da sempre, domani vedrai…

Pochi quei veri religiosi che si rimboccano le maniche della camicia e lottano fianco a fianco con la gente bistrattata, ricattata, impoverita, sottomessa, ingiuriata e, in una parola, declassata e troppi quelli che vivono in palazzi o in appartamenti/attico di 700 metri quadri, troppi quelli che insegnano le povertà e vivono in agio. E noi siamo andati là ad esportare la nostra verità? a convincerli? a convertirli? Quelli che non ci hanno creduto hanno imbracciato il fucile e ci cacciano: ci dicono che sono capaci di sbagliare da soli e sono pure bravi!

In questo mondo in piena evoluzione, le religioni convergono: ci deve essere un errore.

(Mauro Magnani)