David Belisle, allenatore del Rhode Island (squadra di baseball giovanile del New England), tiene un discorso commovente ai suoi piccoli giocatori dopo l'eliminazione dalla “Little League World Series” per mano dei coetanei di Chicago. I bambini non riescono a trattenere le lacrime, anche perché sanno che questa è la partita d'addio del loro coach. “Le lacrime sono condivise, perché questa è l'ultima volta che vi alleno – spiega emozionato Belisle -. C'è tutto lo stadio che salta per voi, perché la gente ama chi lotta e non si arrende”. Il discorso si conclude con un grande abbraccio tra i piccoli e l'allenatore.

Gian Paolo Montali (giocatore e allenatore di volley) in un suo libro ricorda che “È possibile insegnare a un tacchino a salire in cima a un albero, però per quel lavoro sarebbe meglio assumere uno scoiattolo”. Con questa frase, ha spesso cercato di convincere il presidente della sua squadra a sforare il budget per acquistare un ultimo giocatore indispensabile. A volte ci è riuscito, ma si è reso conto che non esistono squadre di soli scoiattoli, e che vincere con i tacchini da molta più soddisfazione.

In ogni azienda un manager deve misurarsi con risorse finite, e i tacchini sono statisticamente più numerosi degli scoiattoli. Il segreto del successo sta dunque nel costruire una squadra in cui i “tacchini” possano essere motivati, allenati, sostenuti, per andare oltre i propri limiti e raggiungere risultati che nemmeno loro pensavano di ottenere.

Infine, ripensando a Conte, al suo stipendio pagato con risorse di tutti – visto che è un allenatore di una Federazione affiliata al Coni – e alle risorse che scarseggiano sempre per le attività sportive di base, mi viene da pensare che oggi lo sport potrebbe essere una grande scuola per promuovere il desiderio delle persone a migliorarsi di continuo, in una grande opportunità per i tanti giovani del nostro paese, per aiutarli a essere un po’ più scoiattoli e un po’ meno tacchini.

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(Tiziano Conti)