Imola. Non c’è solamente la Cesi con l’acqua alla gola nell’edilizia dell’Emilia-Romagna dove si contano ben 75 coop del settore che non possono reggere davanti a un mercato in forte crisi. Che fare allora? I sindacati di settore di Cgil, Cisl e Uil il 5 settembre hanno spiegato la loro proposta in assemblea con i lavoratori della Cesi ormai esasperati e stressati da mesi di lotta e presidi.

 “Chiediamo che Legacoop faccia partire la riorganizzazione dell’edilizia regionale come va dicendo sapendo che non c'è più un minuto da perdere – commenta Luigi Giove della Fillea-Cgil -. E’ chiaro che bisogna accorpare le aziende in 10-15 poli che non si facciano concorrenza fra loro comprendendo le imprese che non attraversano una crisi così forte come a Imola”.

 “A tal punto – ha ribadito Antonio Cupone della Feneal-Uil – servono risorse che il ministero del Lavoro e dello Sviluppo economico possono dare sotto forma di ammortizzatori sociali con la cassa integrazione di 24 mesi rinnovabile con più 12 mesi e altri 12 mesi. Poi ci sarà da affrontare il tema degli esuberi”.

“Ricordiamoci – ha sottolineato infine Cristina Raghitta della Filca-Cisl – che la drammatica situazione del settore edile si porta dietro quella dell’indotto come gli infissi e altro ancora. Insomma, dovrebbe essere trattata dal governo come la crisi di grandi aziende quali Parmalat o Fiat con gli annessi aiuti”.

(m.m.)