Bologna. Il 15 settembre può essere una data importante per la sanità e la (forse)per  politica della nostra Regione. Quel giorno, probabilmente, il pubblico ministero Morena Plazzi prenderà una decisione sull’indagine a carico dell’assessore Carlo Lusenti, del direttore generale del comparto, Tiziano Carradori e della funzionaria Bruna Baldassarri, indagati, a vario titolo, per falso in atto pubblico e concussione.

Il magistrato ha inviato agli interessati la notifica della chiusura delle indagini a loro carico e intorno a metà di questo mese sapremo quali saranno le sue decisioni.

Si tratta di una brutta storia, che non porta onore né ai soggetti coinvolti né alla sanità regionale. Noi siamo partiti da coloro che hanno dato il là alla vicenda. Si tratta, e vogliamo essere chiari, del punto di vista della parte che si sente offesa, di una verità quindi e non ancora della “verità”, però su quelle basi è nata un’inchiesta.

Di cosa si tratta? Il fatto in realtà è semplice. Come tutti sappiamo la sanità pubblica ricorre ai privati per rispondere alle richieste di cura dei cittadini. La Regione annualmente stanzia la cifra da destinare al mondo delle cliniche private e stabilisce delle regole.

Nel nostro casi si tratta di prestazioni che riguardano la cardiochirurgia di alta specializzazione. Sono due le realtà in grado di affrontare questo settore: quella rappresentata del gruppo Garofalo (con l’Hesperia di Modena) e quella del Gruppo Villa Maria che fa capo a Sansavini. Come si stabilisce questa alta specializzazione? Esiste una Determina della Giunta regionale che definisce i criteri, e al primo posto c’è quello di effettuare, nella clinica che chiede una fetta del budget, 300 interventi l’anno.

Ogni anno dunque viene stabilito il budget per questo settore che viene a suo volta suddiviso fra i soggetti che possono erogare le prestazioni. Ma attenzione, non si può “sforare” il tetto imposto dalla Regione, e se succede non viene riconosciuto dall’amministrazione e quindi non pagato.

In Emilia Romgna ci sono appunto due soggetti in grado di farsi carico di queste prestazioni ma quando si arriva alla redistribuzione del somma prevista ci si accorge che il Gruppo Garofalo si presenta al tavolo con una clinica, l’Hesperia e il Gruppo Villa Maria con tre strutture. Ma di queste, secondo la valutazione del gruppo Garofalo, solo una (Villa Maria Cecilia a Cotignola) è in grado di competere con la qualità dell’Hesperia e rispetta i parametri regionali.

Cosa è successo?  Il Gruppo Villa Maria ha posto in “competizione”  anche le altre due cliniche, che di fatto sono state utilizzate come una sorta di “contenitore di riserva”. Secondo i legali del Gruppo Garofalo in questo modo il Gruppo Villa Maria poteva recuperare l’extrabudget della clinica principale.

Il gruppo Garofalo ha fatto notare questa situazione ai responsabili regionali e quindi l’anno scorso, quando doveva essere sottoscritta la nuova convenzione con le cliniche, Hesperia ha fatto presente che due delle tre cliniche che facevano capo al Gruppo Villa Maria non potevano partecipare alla suddivisione del budget perché non raggiungevano gli interventi previsti, ed erano lì forse per altri motivi. Il Gruppo Garofalo ha corredato queste riflessioni con note e grafici.

La risposta della Regione, è stata brutale: prendere o lasciare. Peccato che nel corso dell’incontro qualcuno abbia registrato le dichiarazioni di Carradori e Baldassarri, e secondo i legali del gruppo Garofalo quelle parole confermano che il favoritismo verso il Gruppo Villa Maria era ben noto.

E allora non rimaneva altra strada se non andare davanti ad un giudice. E tra poca sapremo come finirà il primo round di questo duro confronto.

 

p.s.  alleghiamo un interessante scambio di lettere fra i legali del Gruppo Hesperia, l’allora presidente Errani e il direttore Carradori.

 

(m.z.)