Imola. E’ morto Germano Sartelli, portato via da una malattia che l’aveva colpito da tempo. Nato a Imola nel 1925, Sartelli non ha mai amato i palcoscenici, pur essendo un artista di fama internazionale. Da sempre facente parte della piccola comunità di Codrignano, qui aveva il suo atelier nel quale ha lavorato fino all’ultimo per dare vita a quelle pitture e sculture che lo hanno reso famoso in tutto il mondo.

“La scomparsa di Sartelli è una perdita che ci lascia tutti più poveri – commenta l’assessore alla Cultura, Elisabetta Marchetti -. E’ stata fortunatamente una lunga storia quella tra Germano Sartelli e i Musei civici di Imola, fatta di numerosi incontri, di scambi di idee, di mostre, di conversazioni e laboratori con il pubblico e con i bambini, di feste e di tante occasioni in cui Germano ha mostrato la sua generosità attraverso il dono di opere”.

La collaborazione inizia nel 1988 quando per l’apertura della Pinacoteca in San Domenico dona alcuni lavori storici realizzati con le ragnatele, opere emblematiche della sua precoce scelta di utilizzare materiali non pittorici, attingendo al mondo della natura, scegliendo oggetti di scarto, tracce trascurate e dimesse come lamiere accartocciate, cicche di sigarette, foglie, legature in vimini, grovigli di fili, grumi di terra.

Continua con una ampia  mostra personale Sartelli 1954-1994 allestita nel 1994 nel quadriportico del Museo di San Domenico, con il dono nel 2002 della grande scultura informale esposta alla Biennale di Venezia del 1964 e ancora recentemente nel 2011, in occasione dell’inaugurazione del nuovo Museo di San Domenico, quando Germano dona una delle sue opere in cui le legature in vimini raccolte nelle vigne diventano quasi segni di un alfabeto sconosciuto che compongono sulla tela una scrittura misteriosa e raffinata.

Ma in questi anni la frequentazione e il confronto tra Sartelli e i Musei imolesi, le imprese comuni, la condivisione del modo di intendere l’arte – di viverla, di crearla e di renderne partecipi gli altri e la comunità – sono state tante, grandi e piccole.

Dalla attività didattica intitolata Sartellini condotta dal Servizio educativo dei Musei con le classi delle scuole imolesi  che ha portato i bambini a creare, sulle orme dell’artista, proprie espressioni artistiche attingendo a piene mani oggetti dalla natura circostante e dal mondo domestico dando loro un nuovo significato e una nuova visione: un percorso che ha sollecitato senso critico e consapevolezza nei bambini e li ha avvicinati con semplicità ai linguaggi dell’arte contemporanea. Ai laboratori per adulti condotti dallo stesso artista che, parco di parole ma generoso di gesti, faceva vedere come lavorava fogli di carta utilizzando con estrema sapienza e delicatezza la sega elettrica e il flessibile,  rendendo partecipi della magica nascita dell’opera. O ancora la creazione di quattro espositori per i manifesti delle attività dei Musei e dei servizi culturali cittadini, collocati nelle piazze e nelle strade del centro storico, realizzati in lamiera con la sua tipica lavorazione fatta di incisioni, erosioni e applicazioni di fiori e poetiche presenze.

Infine un’occasione particolare: nel 2004 Germano compiva ottant’anni ed i Musei hanno organizzato per lui, e per la città che poteva così incontrarlo e conoscerlo, una festa di compleanno. Tre critici, Andrea Emiliani, Roberto Daolio e Claudio Spadoni che da una vita lo conoscono, lo amano e lo ammirano, hanno parlato del suo lavoro, della sua originalità e coerenza, della sua importante presenza sulla scena dell’arte contemporanea nazionale, dell’intelligenza, intensità e leggerezza di pensiero e di opera di “questo ineffabile pellirosse della nostra Romagna”.