E’ stato arrestato nel pomeriggio di ieri attorno alle 14 e 15, nel piazzale antistante la chiesa nei pressi dell’Admiral Point di Dogana. Fiorenzo Stolfi, già tra gli indagati della prima ora nell’ambito dell’indagine sul “conto Mazzini”, vede pendere sul suo capo pesanti contestazioni che vanno dall’associazione a delinquere al riciclaggio.  A prelevare l’ex Segretario di Stato agli affari esteri sono stati gli agenti della polizia giudiziaria impegnati nella corposa indagine sulla Tangentopoli sammarinese, coordinata dal pool dei Commissari della Legge Buriani, Morsiani e Volpinari che hanno firmato l’ordinanza di custodia cautelare in carcere motivata dal pericolo di reiterazione del reato e di inquinamento delle prove. Stesse motivazioni che hanno portato al carcere dei Cappuccini Moris Faetanini, ritenuto il prestanome di Stolfi.

Sono pesanti le contestazioni che vengono mosse all’ex Segretario di Stato agli affari esteri Fiorenzo Stolfi. Sono pesanti perché investono la sua lunga attività di uomo politico, dall’‘83 in Consiglio, e membro di governo, esercitata, secondo l’accusa, per un preponderante interesse personale.

L’indagine, considerati tutti i filoni e tutte le contestazioni,  complessivamente ricostruisce le movimentazioni per centinaia di milioni di euro di denaro ritenuto di provenienza illecita, oltre a  indicare proprietà immobiliari e interessenze in società, banche e finanziarie.

 

Gli scopi dell’associazione a delinquere

La contestazione più pesante nei confronti di Fiorenzo Stolfi è l’associazione a delinquere. Una accusa che, in questa branca dell’indagine scaturita dalle ricostruzioni mosse dai libretti del “conto Mazzini”, vede coinvolti anche Gian Luca Bruscoli, socio di Banca Commerciale Sammarinese e amministratore di fatto di Finproject, e Nicola Tortorella, procuratore speciale di Finproject e amministratore di società collegate alla finanziaria. Oltre a questi anche, di nuovo, Giuseppe Roberti, socio e amministratore di Bcs.

Secondo i Commissari della Legge l’associazione a delinquere era finalizzata a nascondere la provenienza illecita di denaro derivante da reati contro la pubblica amministrazione. Fondi neri che venivano reinvestiti in attività finanziarie e in immobili. Questo faceva da preludio all’altra finalità del gruppo, cioè quello di acquisire attività economiche nei settori, appunto, finanziario e immobiliare. Per agevolare tale attività lucrosa, l’associazione a delinquere aveva anche lo scopo di condizionare le istituzioni e, in particolare, l’autorità di vigilanza bancaria e finanziaria, mettendo al riparo da possibili verifiche scomode i soggetti vigilati vicini all’associazione.

 

II controllo delle istituzioni e il voto di scambio

Nel controllo delle istituzioni era fondamentale il condizionamento del libero esercizio del diritto di voto. E i magistrati indicano l’acquisto del consenso attraverso il pagamento dei viaggi elettorali con la confluenza dei voti così “scambiati” con gli elettori esteri, a favore di liste e candidati vicini all’associazione a delinquere.

Quindi, altra finalità del gruppo criminale, era quella di collocare persone vicine al gruppo, in posizioni strategiche, in modo che queste si facessero portatrici di quelli che i magistrati ritengono interessi illeciti di parte, a discapito di quelli dello stato. Tutto questo per ottenere vantaggi attraverso provvedimenti normativi o amministrativi favorevoli. In tale modo veniva, secondo l’accusa, condizionato il funzionamento di organi costituzionali, della Pa e veniva falsato persino il risultato delle elezioni attraverso una fitta rete di conoscenze in tutti gli ambiti.

 

A ciascuno il suo ruolo

Secondo la ricostruzione dei magistrati ciascuno dei soggetti ai quali viene contestata l’associazione a delinquere aveva il suo ruolo. Stolfi, facendo leva sulla sua carica di membro del Congresso di Stato e del Consiglio grande e generale, poteva contare sulle sue influenze politiche, istituzionali, e sugli innumerevoli rapporti della sua condizione di uomo politico importante. Relazioni nel mondo della politica, ma anche dell’economia e della finanza, le aveva anche Roberti, che per gli inquirenti agiva attraverso Bcs. In più all’associazione davano il loro apporto anche Bruscoli e Tortorella, che attraverso manovre finanziarie schermavano il denaro di illecita provenienza, utilizzando sia Banca commerciale che diverse società finanziarie, tra le quali, oltre a FinProject, Prado Fin, SeFi e Trecentouno.

 

Il riciclaggio e il libretto Giulio

Otre all’associazione a delinquere a Stolfi viene contestato anche il riciclaggio. A dicembre 2013, quando Stolfi si recò dalla magistratura, disse che la firma sui documenti per quel giro di denaro, non era la sua. Evidentemente, però, gli inquirenti non devono avergli creduto, ed hanno ricostruito tutte le movimentazioni di quel libretto “Giulio”. Per tali movimenti a Stolfi viene contestato il riciclaggio assieme a Bruscoli e Tortorella. Un riciclaggio di oltre 2.142.000 euro che dal libretto “Giulio” vennero trasferiti sul mandato fiduciario presso Finproject, sempre denominato “Giulio”. A compiere i trasferimenti di denaro, nel dicembre 2009, furono Tortorella e Bruscoli, con lo scopo di evitare, secondo i magistrati, che si potesse risalire a Stolfi.

 

L’appartamento di Stolfi a Miramare e il finanziamento senza canoni

Tra le numerose proprietà immobiliari di Stolfi, viene ricostruita dagli inquirenti, tra le altre, l’acquisizione di un appartamento a Miramare, utilizzando società schermo e soldi che, apparentemente derivanti da un prestito, erano in realtà dello stesso Stolfi e di provenienza illecita. I soldi sul libretto “Giulio” arrivavano in parte anche da quello denominato “Arrivederci”. Il libretto, cioè, dove Lucio Amati aveva fatto confluire i denari, mossi da Giuseppe Roberti, per ottenere  la licenza bancaria di quello che poi diventerà il Credito Sammarinese.

Estinto il libretto “Giulio” a favore dell’omonimo mandato fiduciario, da questo FinProject aveva erogato un finanziamento di 350mila euro a Stolfi, a favore della srl “La Spiaggia”, di cui Stolfi era socio. C’era però un accordo segreto nel quale si attestava che in realtà quei soldi usciti dal mandato fiduciario “Giulio”, non erano affatto un finanziamento, ma denari dello stesso Stolfi. In più questi soldi erano usciti dai conti di un’altra società, la Casati srl. Quindi “La Spiaggia” con quei denari acquistò un appartamento per 321mila euro circa a Miramare, e i restanti 29mila euro circa furono ritirati da Stolfi in contanti. Di questo finanziamento erogato nel maggio 2010, però, non risulta siano mai stati pagati i canoni per restituirlo. Per giustificare questa anomalia, nel marzo di quest’anno secondo l’accusa, Stolfi ha provveduto ad una proposta transattiva, per la restituzione dei fondi ricevuti all’epoca, grazie ad un nuovo finanziamento concesso da Asset Banca.

 

I libretti “Fluo” e “Mercedes” e il versamento da un miliardo di lire

L’altra contestazione di riciclaggio che coinvolge anche Moris Faetanini, l’altro arrestato di ieri, parte dal versamento di un miliardo di lire, in due soluzioni a distanza di una settimana, nel marzo del 1998. Questi soldi li versò Stolfi nel libretto “Fluo”.  Poi nel 2007 ci versò altri 137.500 euro in contanti e alla fine il saldo complessivo era di oltre 675mila euro. Questi furono prima investiti in certificati di deposito e poi, nel dicembre 2009, frutti compresi, diventarono due assegni non trasferibili intestati a Moris Faetanini, per complessivi, 716.900 euro circa. Faetanini li versò sul suo conto e poi con bonifico li trasferì su quello della sorella Morena. Questi denari nel dicembre 2009 si unirono a quelli del libretto “Mercedes”, formando un gruzzolo da oltre 1.150.000 euro. Denari che attraverso una serie di complessi passaggi e operazioni immobiliari vengono ricondotti dagli inquirenti all’attività di Stolfi.

(Antonio Fabbri)