Imola. C’era una tensione palpabile la mattina dell’11 settembre alla manifestazione in ricordo delle vittime della strage delle torri gemelle a New York al parco dedicato al terribile attacco terroristico. Al termine, una stretta di mano finale tra il presidente della Casa della cultura islamica Mohamed Sabir e il vicario generale della Diocesi  monsignor Giovanni Signani ha contribuito in parte a svelenire il clima che si era creato dopo la dura lettera del vescovo Tommaso Ghirelli.

“Dopo l’11 settembre la nostra comunità – ha ricordato Mohamed Sabir –  ha subito pesanti persecuzioni  mediatiche i cui effetti perdurano ancora oggi.  Quella tragedia riguarda tutti noi, nessuno può sentirsi  al riparo dall’odio reso cieco dal fanatismo. Tanti cittadini, nati e cresciuti in Europa, che hanno frequentato le scuole occidentali sono andati a combattere con l’Isis e per questa ragione noi siamo convinti che il miglior modo di combattere il terrorismo siano la cultura, il dialogo ed il confronto costruttivo, lontano dai discorsi mediatici di certi partiti” con riferimento a richieste di partiti del centrodestra di chiusura del loro Centro di Imola in via Ercolani.

Ma Sabir non ha lasciato passare sottotraccia la lettera del vescovo Tommaso Ghirelli: “Siamo sorpresi e rammaricati per l’uscita violenta e aggressiva  contro la nostra comunità, condividiamo la preoccupazione del vescovo e servono attenzione e vigilanza per non accrescere l’odio sociale”.  Dopo aver espresso la consapevolezza  delle sofferenze dei cristiani Sabir è entrato a gamba tesa sull’Isis: “gruppo di atroci e crudeli assassini lontani anni luce dall’insegnamento dell’Islam, definito come un raggruppamento di miscredenti e la nostra comunità ribadisce la sua forte condanna”. Da lì la richiesta a monsignor Ghirelli di “ritirare le sue inopportune dichiarazioni” con l’invito a un “impegno comune per rafforzare i canali del dialogo e combattere l’ingiustizia sociale che esaspera i conflitti, terreni fertili del fondamentalismo”.

“Siamo qui – ha detto il vicario Signani – per un no alla violenza, alla distruzione e all’uccisione delle  persone per odio razziale o religioso, e per un si alla pace e alla convivenza rispettosa”.  Monsignor Signani ha sottolineato che “l’intervento del  Vescovo è stato frainteso, strumentalizzato, andava ben oltre. Sono stati esasperati i contenuti ma penso che la lettera debba  essere proprio colta in questa dimensione di  accoglienza che viene di fatto dalle parrocchie, dalle Caritas diocesane, dall’attenzione alle persone. Non si chiede loro  da “dove vengono  e  di che religione sono” quindi dispiace molto al vescovo stesso il fraintendimento in quanto non c’è nessuna volontà di esasperazione, anzi c’è un desiderio di poter continuare proprio nella solidarietà, nella pace”.