Lugo (Ra).Abbiamo velocemente incontrato Maurizio Roi quando ha deciso di lasciare la poltrona di presidente della Fondazione Cassa di Risparmio.

E  ha cominciato la nostra chiacchierata con alcune rapide pennellate sulle sue scelte da dieci anni a questa parte.

“Quando ho smesso di fare il sindaco (giugno 2004), mi sono occupato, per un anno, dell’Ater a tempo pieno, poi mi hanno chiesto di seguire con particolare attenzione la Toscanini e posso dire che non si tratta di una lavoro semplice, tanto è vero che continua ancora adesso

Ora il sindaco di Genova, Doria, mi ha proposto di occuparmi fino alla fine dell’anno del teatro della città (che non è messo per niente bene) e quindi ora sono impegnato in questa avventura.

Significa lasciare la Fondazione, ma continuerò a seguire le vicende politiche lughesi.”


Al termine di un lungo excursus, davvero interessante, che abbiamo dovuto sintetizzare in queste poche righe, abbiamo chiesto a Maurizio Roi come vede la città che ha governato per molto tempo.

“Io la vedo bene, vedo un sindaco che sta introducendo un elemento di dinamismo e vivacità. Lugo adesso è più frizzante, e lo si può vedere da piccoli dettagli. I bar con i dehors, adesso, danno lanciano un segnale nuovo, è come se la città sentisse la giovane età del sindaco e dei suoi collaboratori.

Vedo anche una buona squadra di sindaci…”


Ma è anche nato un problema: c’è chi non comprende la scelta di Piovaccari, sindaco di Cotignola, come presidente dell’Unione dei Comuni. Viene vissuta come una decisione poco lungimirante.

“Io credo di avere un po’ inventato questa Unione dei Comuni. Feci poi la scelta di cedere la presidenza al comune di Bagnacavallo per cercare la pace con le altre realtà, ma devo dire che non  ottenni alcun risultato. Penso, quindi, che la scelta del presidente sia un’opzione libera, senza avere alle spalle complicati meccanismi politici.

Dipende dalle opportunità. Il peso di Lugo è automatico, e vedo che i sindaci hanno trovato un accordo fra di loro e devo dire che può essere utile perché l’Unione dei Comuni deve fare un salto di qualità netto.”


E in che direzione?

“Non è più una scelta burocratica e amministrativa per la gestione dell’esistente, ma l’elemento che incide profondamente nella individuazione delle strategie politiche del territorio.”


Quindi…..

“ La svolta si fa se i comuni operano cessioni di autorità sul piano strategico e politico. L’Unione dei Comuni non è un’operazione per risparmiare sulla cancelleria o per unire servizi già esistenti, ma serve  per costruire un comune grande, che è composta dai municipi e si chiama Bassa Romagna.

La mia grande sconfitta non fu cedere la presidenza, ma cedere sulle scelte di fondo, sul punto determinante: un unico governo del territorio.”

 

(m.z.)