Che il ’68 sia Grande storia, nessuno può negarlo. Grande perché planetario. Grande perché capace di operare una rivoluzione tutt’altro che effimera nella mentalità, nel costume, nella legislazione di molti Stati del mondo. Come sempre fu un punto d’arrivo di qualcosa che maturava nel profondo, soprattutto nei Paesi di cultura europea, e fu punto di partenza di una serie di riforme che incisero in modo visibile negli assetti della società: di quella italiana sicuramente. Vedere da qui, cioè dal basso della provincia, il germinare di questo movimento, significa sentire che veramente da certe ventate nessuno è al riparo.

Queste mie brevi note nascono più che da ricordi, da una ricognizione sommaria di materiali documentari conservati presso il Cidra, e di cronache sui settimanali locali: le memorie personali, magari venate di nostalgia o amputate dalle rimozioni, hanno qualche volta bisogno di un confronto con le “reliquie” cartacee.

1968. Un rapido giro d’orizzonte ci fa cogliere le emergenze del momento: la guerra nel Vietnam solleva negli Usa ondate di protesta che si intrecciano col movimento per i diritti civili dei neri. Martin Luther King viene assassinato il 4 aprile, Robert Kennedy il 5 giugno. In Europa governano ancora vecchie dittature di destra, in Portogallo con Salazar e Caetano, in Spagna con Francisco Franco. In Grecia un colpo di stato il 21 aprile dell’anno prima ha insediato un regime militare.

In Italia la politica è dominata dai partiti rinati nella Resistenza, con la Democrazia Cristiana che dal 1948 è il partito di maggioranza relativa. Il Partito Comunista alle elezioni politiche del maggio 1968 ha aumentato i voti alla Camera e ha raggiunto il 26,9 %. Il Partito Socialista, ricongiuntosi con il Partito Socialista Democratico, ha visto staccarsi la sua ala sinistra che ha fondato il Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria: al Senato si è presentato insieme col Pci (30%). Tra le sue fila, personaggi autorevoli come Vittorio Foa.

15 giugno 1968: gli studenti imolesi si interroganoInquietudini affiorano dalla società in mutamento, dai suoi giovani che non sanno di godere di un benessere mai conosciuto dai padri, e soprattutto di migliori opportunità di crescita culturale. Non si accontentano: perché dovrebbero? Sentono il peso di bardature famigliari e scolastiche, di un paternalismo che si esercita anche dentro i partiti di sinistra. Fiutano il vento. Con estrema energia in tutta Europa – leggiamo in un volantino del 15 giugno – con manifestazioni, occupazioni, scontri di piazza, si è manifestata un nuova forza politica: il Movimento studentesco. Chi sono gli studenti che lottano contro le polizie di tutto il mondo? Cosa vogliono? Quali sono gli obbiettivi della loro lotta? Cosa li unisce alla lotta di classe? La sollecitazione viene dal movimento bolognese, e ora anche Imola si è mobilitata e alla Camera del Lavoro (allora in via Cosimo Morelli) è indetta una tavola rotonda cui partecipano esponenti della cultura e della politica cittadine. Tema: “Rapporti tra studenti ed operai nelle lotte politiche di Francia: ripercussioni e sviluppi nella situazione italiana”.

Qualche giorno dopo un altro volantino ribadisce: Nonostante vent’anni di cosidetta democrazia e parità di diritti tutti i lavoratori sanno bene che questa parità di diritti è una mistificazione. La classe dominante e i suoi strumenti hanno stabilito una situazione di sfruttamento: i pochi sfruttano i molti. Anche nella scuola la classe dominante esprime la sua volontà di privilegio precludendo l’accesso alle scuole superiori ai figli della classe operaia: su 100 universitari neanche 10 sono figli di operai. La firma è del Movimento studentesco imolese.

Sono fogli riprodotti a ciclostile, lo strumento principe della comunicazione di allora. Strumento elementare, ma che porta parole e prospettive che travalicano i limiti della provincia: In Francia, alla Fiat, a Valdagno, operai e studenti hanno lottato insieme per gli stessi obiettivi: abbattere un sistema che li accomuna nello sfruttamento e nello svuotamento dei valori umani. W l’unità fra operai e studenti. Pensiamoli questi ragazzi (o ragazze?) che pestano lunghi testi su di una matrice infilata in una macchina da scrivere meccanica, che incidono titoli e slogan a mano o con un normografo, e anche producono bellissime serigrafie a dominante rossa per i manifesti e per le copertine dei fascicoli confezionati e distribuiti dagli attivisti del movimento.

A giugno la scuola finisce, e il luogo quotidiano di incontro dei giovani si chiude. I mesi che passano Praga, agosto 1968non faranno però svanire i loro propositi battaglieri: attendono l’istituzione scolastica al varco del nuovo anno. Dopo il mitico maggio degli studenti parigini, i fermenti disseminati anche nelle Università e nelle scuole italiane, attendono l’autunno per rigermogliare. Intanto più lontano continuano ad accadere cose: l’agosto è caldo in Grecia, dove uno studente, Alekos Panagulis, attenta alla vita del colonnello Papadopoulos, e rischia la pena di morte; caldo anche in Cecoslovacchia, dove le truppe del patto di Varsavia schiacciano la speranza della cosiddetta “primavera di Praga”, il “socialismo dal volto umano”. Giovani dallo sguardo incredulo circondano, assediano inermi, i carri armati venuti da est.

Imola, Campionati mondiali di ciclismo: una provocazione mancataDa noi l’estate 1968 scivola via in una città che si riflette compiaciuta nella XVI Fiera del Santerno ed è orgogliosa di ospitare il 1° settembre sul circuito dei Tre Monti i campionati mondiali di ciclismo. Il movimento studentesco fa stampare (senza riuscire a distribuirlo) un volantino che vuole ricordare al pubblico degli sportivi la lotta dei Vietcong. Cala (ma è un attimo) la sordina sulla crisi della Cogne e sulle tensioni in altre fabbriche cittadine. Poi neImola, novembre 1968: sciopero operai e studentill’autunno tutto riaffiora.

In ottobre, mentre a Città del Messico, alla vigilia delle Olimpiadi, uno scontro tra studenti e polizia lascia un centinaio di morti sulla piazza delle Tre culture, gli studenti ritornano tra i banchi e subito mettono in campo una loro rivendicazione: l’assemblea. Allora l’ordinamento scolastico non la prevedeva. E fu proprio da questa richiesta che il movimento studentesco imolese ripartì: «Giovedì mattina gli studenti dell’Istituto Tecnico Industriale e delle “Alberghetti” hanno scioperato per rivendicare il diritto di assemblea all’interno delle scuole» (“sabato sera”, 9 novembre). Intervento della polizia, studenti contusi e alcuni fermati. Risposta pronta dei giovani, che il giorno stesso convocano l’assemblea sul monte Castellaccio (!) e organizzano per il mercoledì successivo uno sciopero di tutti gli studenti medi. Quel giorno un lungo corteo percorre la città. Ora il ’68 imolese è cominciato davvero.

Dicembre 1969: opuscolo degli studenti del Classico imoleseNegli anni la protesta, ovvero la “contestazione”, darà luogo allTracce femminili: volantino databile al dicembre 1970a formazionedi gruppi e gruppuscoli. Le divisioni, che nella realtà imolese hanno lasciato diverse tracce cartacee, mostrano – al di là di matrici culturali simili – settarismi e rigidità dottrinarie. Le ragazze poi, pressoché assenti in certi istituti più “caldi” (il tecnico industriale e l’agrario), marginalizzate spesso in ruoli di supporto logistico a preparare e diffondere i ciclostilati, non sembrano avere una voce propria. Qualcuno le definirà “gli angeli del ciclostile”, come le mamme e le nonne erano state definite “angeli del focolare”. Presto però cominceranno a elaborare una loro autonoma critica alla società. E credo si possa dire che dal pensiero femminile vennero veramente una visione nuova e strumenti concettuali nuovi da applicare allo studio del presente e del passato, e alla progettazione del futuro: momento di un’altra Grande storia che meriterebbe un’esplorazione a parte.

(Giuliana Zanelli)