Negli ultimi tempi c’è stato un tourbillons di trattative, con la discesa in campo di personaggi nuovi (Joey Saputo) e l’immancabile colpo di scena finale.

Ma andiamo con ordine: Il Presidente del Bologna Albano Guaraldi, come si sa, è da tempo alla canna del gas, tant'è che anche la quota per l'iscrizione in serie B (800.000 euro, un caffè e brioches nel mondo del calcio…) l’ha dovuta pagare Gianni Morandi.

 

Il socio forte del Bologna FC, l’industriale del caffè Zanetti, infatti fino all’altro ieri si guardava bene dal mettere un centesimo nel club. Il Bologna è sull’orlo del fallimento, capita però che in estate arrivi in città Joe Tacopina, l’esuberante avvocato d’affari noto per un tentativo d’acquisto del Bologna andato male nel 2008, ma soprattutto per essere l’uomo che ha fatto fare il passaggio decisivo alla Roma dalla fallimentare gestione Unicredit ai fondi Usa.

 

Tacopina fa un ingresso in città “all’americana”. Grandi giri di valzer: incontra tutti, amministratori e vescovi, stringe mani e fa conferenze stampa. Il suo obiettivo, dice, e acquistare il Bologna FC per conto di non meglio precisati investitori USA.  A settembre primo colpo di scena: Tacopina si ripresenta in città per versare il milione di cauzione che gli darebbe campo libero a condurre la trattativa, ma non è solo: è accompagnato da Joey Saputo, uomo notoriamente ricchissimo.
Joey è il figlio di Lino Saputo, l’uomo che da Montelepre, in Sicilia, partì per il Canada a far fortuna e a differenza di tanti altri ci riuscì: la famiglia Saputo è la più ricca del Quebec e una delle più ricche del Canada. Ha in mano il mercato caseario canadese, interessi nei trasporti e nella finanza e una grande passione: il calcio. Sono infatti proprietari del Montreal Impact, e hanno costruito e gestiscono il modernissimo stadio del club.

 

I Saputo sono ritenuti in patria ottimi imprenditori e filantropi. In Italia il loro nome è stato però sfiorato attorno al 2007 da un’indagine sulla mafia italo-americana: in un articolo dell’Espresso intitolato “Boss Connection” a firma Lillo/Nicasio si scrive che da un’indagine della Dia sarebbe emersa la dichiarazione di un faccendiere siciliano, tal Mariano Turrisi, che avrebbe parlato di un collegamento tra i Saputo e il boss italo americano Vito Rizzuto relativo al riciclaggio di circa 600 milioni di dollari attraverso la famiglia canadese. Nel pezzo si legge anche dell’amicizia e degli affari condotti negli anni ’70 che collegherebbero Lino Saputo al padrino americano Joe Bonanno. Le indagini dell’FBI e della polizia candese non hanno però mai rilevato alcun collegamento tra i Saputo e la mafia italo americana, e dopo la pubblicazione del pezzo la famiglia Saputo querela “L’Espresso” (e gli altri giornali stranieri che hanno diffuso la notizia) per diffamazione chiedendo un risarcimento di 500 milioni di dollari per i danni d’immagine ricevuti.

 

Nel luglio 2008 “il Cittadino Canadese” ci informa che la procura di Roma ha archiviato l’inchiesta “Orso Bruno” e che Lino Saputo è stato scagionato da tutte le accuse.

Naturalmente queste cose che pure sono di dominio pubblico non le troverete sulla stampa di Bologna, troppo occupata a seguire la coppia “Joey e Joe” da una cena in albergo a un incontro ufficiale, ma meno attenta a ricostruire i precedenti italiani dei magnati canadesi.
Per quanto riguarda il Bologna FC, Guaraldi e soci non si fidano di Tacopina e tentano di imbrigliare la trattativa per incassare tutto e subito, ma non ci riescono. Gli americano/canadesi sono abili comunicatori e creano uno show mediatico notevole in città, coinvolgendo le autorità e la tifoseria, creando un clima a loro favorevole.

 

A quel punto Guaraldi è alle corde: ha un timore (peraltro esplicitato sull'unico giornale che ha in simpatia l'attuale dirigenza, Stadio).  Il timore è questo: Tacopina ha messo il milione di euro di caparra. Se Guaraldi firma, gli americani diventano acquirenti in esclusiva. A quel punto però nulla è ancora compiuto, gli americani sanno bene che Albano è alla canna del gas: basta che ci sia un inghippo o che allunghino la broda per il “closing” e Guaraldi non sarà in grado di far fronte neanche alla scadenza della bolletta del telefono di Casteldebole.

 

A quel punto, se non c’è un aumento di capitale in tempi brevissimi, un qualsiasi creditore può fare istanza di fallimento. Nel caso si profilasse un fallimento gli americani potrebbero aspettare e presentare successivamente un piano di salvataggio al curatore fallimentare, acquisendo il titolo sportivo e mantenendo la categoria. Investirebbero un tot di soldi a parziale ripiano dei debiti della società, ma molto meno comunque di quanto vorrebbero incassare Guaraldi e company.
Il resto dei debiti resterebbero in capo alla “bad company” degli amici del “bar Margherita”.
E' il famoso fallimento pilotato…

 

E così arriviamo ai giorni nostri. Sull'onda di questa ossessione (non si sa quanto fondata) Guaraldi e Morandi, all'ultimo minuto, convincono Zanetti a ricapitalizzare. O meglio: Zanetti (a cui probabilmente del Bologna interessa molto meno di quel che sbandiera) capisce che in caso di crack lui non solo ci rimetterebbe i 4 milioni che ci mise 4 anni fa, ma sarebbe tagliato completamente fuori, poiché essendo azionista della società starebbe tra i “falliti” (la bad company).

 

Quindi ecco l’ultimo “colpo di scena”: Massimo Zanetti, professando quell'amore che solo a giugno non gli scaldava il cuore, corre in soccorso del suo investimento e ricapitalizza diventando a tutti gli effetti il padrone del club. Probabilmente la mossa di Zanetti serve a mettersi in sicurezza , magari per vendere il Bologna trattando da un punto di forza: rientrando cioè di tutti i soldi che ci ha messo e rimediandoci pure qualcosa.

 

Joey Saputo, infatti, non si tira indietro e anzi afferma che è pronto a investire 100 milioni di euro nel Bologna e nello Stadio Dall’Ara, un progetto che avrebbe fatto “innamorare” il sindaco Merola, e si dice pronto a trattare con Zanetti. Vedremo se la trattativa partirà davvero.
Nel frattempo Zanetti cercherà di rimettere le cose a posto, perchè una eventuale risalita in A significa comunque 35/40 milioni di diritti televisivi l'anno prossimo, con una società che con la spending review del direttore sportivo Fusco ha già ridotto il monte ingaggi di circa il 50%, prendendo peraltro tutti gli attuali giocatori in prestito…
Insomma, “la fede per i colori”, “l'amore per la città” e tutte le altre cose sono ovviamente balle per allocchi sbandierate un po' da tutti (Tacopina, Zanetti etc).

Qui contano solo i soldi: business is business. Così è, se vi pare…

(Paolo Soglia)