Imola. La preoccupazione è palpabile nella sede del Pd di viale Zappi in vista delle elezioni regionali tanto che sono stati chiamati a raccolta tutti i sindaci Pd del Circondario (8su 10) che hanno risposto pur con qualche defezione. Senza giochi di parole, il più autorevole rappresentante, il sindaco di Imola Daniele Manca detta la linea: “Il 23 novembre ci giochiamo la nostra capacità di rappresentare il territorio in Regione, alle primarie erano in campo posizioni differenti, ma ora dobbiamo fare ogni sforzo per eleggere Francesca Marchetti e Roberto Poli nell’assemblea di viale Aldo Moro. Se vinceranno dinamiche pseudocorrentizie, avremo problemi tanto più ora che la legge prevede due preferenze e non una sola che ci dava quasi la matematica certezza di avere un eletto. Vedremo se esiste il Pd o se c’è un posto dove ognuno fa quello che vuole. Votiamo Francesca Marchetti e Roberto Poli che sono persone di qualità”.

Manca sa che non può perdere anche la partita del 23 novembre dopo aver incassato due sconfitte sulla sua possibile candidatura a presidente della Regione e sull’appoggio al vicesindaco Roberto Visani che non è passato al vaglio delle primarie.

Anche il segretario del Pd Marco Raccagna raccomanda “di non spegnere nemmeno per un secondo i riflettori sul 23 novembre, c’è in ballo il futuro dell’Emilia-Romagna e del circondario. Dobbiamo essere all’altezza della sfida, no a personalismi. Siamo stati gli unici a fare le primarie e dunque Francesca e Roberto, che le hanno vinte, sono totalmente legittimati a essere i rappresentanti del Pd imolese e territoriale. Li vogliamo portare tutti e due in Regione e per tale motivo chiediamo il voto non solamente agli iscritti e agli elettori del Pd, ma a nome dell’intero territorio”.

Le correnti però, è un dato di fatto, esistono a Roma come a Imola e la Marchetti e Poli sono entrambi cuperliani, ovvero di una minoranza del partito, non renziani e lontani dal mondo cattolico. Qualcuno accenna ai mal di pancia degli Amici del Binocolo, Raccagna prova a ironizzare chiamandoli “Amici del monocolo”, ma il problema resta.

Quando ai due candidati vengono fatte domande sul Jobs Act, si percepisce che la sintonia con il segretario nazionale e presidente del Consiglio non è piena. Secondo Poli, ex segretario della Cgil ora nemica del governo Renzi, “è bene che nell’articolo 18 dello statuto dei lavoratori rimangano le norme che vietano i licenziamenti discriminatori. Al tempo stesso, è bene allargare le tutele pure a chi non le ha e ridurre le troppe tipologie di contratti di lavoro”.

E anche la Marchetti sottolinea che “le conquiste del sindacato non vanno mai date per scontate. Detto ciò, credo che bisogni approfondire la materia del Jobs Act e sono contenta che il Pd imolese abbia organizzato un seminario per il 22 ottobre”.

(Massimo Mongardi)