Per niente facili uomini così poco allineati

Li puoi chiamare ai numeri di ieri

Se nella notte non li avranno cambiati

Ivano Fossati

 

La terra, gravata di settemiliardiduecentomilioni di inquilini, sta soffrendo, il Mediterraneo è un ribollire di guerre, la zattera europea naviga senza bussola, mentre i naufraghi si azzuffano.

L'economia italiana è inchiodata, il debito cresce, i giovani sono senza lavoro, i salari sono la metà di quelli coreani, le pensioni future non ci sono, quelle presenti sono a rischio, la povertà divora le parti inferiori del corpo sociale.

Lo “sblocca Italia ” sparge zucchero e sale sulle ferite del territorio, le città sono meno vivibili.

Siamo più infelici, e non c'è nemmeno Tonino Guerra a infonderci ottimismo. Tutto questo, che riguarda la vita, le ansie, le speranze delle persone, non entra quasi più nei luoghi della politica.

Quando accade, per iniziativa di qualche spirito libero che crede ancora in una società e in una politica vivificate da una cittadinanza attiva, poi la cosa finisce lì: sedute frettolose come adempimenti raccontano di una partecipazione ridotta a lontano ricordo di quella con cui la sinistra aveva chiamato intere generazioni a una militanza appassionata. Risiede qui la ragione prima del disamore degli iscritti del Pd.

Parlare di scissioni è grottesco se si pensa alle centinaia di migliaia di donne e di uomini che da anni lasciano il partito nell'indifferenza dei gruppi dirigenti. Quando un figlio se ne va di casa la prima domanda che i genitori si pongono è: dove abbiamo sbagliato?

Di fronte all'esodo della maggioranza degli iscritti la reazione dei padroncini locali del Pd    

è di colpevolizzare i dissidenti e punire i dissenzienti. Sempre meno, sempre più chiusi, sempre più arroganti. Non si può privare la politica della sua essenza, del piacere di confrontarsi, analizzare, capire, decidere o anche solo credere di poterlo fare.

Per contare, per essere protagonisti e non figuranti nel teatrino della politica, per essere noi la storia.

Le speranze sono importanti. Anche le illusioni, finché durano.

La politica ha chiuso la porta alla militanza attiva, a chi crede di avere qualcosa da dire e non solo disposizioni da accettare, capi da sostenere, candidati da votare.

Nel vortice di correnti sono scomparse quelle ascensionali, che sollevano dal basso verso l’alto idee e persone selezionate nel confronto. Restano solo quelle discendenti, che convogliano messaggi e chiedono obbedienza.

Senza nemmeno possedere la fascinazione pedagogica di un pensiero forte. Forte è solo il ricatto della responsabilità, il senso di colpa che nasce dai sentimenti, dallo stato di necessità, dalla mancanza di alternative. Non si riesce ad uscire dal recinto, sempre più stretto, del male minore, sembra smarrita la nozione stessa di bene. Siamo costretti a scambiare il bisogno di sicurezza con pezzi di libertà .

Accettando quel che ragione e rispetto di sè rifiutano di accettare. Siamo oltre la disputa solido-liquido che divise D'Alema e Veltroni, il nome della rosa su cui ci siamo estenuati: il Pd è un partito allo stato gassoso.

Quelli che hanno sempre una spiegazione rassicurante dopo ogni accadimento, anche il più terribile, sostengono ora che è meglio avere pochi iscritti e molti voti. Come se fra le due dinamiche ci fosse un rapporto, come se le nuove forme informatiche di comunicazione politica producessero il vuoto, quando invece lo riempiono, e le diverse modalità di adesione a un partito non fossero integrabili.

Non c’è nulla di più vecchio della retorica vecchio-nuovo.

La modernità, evocata a sproposito, non c’entra .

C’entra come siamo, c’entra la qualità degli uomini, c’entra il legno storto da cui è nato il Pd, che non è d’ulivo.

Non è questo l’approdo vagheggiato dai fondatori, nè la durevole formula per il futuro. L’antidoto a una società e una politica ingessate non è l’indebolimento dei corpi intermedi e lo svuotamento dei partiti.

Niente più circoli, niente più strutture, che è anche un bel risparmio economico. Niente feste dell’Unità, che non c’è niente da unire.

Importante è solo votare. Per chi, ve lo faremo sapere.

I partiti, i sindacati, le associazioni non sono i canali attraverso i quali transitano ordini e fluisce il carisma dei leader ma il luogo dove vivono e si ricreano continuamente i legami di comunità, senza i quali la democrazia avvizzisce.

Alla disgregazione sociale prodotta dall’economia globale bisogna rispondere con il rafforzamento di tutte le espressioni di aggregazione civile.

Il compito storico, se mai, è farle funzionare al meglio. La qualità dei leader è di portarne a sintesi il contributo. La partecipazione non è in contrasto con la decisione, può risultare  faticosa, la rende a volte meno rapida, ma riduce i margini di errore e ne moltiplica l'efficacia attuativa. 

Vincere e convincere è cento volte meglio che vincere solamente.

Ma, come ha scritto C.E.Gadda, nessuno è costretto a essere intelligente. Non ci si può rassegnare all’idea che questa sia la migliore delle politiche possibili.

Il Pd non doveva essere un luogo di verità ribadite ma un luogo di ricerca, di fallibile sperimentazione di formule nuove.

Lo scopo non era di cercarvi conferma di noi, delle nostre convinzioni ma compagni di strada  che ci aiutassero ad andare oltre, per diventare, assieme, migliori, più capaci di rispondere ai bisogni che pensavamo di rappresentare. Adesso è tardi. Siamo diventati tutti peggiori.

La morte, ha scritto Pasolini, non è nel non comunicare ma nel non poter più essere compresi.

Le nostre lettere si concludevano, un tempo, con la parola “fraternamente”.

Mi piaceva tanto.

Ora la usa  Papa Francesco.

C'è ancora qualcuno che illumina il sentiero. 

 

(Guido Tampieri)