Faenza. Dopo le regionali, Faenza va al voto. E cominciamo a fare il bilancio di questi cinque anni partendo dal primo cittadino.

Come è cambiata Faenza in questi cinque anni. Lei ha iniziato con le  avvisaglie della crisi, ora è un dato permanenete e quindi anche le relazioni sociali ne hanno risentito (e penso anche al rapporto con gli stranieri)?

“La crisi, purtroppo, ha indebolito tutto il sistema. Ha colpito duro il mondo della produzione, accresciuto la disoccupazione, impoverito le famiglie. Per i Comuni ha significato un calo drastico dei trasferimenti di risorse da parte dello Stato e l'introduzione di vincoli di bilancio tali da rendere difficili nuovi investimenti. Questi elementi non hanno certamente favorito la serenità delle relazioni sociali a tutti i livelli. Nonostante ciò il tessuto sociale sta tenendo. Certo, giro la città come tutti, ascolto le persone, e guai se non pensassi che si possa sempre fare meglio. Ma nonostante la situazione posso ritenermi soddisfatto del lavoro di questi anni. In particolare di essere riuscito a rafforzare i servizi alla persona. E' di circa 12 milioni di euro all'anno la cifra di bilancio a favore delle fasce deboli della popolazione, anziani, disabili, famiglie in difficoltà e nuove povertà. Una fetta di bilancio ragguardevole.”

Come ha potuto agire di conseguenza? Lei è partito con grossi debiti, ereditati, e quindi ha visto diminuire le risorse a disposizione. Che tipo di scelte ha fatto? Quali le priorità?

 

“L'aver ridotto di quasi 30 milioni di euro (quasi il 40%) il debito che grava sul Comune lo ritengo un risultato importante. Va però detto che questo accumulo deriva in gran parte da opere pubbliche realizzate negli anni, interventi che probabilmente oggi come oggi non saremmo stati più in grado di finanziare per chissà quanto tempo. Una lettura quindi ambivalente, non solo in negativo.

Detto questo, con i vincoli attuali, il Comune riesce ad investire in opere pubbliche circa un ottavo rispetto al periodo pre-crisi. Inoltre gli introiti derivanti dagli oneri di urbanizzazione si sono praticamente azzerati. Uno scenario difficilmente paragonabile al passato.

La strada da seguire è quella di creare sempre più sinergie tra soggetti diversi. Sia tra enti pubblici, la Regione in primis, sia partnership pubblico-private. Due interventi che Faenza aspettava da anni, la riapertura del ridotto del Teatro Masini e l'ampliamento della piscina comunale con la realizzazione di una nuova vasca coperta, sono stati possibili solo tramite questa unione di intenti e di risorse.

Per quanto riguarda le priorità, cito la scuola con gli interventi di messa in sicurezza, risparmio energetico, e la realizzazione di nuovi spazi e nuove aule. E la viabilità sostenibile, con l'introduzione della navetta elettrica gratuita di collegamento col centro storico, e la realizzazione delle piste ciclabili lungo la Naviglio, via Ravegnana e prossimamente su via Firenze e Borgo Tuliero. Il segno di una scelta di crescita non più finalizzata alla “quantità”, ma alla “qualità”.

In vista di ogni elezione c'è qualche anima candida che chiede il  “cambio di passo”. In che consisterebbe? Cosa risponde a chi glielo chiede?

“Dipende da cosa si intende. Io per primo attendo “un cambio di passo” in questo Paese. Riforme istituzionali, del fisco, del lavoro. Sburocratizzazione a tutti i livelli, tagli alle spese improduttive e alle rendite di posizione. Più investimenti sulla scuola e un'attenzione agli enti locali diversa da quella di oggi, in cui i Comuni sono considerati dei “bancomat” da utilizzare tramite la tassazione che siamo costretti a imporre ai nostri cittadini. Tutte questioni che hanno portato a riporre, me compreso, grandi speranze nel nuovo governo guidato da Renzi.

A Faenza siamo chiamati a fare la nostra parte e lo faremo sicuramente fissando nuovi obiettivi che guardino al futuro, non solo al presente. Ma se a qualcuno può sembrare che questa Amministrazione sia stata fin troppo pragmatica e sincera, rispondo che ciò mi pare sia da considerarsi un merito, non un demerito. Preferisco poter dimostrare di aver realizzato il programma elettorale e mantenuto le promesse, tante o poche che fossero, e di aver rafforzato il ruolo che compete a Faenza nell'ambito del territorio romagnolo.”

E ora la domanda inevitabile? Lascia o raddoppia?

 

“Ho annunciato già da tempo la mia disponibilità a ricandidarmi. Se i cittadini, i partiti, i tanti settori della comunità faentina riterranno utile questa mia disponibilità, non mi tirerò certo indietro.”