Imola. Non si arrestano i mal di pancia di alcuni esponenti dell’ex Margherita, ora nel Pd da renziani della prima ora, rispetto alla sciopero generale di sabato 25 ottobre organizzato dalla Cgil contro il Jobs Act del governo Renzi.

Dopo la consigliera comunale Daniela Spadoni, il 23 ottobre il responsabile delle professioni della segreteria del partitone di viale Zappi, Davide Di Marco, ha detto: “la nostra azione politica, l’agire dettato dal pilastro di una convivenza  sociale di costruzione del bene comune e in primis i nostri ideali sono ben lontani  dalla modalità di visibile protesta del sindacato italiano e per meglio dire di certi massimalismi di una determinata parte a volte finalizzate solo a mantenere uno status quo, verso le riforme che non senza fatica questo governo sta tentando di fare. Va detto che l'anacronismo che vivono le organizzazioni sindacali italiane, le quali fanno tessere e bilancio soprattutto grazie al pubblico impiego, ai dipendenti di grandi gruppi industriali e soprattutto ai pensionati, non è molto lontano dalla difficoltà di rappresentanza e difesa degli interessi del sistema delle organizzazioni datoriali e delle associazioni di categoria”. Insomma un attacco ai sindacati e alla Cgil in particolare, e non solo, chiedendo ai candidati usciti vincenti dalle primarie del circondario di esprimersi sul tema.

 

Ma sia Roberto Poli sia Francesca Marchetti, entrambi cuperliani, non sembrano propensi a scoprire le loro carte. “Se Di Marco voleva sapere la mia opinione sul Jobs Act, documento molto articolato e difficile che ho studiato nei particolari, poteva telefonarmi – ribatte duro Poli -. Non capisco tutta questa agitazione, dovremmo lavorare insieme perché il Pd cresca. Mi pare un po’ strano questo meccanismo di fare politica”.

“Esprimerò il mio parere all’assemblea del Pd prevista stasera dove approfondiremo bene la riforma del lavoro – risponde la Marchetti -. Ora ho poco tempo, comunque il 22 ottobre ho preso parte a un seminario sul Jobs Act e non ho visto Di Marco”.

 

Parole un po’ diplomatiche che tradiscono un certo malessere nel partito. Ormai tutti sanno che c’è una terza candidata imolese (non passata dalle primarie), Daniela Vannini, destinata a prendere parecchie preferenze a Imola, magari in abbinamento con Giuseppe Paruolo o con il cattolico del volontariato De Nigris di Bologna. Poli e la Marchetti, oltre a spopolare rispettivamente in Vallata e a Castel San Pietro, per entrare nel consiglio regionale, dovranno fare maggiore chiarezza a Imola dove ancora non si sa esattamente cosa farà delle sue preferenze la grande sconfitta delle primarie Anna Pariani. Il voto solamente territoriale, a parte che pure la Vannini è di Imola, ormai ha poco appeal.

(Massimo Mongardi)