Imola. Qualche giorno fa abbiamo pubblicato un’intervista al presidente nazionale di Legacoop, Lusetti, che in buona sostanza diceva: ormai si marcia verso l’Alleanza delle Cooperative Italiane e dal 1° gennaio 2017 sarà operativa la nuova associazione unitaria di Legacoop, Confcooperative, Agci (l’intervista è allegata a questo articolo n.d.r.).

 

Nel frattempo si sta preparando il congresso regionale e nazionale di Legacoop e nei documenti ne abbiamo individuato uno che ci è parso molto datato.

Si parla di una riorganizzazione di Legacoop che vede una testa regionale forte e il supporto di presidi nelle varie province. Ma non si fa alcun accenno ad un raccordo organizzativo con le altre due centrali.

E allora ci siamo chiesti. Come si fa un’Alleanza, se uno dei soggetti decide senza confrontarsi con gli altri due alleati?

 

La prima impressione è stata di sconcerto. E’ come se da quelle righe (che, unitamente alle altre citate, alleghiamo in calce n.d.r.) emergesse un paese diverso da quello che stiamo vedendo. Un paese che, uscito dal ventennio berlusconiano, pensa di ricominciare come se nulla fosse successo.

Invece le modifiche sociali e culturali sono state profonde e possiamo anche dire che  l’Alleanza pare proprio una delle poche intuizioni strategiche in grado di affrontare i nuovi problemi e dare soluzioni alle giovani generazioni.

 

Allora abbiamo chiesto qualche opinione a Sergio Prati, al presidente dell’Alleanza delle Cooperative Imolesi, l’esperienza che, unitamente alla Federazione Trentina della Cooperazione, ha accelerato il passo verso l’unità operativa.

“Quando Lusetti è venuto a Imola ci ha detto chiaramente che la strada verso l’Alleanza ha imboccato il rettilineo finale e che l’obbiettivo è partire con la nuova esperienza a partire dal gennaio del 2017. Teniamo conto che le altre due centrali cooperative terranno, nel corso del 2016, i loro congressi e quindi il percorso è segnato.”

 

Ma adesso c’è il congresso di Legacoop.

“Appunto. Dovrebbe essere l’ultimo congresso della nostra sigla e ci arriviamo con un coordinamento per l’alleanza attivo in quasi tutti i territori. Certo, noi abbiamo accelerato (perché abbiamo una casa comune, perché siamo già Alleanza, perché abbiamo iniziato a operare in maniera unitaria) e questa esperienza è stata valutata positivamente anche da Lusetti.”

 

Ma veniamo alla questione dell’organizzazione.

“Il documento nazionale parla di una organizzazione troppo complessa, con ben 110 punti decisionali. Di qui l’esigenza di semplificare, anche per rispondere alla crisi che le esperienze territoriali cominciano a sentire con forza.”

 

Ma in Emilia Romagna si vuole andare più avanti…

“E’ vero, si chiede di concentrare tutto a livello regionale, supportati dalla presenza di presidi sui territori.”

 

E la valutazione imolese?

“Così come è impostata questa riforma non mi piace. Essere autonomi e in grado anche di definire percorsi strategici, come è l’attuale realtà imolese, è cosa ben diversa dall’essere un presidio che, so di esagerare, si può limitare a un semplice lavoro di segreteria con i nuovi supporti telematici.

Ma questa considerazione potrebbe anche essere marginale se non ci fosse di mezzo l’alleanza. Che senso ha dire che questo percorso va coordinato con Confcooperative e Agci se poi, nei fatti, diciamo “o mangi questa minestra…”. Inoltre aggiungo che, per esempio, Confcooperative non ha ancora definito la sua direzione di marcia.”

 

Quindi?

“Questa iniziativa, non coordinata, è un ostacolo sulla strada dell’Alleanza e mi auguro che prima di approvare questo documento, Legacoop faccia un’attenta riflessione. A mio modesto avviso così com’è non va approvato”.

 

Ma fra le tante resistenze di questo paese c’è quella  che preferisce aggirare le decisioni prese, piuttosto che rivederle. Che il dibattito abbia inizio.

(m.z.)