Lugo (Ra). L’assemblea dei lavoratori dell’Iter, ieri (3 novembre) a Lugo, meritava davvero tanta attenzione.

Perché i protagonisti della serata, il sindacato, la cooperazione, la politica e gli enti locali, sono stati sinceri nell’esporre le loro buone ragioni ma, salvo il caso del sindaco di Lugo, Davide Ranalli, avari di slanci e di indicazioni innovative.

 

Partiamo, dunque, dalle organizzazioni sindacali.

 

Il segretario regionale della Fillea Cgil, Luigi Giove, ha riassunto in maniera efficace le richieste. “Abbiamo bisogno di tempo”, questo il suo “grido di dolore”, tempo per trovare una soluzione di media durata per chi perde il lavoro, tempo per spingere la Cooperazione a costruire un’unica grande azienda edilizia a livello regionale (che avrebbe così i numeri per “guadagnare tempo”), tempo per arrivare ad un accordo col governo per un piano straordinario di interevento sul nostro disastrato territorio, tempo per riqualificare chi perderà comunque il lavoro.

 

Come abbiamo già detto, gli enti locali, rappresentati dal sindaco di Lugo, hanno cercato di svolgere la parte dinamica della serata, e in parte ci sono riusciti.

“La cooperazione è un sistema economico fondato su valori forti. E questi vanno conservati e innovati.” Per Davide Ranalli, infatti, il modello mutualistico non è in discussione, va probabilmente ridefinito, ma in questa fase è ancora un punto fermo.

E quando si è trattato di dire cosa possono e debbono fare gli enti locali, le sue parole sono state molto chiare.

“Probabilmente conosceremo ancora dei tagli ai nostri bilanci, ma siamo arrivati in fondo ai piani operativi comunali e già nel prossimo anno partiranno interventi consistenti, in qualche caso per milioni di euro, nel settore edilizio.” Certo, una goccia d’acqua non elimina la sete, ma garantisce un po’ di resistenza a chi è ormai disidratato.

 

Infatti i numeri sono impietosi (-34% di ore lavorate, -29% di occupati, -32% di imprese del settore) e giustamente l’on. Alberto Pagani, nel suo intervento fin troppo melanconico, ha ricordato che nell’edilizia si è verificata la tempesta perfetta. “Non si vendono case, non si costruisce nulla, il comparto è inchiodato”.

Abbiamo sì bisogno di interventi, ma non ci sono i soldi perché abbiamo vincoli precisi e un debito pubblico che ormai è un macigno sulle teste di tutti.

“Non facciamoci illusioni, dunque, la strada per uscire dalla “tempesta perfetta” è ancora ardua e piena di insidie. “Il mio sostegno alle vostre richieste non mancherà mai, ha detto ai lavoratori presenti, ma si deve sapere che le mie possibilità di intervento sono molto esigue.”

 

Infine gli imprenditori, cioè la cooperazione, rappresentata da Giovanni Monti, presidente regionale della Lega e dell’Alleanza delle Cooperative.

“Abbiamo fatto il possibile per sostenere queste aziende, ma anche altri settori del mondo cooperativo soffrono segnali di crisi o di riduzione dei margini di guadagno. Quindi dobbiamo trovare i soldi per lanciare grandi progetti, risorse che possono venire solo dallo Stato.

In questa fase non sono ipotizzabili altri interventi, e se non riparte l’intero comparto sarà quasi impossibile far fronte a tutti i problemi.”

 

E i lavoratori?

La sala era affollata, ma le reazioni agli interventi sono state piutto fredde. Aspettano anche loro, e per usare le parole di un grande poeta, sanno soltanto “quello che non vogliono”.

Le risposte sono ancora lontane, l’appuntamento è per il tavolo regionale dell’11 novembre, quando si prenderanno decisioni importanti, almeno per la salvaguardia dei redditi.

Forse è poco? Ma per chi partecipava all’assemblea, rappresentava la prima imprescindibile esigenza.

 

 

(m.z.)