Era il tempo migliore e il tempo peggiore

la stagione della saggezza e la stagione della follia

il periodo della luce e il periodo delle tenebra 

la primavera della speranza e l'inverno della disperazione

avevamo tutto innanzi a noi   non avevamo nulla dinanzi a noi

 

Charles Dickens “Le due città”

 

 

Il futuro sarà anche solo l'inizio, come recitava lo slogan della Leopolda, ma chiedersi quale sia il futuro che vogliamo non è mai stata una domanda banale.

Non lo è neppure oggi, con buona pace di chi pensa di detenere l’esclusiva del domani, in questo mondo che ci riporta ai tempi di Dickens, col lavoro ridotto a pura merce, da prendere e gettare per rincorrere condizioni salariali e normative meno rispettose dei diritti delle persone e dalla terra.

 

Il capitalismo e' anche questo. Nessuno dei meccanismi che hanno portato alla crisi nel 2008 è stato posto sotto controllo. Ci si può convincere ad accettare questa vecchissima nuova condizione per ragioni di forza maggiore, perché non si può fare altrimenti, finché un mutamento dei rapporti fra un capitale mobile e un lavoro statico non ne faccia maturare di diverse.

Non si può dire che è giusto così , che va bene così e che chi pensa che questo non sia il migliore dei mondi possibili deve mettersi in disparte perché non appartiene al futuro. Che non è mai stato, grazie al Cielo e agli uomini, la riproduzione del presente. E non lo sarà mai.

 

Finché la politica, come diceva Benigno Zaccagnini, non sarà solo necessaria arte del possibile ma anche e forse sopratutto tensione verso l'impossibile. Basterebbe il richiamo a questa semplice e pur così intensa riflessione per elevare il profilo di un confronto politico ostile e mediocre fra due sinistre dimezzate.

Nè l'una nè l'altra sembrano in grado di produrre sintesi rappresentative dell'interesse generale.

La sinistra non può restare segregata entro confini e pensieri circoscritti, deve coltivare l'ambizione di parlare a tutto lo Paese disegnando assetti economici e sociali profondamente diversi da quelli attuali. Che possono richiedere sollecitazioni aspre.

A condizione che, come facevano le sarte al tempo in cui si confezionavano abiti su misura, agli strappi bruschi di una manica o di un colletto, poi segua un'opera sapiente di ricucitura del tutto.

Altrimenti resteranno solo lacerazioni.

Quella che serve all'Italia è una sinistra che sa cambiare senza perdersi.

 

Chi sono io per giudicare?

 

Brittany Maynard si è congedata dal mondo con un sorriso. Non è morta da credente ma ci ha lasciato con altrettanta dignità. Noi le abbiamo voluto bene.

 

Il complotto

 

Diciamo la verità, ci mancava.

Appena uno è sul punto di cambiare il mondo, ecco che le forze del male si mettono in moto. Vecchi comunisti, sempre loro, intellettuali, culturame li apostrofava uno con una certa dimestichezza coi manganelli, giudici, naturalmente, l’Europa, madre di ogni nequizia, i poteri forti, impalpabili e avvolgenti come la nebbia, e infine, come nei classici della letteratura noir, il complotto. Senza volto e senza nome ma sempre presente.

Da vent'anni dice il Premier, che è giovane e non sa che il complotto è stato chiamato in causa lungo tutta la storia repubblicana. C’è sempre stato un Grande Vecchio che ha tramato perché Grandi Giovani non realizzassero le riforme. O almeno così dicevano gli interessati. Sarà per questo che non cambia nulla.

 

Luci nella notte

Fabiola Gianotti e' direttore del CERN.

 

 

Il declino dell'occidente

 

Anche Obama, l'ultimo riferimento è stato abbandonato dal suo elettorato. Malgrado l'economia e l’occupazione in ripresa, una storica riforma sanitaria, i ragazzi americani che non muoiono più in giro per il mondo.

Punito per aver sollevato speranze troppo grandi, per il sogno di un'America che non c’è più.

Un personaggio vero, tra tanti fasulli. Ricordiamo ancora il suo discorso al Cairo, un capolavoro di sensibilità planetaria e di lucidità politica. Eppure tutto questo non è bastato. Niente sembra più bastare nell'Occidente frastornato dalla perdita della propria secolare centralità. Ricordava Enrico Letta (vi farà piacere sapere che è vivo, forse un po’ provato, ma presente a sè) alla bella iniziativa in memoria di Zaccagnini, che l'anno prossimo Europa e Stati Uniti,che 25 anni fa producevano oltre il 50% del PIL mondiale, verranno superati dai Paesi BRIC ( Brasile,Russia, India, Cina) col 33% della produzione planetaria contro il loro 32%.

Il mondo e' diventato tondo. Lo auspicavamo da sempre, ma confidavamo in esiti migliori. Tocca a noi inseguire, e non sappiamo farcene una ragione. Siamo impazienti che tutto torni come prima. Senza comprendere che questo non potrà avvenire e ci vorranno tempo, fatica e tutte le qualità delle quali siamo soliti accreditarci, ma che non sempre dimostriamo di possedere, per conquistare spazi nei Risiko mondiale.

Tocca farlo col fardello di un debito enorme e infrastrutture logore.

Mentre il rapporto virtuoso fra democrazia e sviluppo, sul quale abbiamo costruito benessere e conquiste civili, che vogliamo rimanga il paradigma della civiltà occidentale, sembra essersi spezzato a favore di forme di democrazia semplificata quando non di un autoritarismo politico ed economico.

Intanto, ma sembra quasi un dettaglio, l'ONU conferma quel che sappiamo da sempre: la terra muore. Nessuno sano di mente può pensare che il mondo possa andare avanti a ritmi di crescita asiatici.

Invece di star qui a masturbare i grilli dovremo darci orizzonti , obiettivi e parametri nuovi. Non è scritto da nessuna parte che ce la facciamo.

 

P.s.  Un caro amico, leggendo il mio scritto, mi ha chiesto se in quel momento fossi depresso.

Gli rispondo con le parole di G.G. Marquez: per essere ottimisti oggi bisogna essere stupidi o miliardari. L'ottimismo della volontà e' un vano esercizio se non è sorretto dal pessimismo della ragione.

 

  

Guido Tampieri Libero Pensatore