Imola.Prima di tutto dobbiamo ricordare che Euricse è un istituto, con sede a Trento, che promuove la conoscenza e l’innovazione nell’ambito delle imprese cooperative e sociali e delle altre organizzazioni nonprofit di carattere produttivo. E Borzaga è la persona giusto per guardare i processi economici con un altro occhi.


Proviamo a partire da un quadro generale.

“La situazione nazionale è molto complicata ed è difficile offrire una fotografia complessiva. Siamo entrati nella crisi con il settore edile e immobiliare gonfiato e un apparato industriale invecchiato, in particolare in regioni come il Veneto che da tempo non facevano investimenti perchè privilegiavano la delocalizazione della produzione.

Questo ha avuto un effetto pesante:  la crisi ha distrutto una capacità produttiva più grande di quella che avrebbe comunque danneggiato in una situazione meno deteriorata.

Questa spiega anche la perdita di Pil potenziale che abbiamo visto nel nostro paese.

Inoltre siamo in presenza di un settore dei servizi che non decolla e di uno Stato (e comprendo in questa definizione Regioni e Comuni) che non possono fare politiche keynesiane a causa dell’eccessivo debito pubblico.

La politica monetaria è in mano alla Bce, ma non possiamo attenderci più di tanto dalla banca europea. Serve la ripresa, e la ripresa c’è se mettiamo soldi in tasca alle persone, e quindi investimenti. Se non c’è domande di beni e servizi, se non c’è un progetto nuovo, gli investimenti non partono. L’unica strada sarebbe quella degli investimenti pubblici, (i famosi 300 miliardi di Euro dell’Unione Europea) ma non si è ancora capito da dove saltano fuori questi soldi.”

 

E gli impegni per gli investimenti pubblici del Governo?

“A mio avviso, l’Italia ha una pubblica amministrazione che non ha le risorse per far partire la macchina degli investimenti; mi pare che tutti questi soldi che girano (miliardi per tutto) assomiglino come le mucche di Mussolini (che venivano spostate da un posto all’altro per dare l’impressione del gran numero). Ho l’impressione che ci sia un po’ di finanza creativa dietro questi numeri, più che soldi reali. Il problema  è quello del debito pubblico; e ho una mia idea, molto personale..

 

Sentiamola.

“Non si lavora tagliando servizi (regioni e comuni senza soldi sono costretti a ridurre quantità e qualità dei servizi).

Cosa possiamo tagliare?  Stipendi e pensioni. Non è possibile continuare a pagare 250.000 Euro per un dirigente ministeriale, quando ne bastano 80.000 mila. E vivono bene lo stesso.

Lo dico anche pensando a me stesso. Stiamo assistendo all’egoismo dei privilegiati. Queste generosi stipendi, queste grandi pensioni sono figli di un periodo in cui andava di moda, per lo Stato, fare debito. Debito senza limiti. Per accontentare tutti. Quel tempo è finito e allora dobbiamo dire che ci sono troppi che vivono troppo bene.  E possono fare dei “sacrifici”. Quando il ministro Poletti, in agosto, ha fatto questa proposta, è stato subito smentito da Renzi che ha replicato: le pensioni non si toccano. E quindi anche questo Matteo Renzi, dipinto come un leone inferocito verso le rendite, non ha poi la forza di essere conseguente.”

 

Ma se questo è il punto….

“Rimango in argomento, anche perché la mia esperienza mette a nudo le tante incongruenze.

Io con 46 anni di anzianità vado in pensione con un emolumento vicino allo stipendio. Se resto fino al 2018, andrò in pensione con un assegno più alto dello stipendio. Anche la riforma Fornero, alla fin fine, ha favorito i dipendenti pubblici. La situazione è questa.

Ci vuole il coraggio di prendere il toro per le corso oppure si va verso un lento declino.

 

Il sistema cooperativo è ancora una scelta positiva?

“Certamente le coop svolgono un funzione anticiclica. E i numeri confermano questa tesi.

Euricse ha esaminato i bilanci (dal 2006 al 2012) di oltre 2.000 con più di 500.000 Euro di fatturato e li ha messi a confronto con una ampio numero di spa con caratteristiche equivalenti stesso. (vedi allegato)

E possiamo osservare che le  coop hanno aumentato il loro fatturato del 30% le spa del 5%, e che le prime hanno aumentato il costo del lavoro del doppio delle spa, e che un terzo indicatore ci fa capire la differente mission delle imprese: le coop hanno visto un calo forte degli utili mentre le spa li perde solo nel 2009. Vuol dire, in poche parole, che le coop hanno messo al primo posto i lavoratori, mentre le altre aziende hanno scaricato sui dipendenti le difficoltà.

Basterebbero queste elementi per puntare con maggior convinzione sulla scelta cooperativa.”

 

(m.z.)