Imola. Fu amore a prima vista. Appena intravidi il piccolo robot (quello di “Guerre stellari”, per capirsi) sentii il cuore battere ma quando sbirciai di lontano il suo cuginetto grande – ovvero Teotronico il pianista con 53 dita – ero già cotto.

Avvenne per caso: un'amica del “Brigata 36”, centro sociale imolese, mi disse: “Lo sai che di fronte a noi c'è il tipo che fa i robot? Perché quando presenti il tuo libro di fantascienza non lo fai con lui?”. Bell'idea – pensai – e sono andato a conoscere questo nipotino di Isaac Asimov, scienziato/scrittore che inventò persino “le 3 leggi della robotica”.

In effetti il papà dei robot, cioè Matteo Suzzi, fu disponibile e così il 10 gennaio 2014 realizzai, alla tenera età di 65 anni, uno dei miei sogni da bambino: parlare con un robot, anzi andare in scena con lui… io a raccontare storie e lui a introdurmi e a suonare il piano (Beethoven e soprattutto Monk). Fu un tale successo, al “Brigata 36”, che alla fine persino io mi presi gli applausi mentre un bimbo offriva le patatine a Teo, il robot.

Perché dico sogno da bambino? Da sempre sono appassionato di scienza e di fanta-scienze. Avevo circa 8 anni quando costrinsi mia madre (“se no scappo di casa” le dissi) a portarmi a vedere Robbie, il robot del film “Il pianeta proibito” che “si esibiva” a Roma. Più o meno alla stessa età dissi ai miei genitori: “da grande farò l'austriaco” ma intendevo dire “l'astronauta”», però era una parola difficili e feci confusione. E aggiunsi (determinatissimo, secondo i ricordi di mia madre): “così prenderò il gelato su Marte”. Per ora non sono andato su Marte ma visto che c'è chi , come John Glenn, vola nello spazio a 77 anni … in teoria potrei ancora farcela.

Il mio amore per le fanta-scienze si è poi tradotto in tre libri per la scuola: l'ultimo, scritto con il pedagogista Raffaele Mantegazza, si intitola “Quando c'era il futuro” ed è uscito un anno fa.

Insomma era destino che facessi coppia con un robot. Mi piacque talmente quella prima esperienza al “Brigata” con Teo-53dita che pensai di replicarla. Sognavo di andare con lui nelle scuole a raccontare storie, insomma come “spacciatore di fanta-scienze”, cosa che da un po' di anni mi piace fare. Però è costoso spostare un robot-pianista così ripiegai su uno dei cuginetti piccoli che si chiama Kea. Feci la proposta di una narrazione/spettacolo  – “Un robot per amico” ovvero un percorso fra diversità e fantascienza – alle biblioteche del circondario imolese e fu accolta: 34 incontri con 68 classi di elementari e medie. Non vi posso invitare perché ovviamente sono “riservati”.

Ho scritto un testo o meglio un canovaccio: perché spesso improvviso e soprattutto dialogo il più possibile con ragazze/i, così in quasi ogni incontro succede l'imprevisto. Per il mio testo-base ovviamente ho rubacchiato idee qua e là dalla letteratura scritta per adolescenti. A esempio da “Alieni in visita” di Andrea Mameli, da una storia appena pubblicata di Andrea Bouchard (“Il pianeta senza baci e senza bici”) e da un vecchio romanzo di Teresa Noce (“Le avventure di Layka, cagnetta spaziale”) ma sempre con un occhio a “Io robot” e agli altri libri di Asimov e per i più grandi a “Sentinella” di Fredric Brown e altro. Tutta la prima parte invece è mia, appunto con varie improvvisazioni. Per esempio in questi giorni propongo la cometa e il lander sbarcato dalla sonda Rosetta. Un paio di volte ho risposto a ragazze/i che vedendo in tv “Focus” mi chiedono di “Area 51”, dei cerchi nel grano, del “triangolo delle Bermude”: io rispondo che sono balle al 99 per cento e la discussione si accende. Anche se sono piccoli, io spero che ragazze e ragazzi comprendano, anche grazie a “Un robot per amico”, che bisogna esplorare il mondo con la mente aperta a ogni “stranezza” ma distinguendo i fatti verificabili dalle fantasie, senza credere al primo contafrottole di passaggio. Insomma io spero che sia un testo divertente e didattico: nella narrazione lascio due storie in sospeso per invogliare a scoprire il finale in biblioteca o in libreria e magari con genitori o maestre/i.

Certo non è semplice accontentare le scolaresche ma, come ho spiegato più volte, ho un super asso nella manica: alla mia debole carne infatti si affianca il metallo resistente (si fa per dire: è tutto “riciclo”) di Kea. Credo che io e lui saremo una gran coppia… se mi passate la battuta: finché ruggine non ci separi.

(Daniele Barbieri)

 

Kea, il robot imolese che debutta su X-Factor >>>>