Mirco Bagnari, il primo degli eletti della provincia di Ravenna.

 

“La soddisfazione per l’elezione  ovviamente  è tanta, ma direi che la parte più bella è stata la campagna elettorale stessa, e potrei dire che è stata troppo corta. Certo, c’erano limitazioni di territorio,  ma ho parlato davvero con tante persone e ho soprattutto ascoltato.”

 

Chi ti ha sostenuto?

“In tanti mi hanno dato una mano. Si partiva dai circoli del Pd, ma intorno a queste realtà si è aggregata un’area di elettori che è stata determinante per il mio successo. Fondamentale, di partenza, la spinta dei nove sindaci della Bassa Romagna.”


Perché?

“Perché l’elettorato ha gradito il fatto che si fosse candidato un sindaco, uno che conosce i problemi quotidiani, che deve intervenire in diverse situazioni e sul quale si può esercitare un forte controllo sociale. Io credo di voler mantener questo modello anche come consigliere regionale, perché questo è quel che vogliono i cittadini.

Ho percepito anche tutte le difficoltà durante la mia campagna. Le tensioni con il sindacato non hanno certo aiutato il voto, è mancato un avversario degno di questo nome, persino i 5 stelle, che pure hanno dei meriti, dopo un po’ di ebollizione sono poi spariti dalla competizione.”


E la vicenda delle spese pazze in Regione, quanto ha pesato?

“Quello che ha più colpito i nostri elettori è stato il fatto di vedere i loro rappresentanti della sinistra perdere il senso della misura. Non ho sentito accuse pesanti, ma questo esagerare ha davvero fatto arrabbiare.”


Adesso tocca a te essere sotto tiro..

“..è già cominciato, ieri sono andato ad un incontro degli artigiani e uno si è diretto verso di me con il dito puntato e la classica frase  “adesso voi…” e non era stata ancora ufficializzata l’elezione. Per me vuol dire che gli impegni presi in queste settimane devono diventare realtà, non rimanere nel libro dei sogni o delle parole al vento.”

 

Manuela Rontini: “una Regione che guarda al cambiamento con troppa timidezza”.

 

Molto buono anche il risultato di Manuela Rontini. Ha portato in questa campagna elettorale, e lo aveva promesso, tanta passione elo ha fatto in maniera convincente, tanto è vero che quando le chiediamo di parlare degli elementi di maggior soddisfazione cita la presenza delle tante persone, delle tante amiche e tanti amici che l’hanno aiutata e sostenuta in questa lunga lunghissima performance elettorale che è comincia qualche anno fa con le primarie di Matteo Renzi.

“Sono molto soddisfatta del risultato del mio territorio, il comprensorio faentino,  e della dimostrazione di fiducia degli elettori. Il prossimo anno voteremo, a Faenza, per il rinnovo del consiglio comunale e del primo cittadino e questo risultato ci da una buona spinta.”


E dell’astensione che dire?

“Questa è la parte amara di questa storia. Se il sorriso e la passione hanno comunque portato voti al nostro progetto, dobbiamo fare i conti con un’astensione pesante. Non avrei mai immaginato un risultato di questo genere, anche se nel mio lungo tour con il camper si percepiva una ostilità verso la politica.

Il gruppi dirigenti hanno perso autorevolezze la devono recuperare.”

 

E perché è successo tutto questo?

“C’è chi ha cercato di dare la colpa a Renzi, quando, a mio avviso, è vero il contrario.

Diciamo invece che questa legislatura si era chiusa in maniera brusca, che l’indagine sui conti dei gruppi, che è partita in un modo davvero curioso,  ha costruito una profonda disaffezione e lo stesso servizio di Report sulle aziende partecipate….”

 

“ …e  tutti ricordano il sindaco di Ravenna che, parlando di Danilo Manfredi (nosto esponente Pd), dice che “il curriculum è debole ma la buona volontà è tanta”..

“..ma a parte il fatto specifico, è emerso che in Emilia Romagna le società partecipate dalle amministrazioni (Regione, Provincia, Comune) sono 449 e comportano un investimento di 5,3 miliardi di euro all’anno. Se penso che abbiamo detto di no a maggiori investimenti per 20 milioni di euro (perché non c’erano i soldi) significa che dobbiamo sfoltire tante cose.”

 

Ma l’astensione non è anche figlia di una valutazione dell’ultimo quinquennio?

“Non ho elementi per dire qualcosa in merito. Posso invece dire che la Regione e la nostra provincia fanno davvero fatica ad accettare l’idea che bisogna cambiare strada. Le novità sembra che siano subite,  e si deve essere conseguenti anche con i progetti in essere. Se parliamo di area vasta della Romagna, dobbiamo giocare un’altra partita e non possiamo più attardarci con le vecchie divisioni.”

 

(m.z.)