Imola. Sua madre era imolese, anche se lui è nato a Milano. Il maestro Vincenzo (in arte Vince) Tempera, noto per aver suonato al pianoforte e alle tastiere con Francesco Guccini, Loredana Bertè, Lucio Battisti e molti altri big della musica leggera oltre che autore di testi immortali quali le sigle di Goldrake, Ape Maia e Capitan Harlock, alla bella età di 68 anni continua a venire spesso in città perché ha amici imolesi che hanno attrezzato uno studio sulle colline che sovrastano il parco delle Acque Minerali dove stanno preparando una canzone per il cantautore Adolfo De Cecco che dovrebbe partecipare a “Sanremo giovani”. Lo incontriamo alla fine di una jam session di oltre dodici ore ininterrotte al ristorante American Graffiti, sotto le tribune centrali dell’autodromo, dove si sta rifocillando davanti a un piattone misto di carne, formaggio, salse e una birra grande.

Tempera, come mai ha un legame piuttosto forte con Imola?

“Mia madre era imolese, faceva di cognome Casella e abitava proprio in centro storico, in via Verdi vicino al teatro “Ebe Stignani”. E poi qui ora c’è un’equipe di ragazzi interessanti che hanno un ottimo studio per fare musica. Stiamo lavorando a un paio di progetti per Sanremo Giovani”.

Lei ha lavorato con artisti di grande fama come Loredana Bertè. Ci racconti qualche aneddoto.

“Con la Bertè nel 1975 ho eseguito l’arrangiamento di ‘Sei bellissima’ che andò a Sanremo e, pur non andando bene in gara, ottenne poi un grande successo. A quei tempi era fidanzata con Mario Lavezzi e aveva già un carattere “peperino”. Ho resistito circa tre anni, poi me ne sono andato”.

Soprattutto con Lucio Battisti si parla di forti screzi. Erano veri?

“Venni chiamato da Lucio in persona per la canzone ‘Luci Ah’ all’interno dell’album ‘Il mio canto libero’. Allora le registrazioni cominciavano alle 9 del mattino. Suonammo per tre ore, per me andava benissimo la ‘prima’. Ma Lucio non era convinto e alle 15 volle riprovare con De Piscopo alla batteria. Dopo quella prova, io continuai a ripetergli che la ‘prima’ era la migliore, ma lui era un perfezionista e decise di riprovare alla sera dalle 20 alle 22. Nemmeno quella lo convinceva, mentre io non sapevo più come  ripetergli la mia idea. Mi disse, ci vediamo domani per riprovare, ma non mi presentai e preferii far rispondere che stavo dormendo”.

E con Francesco Guccini?

“Francesco è un amico, abbiamo sempre avuto un rapporto personale ottimo. Pensi che l’ho conosciuto nel 1967 quando non aveva ancora la barba e abbiamo suonato insieme fino a poco tempo fa. Del resto, già prima di cominciare con Guccini, mi esibivo con altri due componenti della band, Ares Tavolazzi ed Ellade Bandini, ferraresi entrambi. Li portai a Milano, ci divertivamo come pazzi a suonare e insieme nel 1969 ottenemmo un contratto discografico con la Durium, che pubblicò pochi mesi dopo un 45 giri contenente la cover di “Ballad of easy rider” dei Byrds sul lato A e sul retro “The Pleasure Machine”, scritto da me; il disco, che passò inosservato, uscì a nome “Vince Tempera e la Macchina del Piacere”.

Perché Guccini non fa più concerti?

“Credo che abbia esaurito le suggestioni che ispiravano le sue canzoni, il Sessantotto, gli amori, le città e i personaggi soprattutto. Ma noi, i musici di Francesco, quando ci chiamano, andiamo volentieri a cantare le sue ballate con alla voce Danilo Sacco, per anni vocalist dei Nomadi”.

E’ contento che ancora oggi i giovani ballino scatenati Ufo Robot?

“Certamente sì, fu senza dubbio un grande successo tanto che nel 1978 per quella sigla, scritta insieme con Luigi Albertelli ed Ares Tavolazzi, ottenemmo addirittura il Disco d'oro, Mi fa piacere che  in tanti la ricordino ancora oggi, è la cosa più bella”.

(Massimo Mongardi)