Imola. Da un po’ seguiamo le vicende della Città Metropolitana: con l’impressione di essere un poco isolati, ad Imola, dove pare interessi a pochi addetti ai lavori e latita un dibattito più generale che coinvolga la città ed il territorio.

 

Sono passati più di venti anni dalla firma, il 14 febbraio 1994, del primo accordo sulla Città Metropolitana ed ormai il nuovo ente territoriale prende ora forma, anche se solo abbozzata, in una prima ipotesi di Statuto di 24 articoli inviata poco tempo fa dal sindaco Virginio Merola ai 18 consiglieri metropolitani. La discussione in aula comincia, per arrivare all'approvazione dello Statuto definitivo entro il 31 dicembre. Un passo non da poco, perché dal primo gennaio 2015 la Città metropolitana prenderà il posto della Provincia, e non solo.

 

Uno degli obiettivi di fondo del nuovo ente è indicato nel Preambolo allo Statuto: “Armonizzare le regole, semplificare le attività amministrative, migliorare l'efficienza dell'azione pubblica, razionalizzare l'uso delle risorse pubbliche”. Una mission non facile, che avrebbe anche l’obiettivo di “semplificare le procedure e migliorare la vita dei cittadini”. Vedremo.

 

Dalla Regione al momento sono previsti gli stessi fondi previsti per la Provincia e, ad ogni modo, alla fine la Città metropolitana funzionerà come unico centro decisionale per circa un milione di abitanti. Ora, precisano in Regione, “Sarà importante chiarire chi fa che cosa, per non avere doppioni” fra diversi livelli istituzionali. Tutto giusto, ma come si farà?

 

Un esempio di semplificazione, che dovrebbe rendere più semplice la vita ai cittadini riducendo drasticamente il peso della burocrazia è indicato all'articolo 14, dal titolo “Sviluppo economico e attività produttive”: la Città metropolitana, si legge, “organizza e gestisce lo sportello unico per le attività produttive”.

 

Si realizzerà dunque un “luogo” in cui svolgere  “tutte le pratiche amministrative che riguardano l'esercizio delle attività produttive”. In particolare, si elenca: “Localizzazione, realizzazione, trasformazione, ristrutturazione, riconversione, ampliamento, trasferimento e cessazione” di tali attività. Ed Imola? Come ci si comporterà?

 

Una volta a regime, la Città Metropolitana dovrebbe dare risposte più efficienti alle necessità dei cittadini. Per esempio, in campi come l'integrazione tariffaria, la lotta all'inquinamento, la raccolta differenziata dei rifiuti. “La vera sfida – ha più volte spiegato Merola – è quella di saper dare uniformità e omogeneità (e quindi semplificazione) a tutte le attività che possono e devono essere svolte in sede metropolitana”, ma, allo stesso tempo, “rispettando, anzi valorizzando le differenze e il diverso grado di funzionamento dei territori”.

 

Intenzioni più che giuste, ma come attuarle concretamente? Come si collocherà il territorio di Imola in tale processo?

 

Resta poi il tema dei finanziamenti senza i quali le funzioni restano sulla carta. La Regione “conferma gli stessi finanziamenti previsti per le funzioni delegate alle Province”. Ma sappiamo bene che non basteranno, così Merola dovrà ora andare a battere cassa a Roma, per garantirsi sufficienti risorse statali, se si vogliono affrontare le difficili sfide dl momento.

 

Intanto, Bologna sta predisponendo una interessante mole di progetti, pronti eventualmente a partire: non dimentichiamo che le Città Metropolitane potranno avere accesso diretto a fondi europei…

 

E Imola, che pensa, che fa? Quali idee e proposte mette in campo?

 

 

(Marco Pelliconi)