Ammetto che mi sono soffermato non poco ad osservare la foto di qualche anno fa che documenta la presenza ad un tavolo dell'attuale ministro Poletti (allora uno dei massimi esponenti della Cooperazione Nazionale) mentre mangia seduto fianco a fianco con quelli che, oggi, conosciamo come veri e propri delinquenti, amministratori corrotti, imprenditori corruttori oltre che, appena di spalle, un vero e proprio ricercato pregiudicato.

Ovviamente, immediata, è pervenuta la difesa dell'attuale ministro che afferma di non poter conoscere tutte le persone che, in virtù della propria attività politico/amministrativa, si trova a dover frequentare per le più diverse ragioni, incontri conviviali compresi. A tale affermazione mi verrebbe da ribattere che proprio per il fatto di essere una cosiddetta persona “pubblica” e quindi soggetta all'attenzione ed al giudizio di migliaia di persone, la sua attenzione a certe compagnie e a certe frequentazioni dovrebbe essere particolarmente vigile.

 

Personalmente non ho, al momento, una particolare reputazione da difendere se non quella legata alla mia famiglia, ma nessuno può affermare di vedermi frequentare mascalzoni, pregiudicati o comunque persone non troppo “per bene”. Fino a qualche anno fa facevo parte del personale di un istituto di credito e allora l'attenzione verso le mie frequentazioni era particolarmente vigile: non ero di certo un esponente importante, ma vedere un bancario fianco a fianco con un ladro o un mascalzone, non fa ben vedere. Suggerirei al ministro Poletti, uomo di Romagna come me, di porre attenzione alle persone alle quali stringe la mano: dalle nostre parti, una volta, la stretta di mano valeva molto più di qualunque contratto scritto, ma, forse, erano altri tempi.

 

Comunque sia, le ultime vicende “romane”, venute a galla in seguito ad accurate indagini della nostra  polizia e carabinieri, ci vedono ancora una volta spettatori di una vera e propria valanga di mazzette, corruzione, malaffare, ruberie, politici corrotti e montagne di denaro dirottato dalla corretta destinazione verso accoglienti tasche di loschi figuri che curano molto di più gli interessi personali di quelli pubblici. Ora possiamo commettere due errori, due comportamenti che si devono evitare:

–          il primo è farci sommergere dall'assuefazione e, ripetutamente colpiti come siamo stati (ricordiamo i fatti di Venezia e quelli di Milano per indicare i più recenti) assumere la decisione di ritenere ciò come l'inevitabile, il male imprescindibile, il danno inevitabile. Non commettiamo quest'errore e stiamo ben attenti a non farci prendere dallo sconforto: noi che tratteniamo in mano il pezzetto di carta in attesa di incontrare il primo cestino dei rifiuti, noi che pretendiamo lo scontrino fiscale anche per un piccolo caffè, noi che tremiamo durante la compilazione del modello 730 non perché stiamo evadendo ma semplicemente perché sappiamo che per l'eventuale errore verremo inevitabilmente puniti, noi che abbiamo la sola preoccupazione di vedere il sorriso sulle labbra dei nostri cari, noi che neppure ci sfiora l'idea di rubare per poter comprarci l'ultimo SUV di produzione coreana, noi che ci accontentiamo di un bicchiere e di una risata con amici al bar, dobbiamo pretendere da chi amministra il nostro denaro correttezza esemplare ed esempio per tutti noi. Urliamo questo nostro diritto ogni volta che ne sentiamo il bisogno e ci sentiamo defraudati da chi ritiene l'onestà un vezzo fuori moda.

 

–          Il secondo è ritenere che certe cose possano accadere solo a “Roma”:  guardiamoci intorno ed osserviamo con attenzione. Se è vero che accadimenti tanto eclatanti, per ora, vengono alla luce un po' lontano da noi, non abbassiamo la guardia, non facciamoci illudere da vestiti di un grigio impeccabile, da camicie sempre immacolate e da sorrisi un po' troppo di circostanza: consiglieri comunali, provinciali e regionali che scontano a piè di lista il caffè preso al bar (con uno stipendio di molte migliaia di euro mensili non possono certo permetterselo!), nomine di amici degli amici nei posti chiave dell'amministrazione, promozioni e gratifiche ben mirate come pagamento di favori ricevuti, personaggi che da sempre amministrano e dirigono società partecipate in quantità, intere famiglie destinate a ruoli di rilevanza istituzionale ed amministrativa, aste pubbliche con vincitori predestinati, sono il preciso sintomo di qualcosa che non va, di aspetti non troppo corretti di una amministrazione, di una consuetudine destinata al conservatorismo di uno stato di fatto, più attenta alla propria posizione che non a quella degli altri.

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Continuiamo a pretendere lo scontrino fiscale al bar e a cercare il cesto dei rifiuti ove riporre il pezzetto di carta che abbiamo in mano e pretendiamo che tutti, ma proprio tutti, intorno a noi, facciano lo stesso e individuiamo chi non si comporta così come nemico, quello della specie peggiore.

(Mauro Magnani)