Imola. Stanco, con il telefonino costantemente attaccato all’orecchio per le ultime disposizioni e per risolvere i problemi dell’ultimo minuto, ma soddisfatto. Augusto Zuffa taglia un ennesimo traguardo nella sua storia imprenditoriale con l'inaugurazione, avvenuta, sabato 13 dicembre in via Sellustra 9, della nuova cantina tecnologicamente avanzata e di un agriturismo sorto sulle mura della vecchia stalla.

Come se non bastasse ecco la notizia che la sua Cantina è stata scelta a rappresentare l’Emilia Romagna nelle eccellenze italiane a Expo 2015.

Ma andiamo con ordine e riprendiamo le tracce si un vecchio articolo dove Zuffa annunciava un nuovo investimento reso possibile grazie a fondi europei gestiti dalla Regione Emilia Romagna tramite il Piano di sviluppo rurale.

 

Eravamo in febbraio e ora a distanza di poco meno di dieci mesi ecco che quell’investimento prende corpo.

“Ciò che presentiamo sabato 13 dicembre nasce dalla volontà di perseguire continuamente la ricerca della qualità in enogastronomia, che per me significa riduzione fino all’eliminazione della chimica. Voglio però essere chiaro. Nella vigna non possiamo non utilizzare prodotti cuprici di copertura come lo zolfo e il rame (che interessano la parte esterna della pianta), mentre possiamo evitare di utilizzare prodotti citotropici,  translaminari e sistemici che penetrano nei tessuti della pianta e che arrivano fino al frutto. Nella nuova cantina, grazie a procedimenti tecnologici avanzati, pratichiamo il controllo della temperatura e dei gas inerti ed evitiamo l’uso dei solfiti utilizzando antiossidanti naturali. Quindi un processo che evita totalmente l’uso della chimica per dare vita ad un vino al 100% organic”.

Il termine inglese “organic” sta per biologico e non è usato a caso da Zuffa, infatti “nella produzione dei nostri vini facciamo riferimento alle norme degli Stati Uniti del National organic program. Per capire occorre dire che mentre in Europa e in Italia per diversi anni c’è stata una controversia sull’uso della parola biologico riferita al vino, tanto che non si faceva riferimento a vini biologici, ma a vini prodotti con uve biologiche, gli Stati Uniti, pur giungendo dopo di noi, hanno di fatto indicato nella legge anche le caratteristiche dei processi per potere definire il vino, appunto, ‘organic’. Attenzione però, chi parla di vino senza solfiti dice una bugia, perché nella fermentazione un minimo di solfiti si autoproducono. Noi avremo una parte della nostra produzione dedicata ai vini senza aggiunta di solfiti per andare incontro a quelle persone, in particolare negli Stati Uniti, in Cina, che vogliono questo tipo di prodotto, mentre una seconda parte produrrà un vino con una lieve aggiunta di solfiti, ciò ci permette anche una differenziazione di prezzi sui due prodotti, pur mantenendosi nel solco del biologico e soprattutto di una qualità comunque elevata”.

 

La nuova cantina nasce per dare continuità ad un percorso dell’azienda ormai storico, ma l’agriturismo?

“Noi vogliamo continuare a diffondere la cultura del vino nei suoi vari aspetti: tradizione, territorio, storia. E partendo dall’assunto, ormai dimostrato a livello internazionale, che il vino può essere anche un ottimo curativo, il legame tra salute e cibo è fondamentale. L’agriturismo diventa, quindi, il luogo dove esaltare questo rapporto con una enogastronomia di qualità. Io sono convinto che ‘curarsi con il cibo’, non sia uno slogan, ma una verità. Una corretta alimentazione e l’utilizzo di prodotti sani sono alla base del nostro stato di salute. Il corpo umano è una macchina perfetta e complessa che va al di là della conoscenza umana, quindi la prevenzione diventa fondamentale per il suo corretto funzionamento. E la prima prevenzione è proprio quella di fare attenzione a cosa mangiamo e cosa beviamo. Bere un buon bicchiere di vino, abbinato a ottimi cibi, è un piacere e lo è ancora di più se sappiamo che ci può fare bene”.

 

Un agriturismo come luogo di cultura?

“L’Italia è conosciuta per l’arte, per la storia, per le sue antichità, nell’agriturismo, nel nostro piccolo, vogliamo diffondere la cultura della nostra enogastronomia e dei suoi prodotti di qualità, siano essi Doc, Dop; Igt. Anche il cibo è arte e sinceramente mi dà molto fastidio quando in giro per il mondo trovo tanti prodotti con i marchi contraffatti spacciati per italiani. Dobbiamo imparare meglio a valorizzare le nostre produzioni nel mondo, solo così possiamo ridurre le contraffazioni e dare una mano al rilancio di una parte della nostra economia. La produzione enogastronomica basata sui prodotti Doc, Igt, Dop non può esser decentrata, se si crea una maggiore richiesta necessariamente essa traina lavoro nelle terre di origine dei prodotti. I miei clienti cinesi si fidano di più dei prodotti italiani che proponiamo noi che di quelli della filiera interna, quindi è chiaro che i mercati esistono, ma occorre intercettarli e coltivarli.  L’alimentare è rimasto uno dei settori sul quale veramente possiamo competere a livello mondiale, attenzione a non perderlo come è capitato con altri settori”.

 

A quale clientela guarda l’agriturismo?

“L’agriturismo diventa una opportunità per tanti clienti internazionali che per i loro meeting preferiscono una location come questa ai tanti alberghi simili tra loro. Noi offriamo una sala convegni perfettamente attrezzata con le tecnologie più avanzate, dei coffee break a base di prodotti tipici, poi possiamo proporre degli educational tour in azienda e nelle nostre vigne con tanto di degustazione, per poi finire con una cena di gala a base di prodotti biologici negli ambienti ristrutturati della vecchia stalla. Un modo per fargli cogliere fino in fondo la vera essenza dell’italianità. Nello stesso tempo però lo sguardo è anche al territorio. Inizialmente potremo ospitare gruppi su prenotazione, per ottimizzare il servizio e garantire la maggiore qualità al costo migliore possibile, decidendo assieme ai clienti il tipo di cucina che vogliono gustare”.

 

Queste parole assieme alla qualità dei prodotti e alla capacità di guardare sempre avanti spiegano perché la Regione ha scelto Zuffa per rappresentare l’Emilia Romagna nelle eccellenze italiane a Expo 2015.

“Per noi è un onore a maggior ragione se si pensa che l’Emilia Romagna è la regione più avanzata nel mondo per quanto riguarda il settore agricolo, prima del sud della Francia e della Napo Valley californiana, che sta avanzando a ritmi impressionanti. Siamo all’avanguardia per conoscenze, tipi di produzione, competenze, professionalità e ricerca.  E’ importante continuare ad investire perché il mondo che ci è dietro avanza velocemente e perdere ciò che si è conquistato sarebbe imperdonabile.  L’Expo sarà per noi un’occasione importante per presentare ciò che siamo, proporre degustazioni e fare conoscere i nostri prodotti.  Nella settimana clou sarò a Milano anch’io per organizzare presentazioni e convegni”.

 

Già all’edizione 2010 di Shanghai l’azienda vinse il premio Tradizione con un vino Sangiovese. Ora per Milano 2015 “abbiamo pensato ad un vino speciale grazie ad una collaborazione con Antonio Monti, direttore scientifico di Mare termale bolognese. Monti da tempo ha individuato ciò che rende il vino nutriente e salutare. Noi abbiamo coltivato con tecniche particolari i terreni e trattato in maniera innovativa le uve in modo da ottenere un vino con le caratteristiche definite da Monti. Così è nato questo Sangiovese Riserva che abbiamo chiamato Vinea Zuffa e che sarà l’Emilia Romagna official wine. Ogni confezione conterrà un cartoncino che racconta la storia e le caratteristiche di questo prodotto perché vogliamo che le persone che lo gusteranno conoscano il lavoro che c’è dietro e capiscano che, se bevuto nelle giuste quantità e nei momenti giusti, il vino non può che fare bene”.

Una ulteriore novità che aiuta a capire, come se non bastasse il resto, chi è Augusto Zuffa e a spiegare il perché dei tanti successi raccolti in giro per il mondo con la certezza che l’ultimo… non sarà mai davvero l’ultimo.

(Valerio Zanotti)