Imola. Uno sciopero generale riuscito solamente a metà. In piazza Matteotti in gran parte rossa per le bandiere e i palloncini della Cgil e con un enorme striscione “Art 18-Giù le mani”, verso le 10.30 del 12 dicembre, c’erano circa 350 persone per l’astensione dal lavoro proclamata dal sindacato della Camusso e dalla Uil (assente la Cisl) contro i provvedimenti del Governo Renzi, in particolare sul Jobs Act e sulla Legge di Stabilità. E nelle aziende, a parte quelle più in crisi, l’adesione spesso non ha raggiunto picchi significativi.

Dal palco, il segretario della Camera del lavoro Paolo Stefani ha tuonato pesantemente contro le politiche del governo che tolgono diritti conquistati a fatica dai lavoratori. Poi, Stefani si è soffermato sulla situazione dell’Imolese: “Nel circondario la disoccupazione ha ormai superato le 13.500 persone ed è destinata a crescere nei prossimi mesi nel 2014 che si conclude abbiamo avuto 321 aziende in crisi con 5.300 lavoratori in cassa integrazione con la riduzione dello stipendio. Il calo produttivo di molte imprese sta segnando un futuro nero in un territorio che fino a poco tempo fa si considerava un'isola felice e anche la cooperazione è entrata in crisi e sappiamo quanto è importante per il circondario in termini di occupazione diretta e indotto. C'è un'intera filiera legata alle costruzioni che si sta riorganizzando molto al di sotto del 50% della produzione per reggere il mercato, e questo va ancora bene se non siamo di fronte a chiusure. L'unico manifatturiero che è ancora in grado di resistere è quello legato alla meccatronica e alle esportazioni ma servono urgentemente delle politiche di rilancio che guardino avanti per consolidare i mercati. Ma sulla cooperazione dobbiamo dirci qualcosa di più: non possiamo assistere a questo massacro mediatico perché, come in tutte le cose, c'é una cooperazione buona e una cattiva e non mi riferisco agli utili. I disoccupati si univano e si uniscono ancora per creare lavoro, per costruire un modello solidale e mutualistico dove la partecipazione è al centro di tutto il processo anche culturale che  segue questa esperienza, fin dall'inizio e non è un caso se la gran parte delle cooperative sono nate da periodi di crisi anche molto profondi ed è un modello che non ha nulla a che fare con alcune recenti vicende al livello nazionale o locale, in cui le responsabilità scivolano tra i soci, la dirigenza e i consigli di amministrazione. Certo ognuno ha il suo peso e le sue responsabilità ma le decisioni vanno sempre prese  insieme e se in qualche caso sono stati fatti degli illeciti è giusto che paghino i colpevoli ma non può pagare tutto il movimento, non possono pagare il prezzo le tante cooperative sane che per fortuna ci sono non bisogna mai dimenticare che il significato della responsabilità sociale dell'impresa quando parliamo di una cooperativa è un valore molto più profondo perché coinvolge un’intera collettività e se negli anni questi valori si sono smarriti o anche solo annacquati bisogna riconoscere l'errore e recuperare in fretta il terreno perduto”.

Ecco nel dettaglio alcuni dati sull’adesione allo sciopero forniti dalla Cgil: metalmeccanica: cooperazione 45%, Hydrocontrol 90%, Mecavit 90%, Site 95%, Nuova Cognetex 70%, Elca 100%, Defranceschi 90%; chimici: Hera Imola 65%, Coop Ceramica 30%, Wegaplast 50%, Irce 30%; edilizia e legno: Ilpo 100%, 3Elle 95%, Wienberger 45%; commercio: Camst 40%, Coop Adriatica 50%; trasporti, Arcese 90%; poste 45%; agricoltura: Cofri Ortolani 40% Cims 80%, Cti 100%; scuola: 15%; funzione pubblica: Centri Diurni 100%, Comune Castel San Pietro 30%, Comune Imola 35%, strutture residenziali 100%.