Imola. Nel 2014, nel territorio del circondario, sono stati circa una novantina i bambini dati in affido dall’Asp perché la famiglia originale viveva un disagio sociale o, a volte, si trovava senza una rete familiare in grado di aiutarla.

“I numeri di quest’anno sono in linea con quelli degli ultimi anni, l’80% italiani e il 20% stranieri – spiega la presidente dell’Asp Gigliola Poli – e il servizio è cominciato circa una decina di anni fa. Si tratta di famiglie inviate a noi dal giudice del tribunale minorile oppure che manifestano le loro difficoltà ai nostri assistenti sociali i quali valutano di cosa hanno bisogno. Chiaramente, più i bambini sono piccoli più si tende ad affidarli a famiglie, ma anche ragazzi di 10-16 anni possono avere bisogno di aiuto. Le famiglie affidatarie, conviventi o persone sole (questi ultimi in genere a part-time) devono seguire obbligatoriamente un corso. Il nostro obiettivo per il 2015 è quello di costituire un’associazione delle famiglie affidatarie”.

L’accoglienza prestata con l’affido può essere di vario tipo: dal sostegno alla famiglia naturale mediante l’ospitalità del minore per un numero limitato di ore o di giorni alla settimana, come integrazione e supporto di limitate risorse parentali, fino all'inserimento del bambino nel proprio nucleo a tempo pieno per un periodo definito ed in sostituzione delle famiglie d'origine.

Dal punto di vista umano, si tratta comunque sempre di esperienze emotivamente molto importanti, complesse e cariche di diversi significati per tutti i suoi protagonisti. Una mamma che sta vivendo un’esperienza di affido, esprime così la sua esperienza di genitore affidatario: “Essere genitore affidatario è un’ottima palestra di vita… ti porta a farti domande continuamente, ad ascoltare e ad ascoltarti…Impari a trovare un nuovo significato al termine “amore”, il tuo significato…Essere genitore affidatario vuol dire sperimentare amore e impegno per un bambino che non è tuo, ma che senti tuo, che un giorno rientrerà a casa… con tutti i timori che questa cosa comporta, ma impari a vederla in positivo per te e per il bambino… Capisci che il tuo compito è crescere quel bambino che senti tuo, anche se non lo è, nel miglior modo possibile, renderlo forte e dotarlo di strumenti per affrontare il più serenamente possibile un futuro incerto… in cui c’è il rischio che si senta strattonato e dilaniato fra l’amore per le due famiglie che ha…Penso che l’essenza della mia esperienza di affido si possa riassumere in una riga, come sostiene Tich Nath Than: amare vuol dire volere bene agli altri per quello di cui loro hanno bisogno“.

L’affido è un’esperienza che tante persone possono decidere di vivere. Può accogliere un bambino in affido, infatti, una coppia sia sposata che convivente, con figli o senza, un single, un familiare entro il quarto grado. Per diventare adulti accoglienti occorre frequentare  un corso formativo informativo sull’affido e successivamente un percorso di conoscenza e approfondimento personale e/o di coppia per meglio comprenderne le potenzialità umane di accoglienza.

Se si è interessati a dare la propria disponibilità, sia come famiglia che come singolo, si può telefonare o recarsi presso ogni sede di sportello sociale dell’Asp (Castel San Pietro, Imola, Medicina) lasciando  il proprio nominativo ed un recapito. Si verrà contattati da un membro dell’équipe per un primo colloquio di conoscenza e di orientamento sull’affido.

L'equipe affido, composta da assistente sociale, psicologo ed educatore, valuta la forma di affido e la risorsa più adeguata ai bisogni del bambino e della famiglia in difficoltà. Modalità e tempi vengono strutturati in un progetto di affido, condiviso con la famiglia d’origine e la famiglia o il singolo che si occuperà del bambino. E' compito dell'équipe anche promuovere l’affido, formare le famiglie affidatarie e  supportarle durante il periodo di accoglienza del bambino. Oltre ai contatti che gli affidatari tengono con l’assistente sociale di riferimento del minore, l’équipe affido organizza mensilmente incontri di gruppo rivolti alle famiglie a ai singoli  affidatari.

Tale attività ha l’obiettivo di fare conoscere e confrontare tra loro le persone che vivono l’esperienza dell’affido per  condividere i bisogni, le  impressioni, l’emotività, i turbamenti, le gioie ecc. e  supportarsi a vicenda attraverso lo scambio delle esperienze. Il gruppo è condotto da una psicologa e da un’educatrice con l’obiettivo di raccogliere e valorizzare  i bisogni dei diversi componenti e di facilitare l’espressione dei singoli.

Attraverso la reciproca conoscenza di coloro che sostengono l’affido, si desidera promuovere anche la  loro socializzazione anche con modalità che potranno giungere a una strutturazione  più definita affinché l’affido non rimanga la singola esperienza  vissuta in famiglia ma possa evolversi in una struttura familiare condivisibile anche con altri. Oltre agli incontri mensili di confronto, si organizzano momenti formativi con la partecipazioni di esperti giuridici, di neuropsichiatria infantile, o altre persone  competenti sull'argomento. Nel 2015 si sperimenterà una forma di sostegno di gruppo per i bambini che vivono l’esperienza dell’affidamento: un contesto in cui l’ascolto dei bambini e del loro punto di vista possa approfondire i vissuti e le esperienze dell’affido analizzandone le problematicità e sostenendo la ricerca attiva di soluzioni.