Ravenna.Il problema per alcuni non è tanto la voglia di investire denaro nella salute dell’animale domestico quanto lo scoglio delle disponibilità effettive  che può frenare questo intento. Prendiamo un pensionato solo, ed il suo gatto. Micio inizia a stare male. Il veterinario non riesce a capire di cosa si tratta e quindi prescrive una visita specialistica di tipo neurologico ed una risonanza magnetica.  Per una media totale, veterinario e spese di trasporto verso le cliniche che riescono ad offrire entrambi i servizi esclusi, di quasi un migliaio di euro. Troppi, decisamente troppi. Quale soluzione resta allora per il pensionato che di euro al mese ne percepisce 7-800-900? Non lo scriviamo, lo lasciamo intuire.

Per gli anziani soli l’animale domestico rappresenta un affetto spesso irrinunciabile. Non c’è bisogno di arrivare a questo tipo di esempi, così estremi, per esemplificare il problema, legato agli altri costi delle prestazioni veterinarie che, nel nostro paese, difficilmente riescono ad essere abbattuti dall’accensione di polizze assicurative. Da quando il Decreto Bersani nel suo “pacchetto liberalizzazioni” del 2006  ha abolito la tariffa minima per i professionisti, con possibilità del cliente di negoziare la parcella, anche le prestazioni veterinarie, dalle visite agli esami, sono contrattabili e quindi esposte alle leggi di mercato. Il rilascio del preventivo è addirittura obbligatorio. Esistono ancora dei tariffari indicativi come quelli emessi dall’ANMVI, l’Associazione Nazionale Medici Veterinari Italia, federazione senza scopi di lucro con l’obiettivo di incentivare ed avviare numerosi progetti per tutelare al meglio la professione veterinaria.

La loro esistenza è di puro riferimento, nulla di vincolante. La forbice fra il minimo ed il massimo, comunque inseriti, è in alcuni casi veramente ampia. Nel tariffario aggiornato circa ad un anno fa ad esempio, una risonanza magnetica comprensiva del costo del mezzo di contrasto varia da un minimo di poco più 290 euro ad un massimo di oltre 1.600 euro. “Lo studio è puramente indicativo e credo non venga preso particolarmente in considerazione dai professionisti – precisa Sabina Pizzamiglio – responsabile della comunicazione dell’Anmvi. “La liberalizzazione non necessariamente ha influito sulla qualità delle prestazioni. I professionisti possono ad esempio sfruttare la possibilità di decidere in autonomia il proprio onorario, anche lavorando sottocosto, per promuovere la loro attività e farsi conoscere. Lo studio che aggiorniamo ogni anno all’Istat ed è stato approvato dal Consiglio Superiore della Sanità, può divenire un riferimento ipotetico per i giudici nelle cause improntate sul litigio fra veterinario e cliente per le tariffe e per le Pubbliche Amministrazioni quando si tratta di affidare appalti legati a determinati servizi  come la sterilizzazione degli animali”.

La forbice fra gli onorari è dovuta dalla considerazione che per offrire una prestazione di qualità è necessaria una base minima di strumenti e dotazioni dalla quale non si deve prescindere e che può essere ovviamente ampliata. Inoltre, ad incidere sull’importo degli onorari, c’è anche la dimensione dell’animale. Sicuramente è molto più complicato fare una ecografia ad un cane di razza Terranova, piuttosto che ad un micio comune.

Qualche tariffa
Tornando alle tariffe, il quadro è davvero complesso. Dal tariffario Anmvi una visita ordinaria unica o prima presso la struttura veterinaria varia da circa 20 euro a quasi 135. Quelle a domicilio da un minimo di 30 ad un massimo di oltre 220.
Le iniezioni intradermica possono variare da quasi 4 a quasi 40 euro mentre i semplici prelievi di sangue dai quasi 6 agli oltre 92 euro, esami a parte. Quello delle urine solitamente non supera di 10 euro mentre altri si spostano in una forbice compreso fra 10 e 100 euro.
Passiamo ad altre voci più significative. Le ecografie, come quelle addominali e toraciche possono essere pagate dai 48 ai quasi 300 euro, un elettrocardiogramma varia da quasi 50 a 288 euro, una tac da 290 a oltre 1.600 euro, valore che si propone anche per la risonanza magnetica con liquido di contrasto incluso.
Se poi affrontiamo il campo della chirurgia, allora le cifre svettano e raggiungono le migliaia di euro. L’asportazione di un tumore nella parte media del torace può costare anche più di 5.000 euro. Un intervento per l’inserimento della valvola mitralica supera i 10.000 euro.
Cifre più modeste si sostengono per la sterilizzazione degli animali. Quella di un cane maschio si aggira sui 100 euro mentre quella dei gatti maschi sui 70. Per le femmine di entrambe le categorie, le tariffe stabilite per tipologia di intervento diviso fra la rimozione delle ovaie o delle ovaie insieme all’utero variano da 180 a 220 per le cagne e da 120 a 160 per le gatte.

Qualche indagine di mercato
Simuliamo, ma fino ad un certo punto perchè il caso è vero, l’esigenza di un micio che ad un certo punto non cammina più normalmente ma inizia a sbandare e a cadere da un lato. Nel frattempo ha perso l’abitudine al gioco, è depresso, ha le pupille dilatate anche di giorno e inizia a sentire l’esigenza di ripararsi nei luoghi appartati della casa.
Il primo step è ovviamente la visita dal veterinario di famiglia che per 30 euro diagnostica un possibile avvelenamento a rilascio graduale. E così inizia la terapia di cortisone e altri medicinali che porta vantaggi. Poi la terapia finisce ed il micio torna come prima.
Qui scatta il primo campanello di allarme. Probabilmente si tratta di un problema di natura neurologica e così si richiede una visita specialistica alla clinica veterinaria dell’Università di Bologna per 120 euro di compenso. Nel frattempo vengono fatti esami del sangue e somministrata la terapia con relativi costi.
Una seconda visita allo stesso prezzo porta a decidere per un approfondimento possibile soltanto tramite una Risonanza Magnetica e relativa anestesia alla Clinica Portoni Rossi nei pressi di Bologna che viene a costare oltre 600 euroLa massa che si riscontra rende necessario un periodo di ricovero presso la clinica veterinaria dell’Università dove il costo al giorno è di 50 euro, spese per medicinali escluse e per un conto finale di oltre 500 euro.
Il gratto torna a casa ma sta di nuovo sta male. Allora viene reindirizzato ad una Clinica specialistica a Monsummano Terme in provincia di Pistoia dove viene ricoverato per un intervento neurochirurgico, unica chance possibile per capire la natura della massa rilevata dalla Risonanza.
In Toscana i prezzi sono diversi. La risonanza viene ripetuta prima dell’intervento per 300 euro mentre il preventivo globale con degenza, intervento e terapie ulteriori lievita a 3.000 euro, Iva compresa, primo dei preventivi a cui seguono degli aggiornamenti per la degenza che risulta più lunga del previsto.
Per non parlare poi dei costi per raggiungere almeno due volte alla settimana l’animale che là ricoverato inizia a soffrire di abbandono.
L’intervento si fa, e serve ad asportare un po’ di tessuto inviato alla clinica veterinaria di Pisa per l’esame istologico che rivela la presenza di un tumore, un meningioma, ma atipico, molto più aggressivo del solito, in grado di invadere anche una delle due bolle timpaniche e scendere giù verso la gola.
Che fare? L’ultima delle chance per salvare l’animale è provare un nuovo intervento per la rimozione almeno nel cervello della massa. Poi però, la risonanza rifatta a circa un mese dal primo intervento, mostra quanto sia aumentata di dimensioni rendendo impossibile rioperare. La clinica ed il chirurgo si comportano da signori e non fanno pagare nulla per il secondo ricovero, la nuova risonanza e la mobilitazione di anestesista ed equipe per un intervento non eseguito.
E il micio torna a casa, ancora senza pelo in testa, rasato per l’intervento, la cicatrice ed una speranza di un mese di vita.

La scelta su chi può seguire la sua degenza cade sulla clinica veterinaria di Russi, che già in passato aveva visto il gatto al costo di normali visite veterinarie.

E così parte un nuovo percorso che prevede continue punture di cortisone, fortunatamente fatte dai proprietari e l’esplorazione di altre possibilità di cura come la radioterapia praticata dal Centro Oncologico Veterinario di Sasso Marconi.

Qui il preventivo spiazza. Il totale richiesto per 13 sedute di radioterapia con anestesia, piano fotoni e altre analisi ammonta a 5.190 euro più Iva al quale vanno aggiunte le eventuali spese di ricovero pari a 30 euro al giorno più il costo di eventuali terapie e della Tac di posizionamento con il rischio di dover inserire nello stomaco dell’animale un catetere per indurlo a mangiare in considerazione delle possibili infiammazioni provocate dalla terapia estremamente debilitante, senza alcuna garanzia sui risultati.

Per tutelare la qualità di vista residua di micio i proprietari lasciano perdere non prima però di pagare la visita (per nulla diversa da quella di un normale veterinario) ed il consulto, ben 100 euro.

Il gatto non demorde e continua a vivere, con qualche controllo a domicilio che costa, cure comprese 50 euro, ed una Tac a dicembre presso la Clinica dell’Orologio sempre nel bolognese per altri oltre 500 euro.

Se fate la somma e pensate che, ad esempio, alla Clinica dell’Orologio le Tac eseguite giornalmente sono una decina in media, vi risulta chiara la dimensione del business. Pensate anche che alcune strutture non disdegnano, su richiesta, pagamenti senza emissione di regolare ricevuta e/o fattura contro il riconoscimento di uno sconto.

Assicurazioni assenti
L’esempio che abbiamo fatto è sicuramente estremo ma realistico e soprattutto inerente al motivo per cui non esistono al momento assicurazioni in grado di coprire spese veterinarie ingenti. Il premio annuale sarebbe troppo alto. Sul mercato quindi si trovano polizze in grado di offrire coperture per disturbi comuni o, nelle versioni più sofisticate, per determinate patologie salvo poi  escludere nelle clausole a parte, proprio quelle razze che sono naturalmente soggette a presentare proprio quelle patologie. E’ un escamotage utilizzato soprattutto per le coperture assicurative rivolte ai cani ma esteso spesso anche ai gatti. Chiedere un preventivo è semplice ma non così tanto trovare delle soluzioni ad hoc. In ogni caso si tratta di polizze che vanno ad integrare quelle legate alla responsabilità civile del capo famiglia. Oltre alla tutela in caso di danni provocati a terzi, infatti, in questi contratti rientrano anche le cure mediche e l’assistenza. Attenzione però, come dicevamo, a limitazioni, franchigie ed esclusioni che ne riducono fortemente i vantaggi. Le franchigie ad esempio, sono normalmente piuttosto alte per evitare che le persone si approfittino dell’assicurazione stipulandola solo ed esclusivamente nel momento in cui sia necessario affrontare un intervento chirurgico di importante entità. In questi casi, le compagnie di assicurazione specializzate, provvedono ad effettuare il pagamento esclusivamente dopo l’intervento dietro presentazione delle fatture e valutando caso per caso l’eventuale risarcibilità stessa.

Conclusione
La situazione quindi è questa: spese elevate, da contrattare, per proteggere la salute di fido e micio, nessuna assicurazione che in realtà possa offrire una valida alternativa. Su facebook esiste una pagina che si chiama “Vogliamo il SSN – Servizio Sanitario Nazionale – per gli animali”, che unisce le voci di quanti credono fermamente che l’aumento degli abbandoni sia dovuto all’impossibilità per alcuni di permettersi le cure degli animali.

Altri fenomeni, ancora più gravi, si verificano proprio in considerazione dell’elevato costo delle cure. Parliamo ovviamente delle eutanasie a volte richieste senza reali necessità. Nella ricerca fra veterinari più o meno consenzienti nell’appoggiare queste scelte che non dovrebbero assolutamente essere avallate da parte dei medici veterinari il cui compito è, come per i dottori destinati al genere umano, di proteggere e salvaguardare la vita, prima o poi questi proprietari finiscono per trovare chi fa per loro. “Ce ne accorgiamo subito quando vediamo gente che non è mai venuta da noi e chiede di sopprimere il proprio animale – spiega uno dei medici veterinari di una clinica del territorio ravennate. “E sempre li mandiamo via”.

Chi spinge verso un sistema più equo è la stessa Anmvi che oltre ad ideare per i cani una polizza speciale modulabile in base alle esigenze sta cercando di convincere il Parlamento europeo a limitare le spese veterinarie in Italia. “Se trovassimo – conclude Sabina Pizzamiglio – da parte del Ministero della Salute la disponibilità ad utilizzare una percentuale dei fondi per il randagismo messi a disposizione delle Regioni per creare un pacchetto di servizi veterinari a prezzo calmierato sarebbe già un inizio”

(Monia Savioli)