Imola. Dopo il grande successo della presentazione alla città del Fablab Imola siamo tornati all'Alberghetti per vedere da vicino i maker al lavoro e cercare di capire qualcosa di più di questa Terza rivoluzione industriale. Ad accoglierci c'era il più giovane tra i soci fondatori, il venticinquenne Riccardo Buldrini, perito industriale che lavora nella modellazione 3D.

 

“Stiamo lavorando a un piccolo progetto – spiega Buldrini – . Stiamo costruendo i pezzi per realizzare una mola da collegare ad un aspirapolvere”. Assemblando i pochi componenti che la macchina ha stampato si ottiene una turbina di un paio di cm di diametro che, una volta sistemata sulla bocca di un aspirapolvere, verrà mossa dall'aria e ruotando velocemente (fino a 60 mila giri) sarà in grado di smerigliare qualsiasi superficie. Il progetto è open source, qualcuno l'ha ideato e l'ha reso pubblico, disponibile a chiunque lo voglia utilizzare, ma anche migliorare, per scopi non commerciali. In rete esistono decine di siti che raccolgono progetti di tutti i tipi, come Thingiverse, Youmagine, Makezine, vere e proprie biblioteche 3.0 a cui ci si collega e gratuitamente si scaricano i file desiderati. Basta poi far arrivare i file alla stampante e l'oggetto di cui si aveva bisogno comparirà in pochi minuti.

 

                                       

 

Non siamo semplicemente davanti a nuovi oggetti da fabbricare, ma ad un nuovo modo di fabbricare gli oggetti. Eccola la Terza rivoluzione industriale. Come un boomerang, il digital manufacturing sta facendo tornare indietro la produzione industriale: dopo anni di delocalizzazione in paesi lontani la fabbricazione materiale di oggetti torna a casa, anzi, visto il cambio di scala a cui si accompagna, si può dire che torni in casa. Il futuro, meglio il presente, non prevede più che, ad esempio, per un componente rotto si debba contattare la casa produttrice che in 5, 10 o 20 giorni lavorativi provvederà a spedire il pezzo di ricambio. Per non parlare di tutti quegli oggetti che la follia dell'usa&getta ha reso più conveniente gettare e ricomprare piuttosto che riparare. Basterà cercare in rete il file contenente le istruzioni per generare il pezzo desiderato e la stampante di casa lo ricreerà in pochi minuti. Riccardo mi mostra un ingranaggio della stampante con cui sta lavorando “questo ad esempio l'abbiamo stampato noi quattro anni fa e funziona ancora perfettamente”.

 

I materiali che si possono utilizzare nelle stampanti 3D sono per lo più plastiche che hanno il doppio vantaggio di essere molto resistenti e piuttosto economiche. “Qui nel laboratorio usiamo molto il PLA, che è una plastica biodegradabile, ce ne sono di diversi tipi, più resistenti, più flessibili, ce n'è una che è molto simile al legno. Poi il Nylon, l'ABS… – continua Riccardo – . Abbiamo scaricato un progetto pensato dal fablab del Politecnico di Milano: una siringa simile a quelle usata dai pasticceri che, una volta montata sulla nostra stampante, ci darà la possibilità di stampare usando la cioccolata. Si potranno fare cioccolatini personalizzati, magari usando uno scanner 3D”.

 

                                     

 

Se fin qui l'esperienza di un fablab può sembrare eccessivamente ludica, occorre ricordare che praticamente tutto può essere costruito in un laboratorio digitale: giocattoli, cioccolatini, ma anche ingranaggi, visori 3D, protesi mediche, unità abitative o addirittura armi da fuoco. Il limite, si sarebbe detto, è l'immaginazione. E con la Rete e le possibilità offerte dall'open source si può contare su di un'immaginazione “partecipata” a cui prendono parte milioni di persone. Il limite si fa davvero fatica a vederlo.

 

Il laboratorio imolese ha il valore aggiunto di essere nato all'interno di una scuola, e può quindi contare da un lato sulla frequentazione degli studenti, con la loro voglia di sperimentare ed il loro entusiasmo, e dall'altro sulla disponibilità dei laboratori dell'istituto coi loro attrezzi e i loro macchinari. L'Alberghetti poi tra le scuole della città è quella che anche storicamente ha il rapporto più stretto con le imprese del territorio. L'idea è quella di continuare su questa linea, con le porte ben aperte a imprenditori e professionisti che “possono venire a tenere corsi per mettere sul campo le proprie competenze, al momento stiamo infatti organizzando corsi di stampa 3D, Arduino, Raspberry e modellazione 3D – spiega Riccardo –, oppure possono venire qui per cercare quelle soluzioni che in azienda non riescono a trovare, lanciando contest e progetti a tema che coinvolgano i maker, per arrivare a soluzioni non convenzionali”. (Leonardo Bettocchi).