Imola. Renato Zangheri ci ha lasciato all'età di 90 anni. Nato a Rimini nel 1925, si trasferisce a Bologna dove frequenta la facoltà di Filosofia dove si laurea nel 1947. La sua carriera accademica inizia come assistente del professor Luigi Dal Pane, storico dell'economia italiana, nato anche lui in Romagna, a Castel Bolognese. Nel 1958 è libero docente e professore incaricato e nel 1962 vince il concorso a cattedra di “Storia economica” nell'Università degli studi di Trieste. Dal 1965 è professore ordinario di storia delle dottrine economiche dell'Università di Bologna.
Gli studi di Renato Zangheri in ambito scientifico si concentrano sulla ricerca delle origini della società contadina in Emilia-Romagna, sulla proprietà terriera, la distribuzione del reddito e la “questione agraria” nello sviluppo precapitalistico.

Nei primi anni cinquanta fece parte della redazione di “Movimento operaio”, rivista di storiografia marxista nata nel 1949, in seguito fu direttore di “Emilia” e di “Studi storici”, rivista dell'Istituto Gramsci.
Nel 1960, dopo il IX congresso, entra a far parte del comitato centrale e della segreteria della Federazione bolognese dove è responsabile della commissione culturale. Nel 1979 al XV congresso nazionale è nominato membro della direzione del partito.
Renato Zangheri è consigliere comunale a Bologna nel 1956. Chiamato in giunta da Giuseppe Dozza, è nominato assessore il 24 luglio 1959. La sua partecipazione alla vita amministrativa della città coincide con la volontà di approfondire e allargare l'ambito e l'attività legata alla sfera culturale del comune.

Il 28 settembre 1959 viene formalmente istituito l'assessorato per le istituzioni culturali cittadine fino a quel momento affidate alla sovrintendenza dell'istruzione. Renato Zangheri è assessore alle istituzioni culturali anche nel mandato successivo dal 1960 al 1964. Dal 1965 all'aprile 1970 è direttore dell'Ente bolognese manifestazioni artistiche.
Viene eletto sindaco il 29 luglio 1970, a seguito dei risultati delle elezioni amministrative del 7 giugno; sostituisce Guido Fanti, primo presidente della Regione Emilia-Romagna. La giunta è composta da undici consiglieri del gruppo due torri, tre del Partito Socialista Italiano e uno del Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria. Vice sindaco è Paolo Babbini, socialista.
Gli anni di Renato Zangheri sindaco sono ricordati per gli avvenimenti tragici che colpiscono duramente la città: la strage del treno “Italicus” del 4 agosto 1974 dove muoiono 12 persone e 44 sono ferite per l'esplosione di una bomba a San Benedetto Val di Sambro; l'uccisione di Francesco Lorusso l'11 marzo 1977 e i fatti seguenti; la strage del 2 agosto 1980, quando alla 10,25 una bomba esplode nella sala d'aspetto della seconda classe della stazione ferroviaria causando 85 morti e 200 feriti.

L'amministrazione Zangheri corrisponde a momenti di profonda trasformazione dell'intervento pubblico in ambito locale. Quegli anni coincidono con un periodo di grande attenzione al tema dei quartieri secondo il modello che rispecchia il massimo decentramento gestionale unito alla crescita dei servizi ad alto livello qualitativo, con una offerta pressoché gratuita per tutti i cittadini. Questa politica comunale, che si avvicina al welfare, avviene grazie ai cambiamenti introdotti da Armando Sarti, assessore al bilancio, che modifica le modalità che avevano garantito lo sviluppo economico negli anni sessanta ricorrendo al disavanzo come l'unica strada possibile per uno sviluppo dei servizi, come di fatto è avvenuto negli anni seguenti. Fino al 1974 infatti, il disavanzo è lo strumento che consente le grandi opere e lo sviluppo di Bologna, anomalo se comparato con la realtà nazionale ed europea.
Dopo il 1977, si avvia una politica di partecipazione rivolta in prima istanza ai giovani, ma anche alle associazione e alle forme di auto-organizzazione della società civile quale espressione di una base che non trova rappresentanza nei partiti tradizionali, per rinnovare i canali di intervento della politica dell'amministrazione.

Zangheri mantiene la carica di sindaco fino al 24 aprile 1983 quando è candidato e poi eletto deputato, capogruppo del Partito comunista in parlamento, fino al 1987. In seguito aderirà al Partito Democratico della Sinistra e ai Democratici di Sinistra.
Dal 1991 torna all'insegnamento universitario, ricoprendo fra 1991 e 1994 la carica di rettore dell'Università di San Marino. Successivamente si dedica alla redazione di un'opera sulla storia del socialismo italiano.
Nel 1998 il Ministero dei Beni culturali lo nomina presidente della Commissione scientifica per la nuova edizione nazionale delle opere di Antonio Gramsci, incarico da cui si è dimesso nel 2000.

Le dichiarazioni
Renato Zangheri è la dimostrazione che la politica può essere nobile – afferma Paola Lanzon, presidente del Consiglio comunale di Imola -. Ci sono vite e storie che lasciano il segno. Persone che lasciano un'eredità così preziosa da trovare in questo una forma di immortalità”.

“Ho avuto il privilegio di essere il suo 'ultimo sindaco' e ne sono fiero. La scomparsa di Renato lascia un vuoto immenso, ma non siamo soli, perché la sua eredità culturale, umana e politica è altrettanto grande – sottolinea il sindaco di Imola, Daniele Manca -. Imola è stata la città in cui una ventina d'anni fa ha scelto di vivere con la moglie Claudia Dall'Osso e il figlio Renatino . La sua presenza è stata attiva e propositiva; finché la salute glielo ha permesso ha continuato a dedicarsi agli studi di politica e di economia. Alla sua intuizione si deve la nascita di un Osservatorio di studi sul governo locale, che ha coinvolto per alcuni anni molti Comuni e Province della nostra regione, inoltre è stato Presidente del Comitato per le celebrazioni del centenario della morte di Andrea Costa e ha tenuto la commemorazione ufficiale il 26 febbraio 2010, alla presenza dell'allora Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, suo fraterno amico. Gli devo molto e gli sono profondamente riconoscente per avere avuto la possibilità di conoscerlo bene e di poter attingere in tante occasioni alla sua profonda conoscenza della storia politica ed economica del nostro paese – aggiunge il sindaco -. Aveva una personalità forte, formata dalle intense esperienze che aveva vissuto da professore universitario, da sindaco di Bologna in modo particolare (penso alla tragedia della strage di Bologna e alla fermezza che dimostrò in quella circostanza), negli anni da parlamentare. Possedeva, inoltre, una cultura personale vastissima, che però sapeva porgere con modestia e signorilità, doti che lo rendevano ancora più autorevole e degno di rispetto, un rispetto che lui per primo riservava ai suoi interlocutori».
Manca dedica infine un pensiero alla moglie e al figlio: “Abbraccio forte Claudia e Renatino in questo momento tristissimo e so che tutti gli imolesi sono loro particolarmente vicini. Saremo al loro fianco per scegliere le iniziative più adatte a ricordare la figura di Renato Zangheri e a valorizzare nel migliore dei modi il patrimonio di studi e di ideali che ci ha lasciato”.